Testi/ Assemblea Comitato Ottantesimo della Liberazione

Testi degli interventi svolti nell’Assemblea Comitato Ottantesimo della Liberazione il 31 gennaio 2025 a cura di alliev3 della Scuola Castellini, impegnati in uno stage al circolo Arci ecoinformazioni di Como. I testi NON RIVISTI DAGLI AUTOR3 sono stati ottenuti da trascrizioni automatiche e migliorate con intelligenza artificiale. I numeri alla fine dei titoli si riferisco ai video pubblicati nel canale youtube di ecoinformazioni. Qui si trova la playlist dei video.

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Allora, il primo intervento è naturalmente del nostro presidente, Sergio Simone, che farà l’introduzione a questa serata.

Buonasera a tutti, grazie per essere intervenuti a questa riunione. Ringrazio l’amministrazione provinciale, Valerio Perroni, che ci ospita. È meglio parlare da seduti, con il microfono davanti. Mi sentite tutti?

Innanzitutto, devo scusarmi per l’assenza della compagna onorevole Chiara Braga, che non può essere presente perché si trova in Albania, dove sta presidendo un rifugio organizzato dal governo italiano. Anche Mauro Guer, per impegni nel suo territorio, non ha potuto partecipare.

Prima di dare la parola a Renato Tettamanti, che illustrerà il lavoro che abbiamo svolto e quello che abbiamo in programma, e a Fabio Cani, che ci parlerà della mostra sul monumento alla Resistenza Europea, vorrei dire soltanto due cose e fare alcune considerazioni a proposito di questo convegno. Scusate se leggo, ma non fidandomi della mia capacità di sintesi, ho preferito scrivere per essere più chiaro.

Certamente, ci saranno in Italia importanti eventi per celebrare degnamente l’anniversario della Liberazione, e noi non vogliamo essere da meno. Considerando che il fascismo è finito proprio qui, in questo territorio, dove operava la Brigata Garibaldi, la 520ª Brigata Garibaldi Luigi Clevcov, che ha come capoluogo la nostra provincia, dove abbiamo realizzato il monumento alla Resistenza Europea, una città che si vuole messaggera di pace, questo territorio ha il dovere di celebrare l’anniversario della Liberazione con eventi molto significativi e impegnativi.

Questa celebrazione, secondo noi, deve avere un significato particolare, data la situazione storica e politica in cui viviamo. È un’era in cui le disuguaglianze hanno raggiunto livelli insostenibili, le guerre stanno insanguinando il mondo e ormai bussano anche alle nostre porte. Il clima politico non è dei migliori, e malgrado gli sforzi e i moniti del nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo scontro prevale sul confronto, gli slogan sostituiscono il dibattito sul merito delle tante questioni aperte. Per non parlare poi dello scontro tra i poteri dello Stato, un scontro che considero sbagliato sia nel metodo che nei contenuti e che mette a dura prova la nostra democrazia e la fiducia del popolo italiano nelle istituzioni.

Il senso dello Stato e delle istituzioni deve tornare a essere al centro di ogni azione politica, ma questo non è soltanto un’esigenza italiana. Non c’è nulla che accada in Italia che non sia legato a ciò che accade in Europa. La crisi europea è evidente e preoccupante, e ci pone fuori dal processo geopolitico che sta sconvolgendo il mondo. La globalizzazione non ha mutato solo i rapporti di produzione, ma anche i soggetti che fanno parte della dialettica storica tra capitale e lavoro. Questo è anche il risultato dei ritardi accumulati nella costruzione delle istituzioni europee, che non sono in grado di governare i processi economici e sociali.

Le buone intenzioni del Manifesto di Ventotene, ben sintetizzate da quella meravigliosa prefazione scritta da Eugenio Colorni, ucciso il 30 maggio 1944 dai nazifascisti, sono rimaste sulla carta, una carta che tutti citano ma che pochi cercano davvero di realizzare. Da anni ormai le oligarchie finanziarie chiedono e ottengono modifiche istituzionali e costituzionali, cercando di trasformarle in istituzioni congeniali ai loro interessi. Oggi, anche le cosiddette oligarchie dell’intelligenza artificiale stanno andando oltre e mirano a conquistare il potere politico. Il caso Musk è emblematico. Non ci sfuggono le manipolazioni, talvolta riuscite, che avvengono in paesi di antica democrazia. Ci si deve domandare se, a questo passo, ci saranno ancora delle elezioni libere.

Di fronte a tutto ciò, quelle che una volta chiamavamo “le masse” si allontanano dalla politica. Ognuno si ritira nel proprio privato e l’individualismo prevale sul collettivo. A lungo andare, l’individualismo sfocia nell’indifferenza. Antonio Gramsci, il 1° febbraio 1917, sul numero unico della “Città Futura”, tra tanti articoli, tra cui quelli di Saldem e Benedetto Croce, scriveva: “L’indifferenza è il punto di morte della storia”. Purtroppo, tuttavia, aggiungeva che l’indifferenza agisce nella storia, opera passivamente ma opera, perché nel silenzio del popolo poche mani tessono la tela della vita.

Ecco perché la celebrazione di quest’anno è importante. Oltre a ricordare la storia eroica della Resistenza, che è molto importante, dobbiamo dare un seguito a questa storia. Scriveva Pier Amato Perretta che “questa tremenda esperienza avrà giovato a qualcosa, ma si impone una rieducazione profonda e costante, altrimenti neppure questa lezione servirà”. Noi pensiamo che bisogna coinvolgere innanzitutto le scuole e le amministrazioni comunali. Le scuole, perché sono l’unica istituzione dedicata all’educazione e alla formazione. È nella scuola che i problemi vengono affrontati in una dimensione collettiva, e in essa si esce dall’individualismo per entrare nel collettivo. I comuni, e i sindaci in particolare, sono importanti, perché il comune è la dimensione istituzionale in cui il cittadino trova il primo rapporto con le istituzioni e, quindi, con la politica.

Manderemo nelle scuole le copie di due discorsi. Il discorso dell’avvocato Spallino, sindaco di Covo, che tenne all’inaugurazione del Monumento alla Resistenza, e, soprattutto, ciò che si vuole trasmettere ai giovani: i valori che spinsero tanti uomini e donne a dare la propria vita per la libertà e la democrazia. Spallino diceva che vogliamo spronare alla “genialità della pace”, che sta nella conoscenza delle cause delle guerre, nell’intelligenza delle vie che consentono di prevenirle e rimuoverle. Un pensiero valido più che mai oggi, quando dobbiamo chiederci quali sono le ragioni di queste guerre. Fanno bene i popoli a protestare per la pace, ma occorre anche chiedere a gran voce che vengano rimosse le ragioni della guerra, che sono spesso di carattere economico. A questo proposito, Spallino faceva riferimento ai benefici dell’economia mista. Questo è rilevante soprattutto oggi, poiché si parla troppo di come distribuire la ricchezza, ma non ci si accorge che essa sta diminuendo, poiché cresce la disuguaglianza tra accumulazione e distribuzione. Se l’economia non ha finalità sociali, il processo di accumulazione e decentralizzazione provoca danni e alla fine scaturisce in guerre.

Infine, Spallino parlava anche del problema dell’Europa, dicendo: “Smettiamola di inseguirla, ma facciamola”. Manderemo nelle scuole anche il discorso che Piero Calamandrei pronunciò il 26 gennaio 1955 ad un gruppo di studenti, nel quale non solo evidenziava i valori della storia e gli obiettivi contenuti nella Costituzione, ma metteva in evidenza due concetti fondamentali. Parto dal secondo: con una storiella, non so se la conoscete, ma possiamo raccontarla, che evidenzia l’importanza della politica e della partecipazione alla politica di tutto il popolo. Il primo concetto, molto importante, riguarda il valore della Resistenza. Calamandrei diceva: “Se volete andare in pellegrinaggio nei luoghi dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati e nei campi dove furono impiccati. Ovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità. Andate, giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra Costituzione”.

Ecco, io credo che queste due lettere, se portate a conoscenza della gioventù, probabilmente avranno qualche effetto positivo.

A questo punto, do la parola a Renato Tettamanti, che ci dirà a che punto siamo e dove dobbiamo arrivare.

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Inizierò cercando di fare un riepilogo delle attività che abbiamo messo in cantiere e che cercheremo di realizzare, lasciando poi la parola ad altri, tra cui voi che avete partecipato e aderito, per raccontare anche altre esperienze che si stanno pensando nei territori o nei comuni.

Partirei dal logo del nostro comitato. Ci siamo dotati di un logo, che è quello che vedete. Iniziamo dalle questioni burocratiche, non perché siano la cosa più importante, ma anche loro hanno la loro rilevanza. Questo logo, infatti, chiediamo che venga utilizzato in tutte le iniziative che verranno organizzate nel corso di quest’anno, insieme ai loghi degli enti organizzatori. Questo per dare un carattere di unità, per trasmettere il senso di una gestione condivisa che coinvolge l’insieme del nostro territorio e le forze che vi hanno aderito.

Abbiamo anche creato una mail, dalla quale abbiamo inviato gli inviti per questa riunione, e che sarà il principale strumento di comunicazione con il gruppo ristretto che coordina questa iniziativa del comitato. Inoltre, grazie all’aiuto di due giovani, Mattea Frigerio e Lucas Radice, abbiamo realizzato una pagina Facebook, che serve per tenere aggiornati tutti sulle iniziative che stiamo portando avanti. Infine, abbiamo aperto un conto corrente dedicato, presso la Banca Popolare di Sondrio, grazie al supporto di AMPI. Lo utilizzeremo per raccogliere i fondi necessari a sostenere la nostra iniziativa, in particolare la mostra sul monumento alla Resistenza Europea. Già possiamo dire che il 50% di questo costo sarà coperto dal Comune di Como, ma ci sono anche altre richieste in corso alla Fondazione Cariplo e alla Camera di Commercio di Como, che speriamo coprano l’altra metà. Ovviamente, accettiamo anche altre donazioni, come detto in precedenza.

Le iniziative non partono oggi, sono già in corso da tempo. Anzi, ci sono attività che si sono svolte nel corso dell’anno, come si può vedere in questa diapositiva, che raccoglie alcune delle iniziative che abbiamo realizzato finora. La prima risale al 15 novembre dell’anno scorso, quando abbiamo dato vita al comitato per l’80° anniversario della Liberazione, ricordando Pier Amato Perretta. Poi, a seguire, abbiamo commemorato la Battaglia di Tre Mezzina, i Martiri di Cima di Caronti, e, infine, la settimana scorsa, abbiamo ricordato Pigi, Cantalupi e Ballerini. Queste sono solo alcune delle iniziative, e continueremo a organizzarne altre nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

Per quanto riguarda l’iniziativa sulla memoria, abbiamo cercato di coordinare le attività con gli aderenti al comitato, mettendo insieme le varie iniziative che si stanno sviluppando nei territori, per dare un carattere unitario e condiviso alle celebrazioni. A tal proposito, vorrei citare l’iniziativa dei familiari di Luigi Ballerini, che ci hanno stimolato a fare il punto su quella vicenda. Fabio Cani sta coordinando un lavoro su questo tema, e questo porterà a una prima pubblicazione che vogliamo realizzare nel corso dell’anno. Come già detto da Sergio nella sua introduzione, l’iniziativa nelle scuole è il cuore delle attività che vogliamo promuovere. Già abbiamo sollecitato le due principali istituzioni locali, l’amministrazione provinciale e il comune di Como, per organizzare un incontro con i dirigenti scolastici, così da dare il giusto rilievo a queste iniziative. Per le scuole superiori, che fanno riferimento all’amministrazione provinciale, ci sono già stati incontri positivi e ulteriori sono previsti. Inoltre, stiamo anche dialogando con l’Università dell’Insubria per mettere in campo altre iniziative.

Passando alla mostra sul Monumento alla Resistenza Europea, che rappresenta un punto focale della nostra iniziativa, vi posso dire che le date di inaugurazione saranno dal 24 aprile al 2 giugno, e la mostra si terrà presso lo Spazio Natta, in via Natta. Durante l’inaugurazione, stiamo pensando anche a un convegno sulla storia della Resistenza Europea, che sta già prendendo forma. Roberta Ciroli, la direttrice dell’Istituto di Storia, ci illustrerà nei prossimi giorni i dettagli di questa iniziativa.

Per quanto riguarda il 25 aprile, sappiamo quanto questa giornata sia importante, e ci stiamo preparando al meglio per onorarla. Oltre alle manifestazioni centrali nei comuni, stiamo organizzando anche eventi di carattere più popolare, come concerti e feste, per dare un contributo più ampio a questa commemorazione.

Un altro punto importante riguarda la città di Como come “Città Messaggera di Pace”. Nel corso degli anni, Como ha partecipato a diverse iniziative internazionali per la pace, e il nostro obiettivo è quello di rilanciare questa tradizione nel corso dell’anno, per sottolineare il ruolo della città e di tutta la provincia in questo campo. Purtroppo, Maurizio Martellini, che avrebbe dovuto essere presente, non ha potuto partecipare a causa di un impegno familiare. Martellini aveva partecipato alla conferenza mondiale dei sindaci per la pace nel 2001, e sarebbe stato un piacere ascoltarlo. Comunque, su questo tema, torneremo più avanti nel corso dell’anno.

Infine, voglio citare una cosa che considero molto importante: una circolare dell’Archivio di Stato che invita a aprire gli archivi relativi alla Resistenza per onorare al meglio gli 80 anni dalla Liberazione. Questa è una proposta che ci sembra molto significativa e che può contribuire a superare le polemiche che ogni tanto emergono su questo tema.

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Prima di cedere la parola a Fabio Cani, volevo aggiungere una cosa, continuando il discorso che ha iniziato il nostro presidente, cioè sull’importanza di incrementare, dove possibile, la collaborazione tra gli enti locali e le scuole.

Vorrei parlarvi del progetto Il cammino della memoria. Di cosa si tratta? È un’iniziativa che coinvolge le scuole del territorio, a cui viene sottoposto un questionario che vi faccio vedere. I bambini devono raccogliere e portare a scuola tutti i ricordi legati al periodo della Seconda Guerra Mondiale che hanno nelle loro famiglie. Lo scopo di questo lavoro è far capire ai bambini che anche loro sono protagonisti della storia, che anche le loro famiglie hanno contribuito alla storia nazionale.

Siamo molto impegnati in questo progetto, che è già stato realizzato in alcuni comuni e che si sta portando avanti anche in altri. Successivamente, ci saranno pubblicazioni e mostre per raccogliere e presentare i risultati di questo lavoro.

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Due parole di introduzione alla mostra, al progetto, per il momento, di mostra sul monumento della Resistenza Europea, ma anche di spiegazione su alcuni altri progetti che stanno andando avanti. Renato Tavanti prima ha citato il libro e la ricerca che stiamo facendo sulle vicende di Luigi Ballerini ed Enrico Cantaluppi. Il plurale non è un plurale maiestatis, ma perché c’è un gruppo che sta lavorando a questa cosa. Anzi, questo è l’elemento, secondo me, particolarmente significativo. È un progetto a cui teniamo molto, concepito in modo, se vogliamo, banalmente diverso. Mi verrebbe da dire che la scelta, fin dall’inizio, è stata quella di calare le vicende di questi due giovani partigiani (ma quasi tutti i partigiani erano giovani, ed è sempre utile ricordarlo, perché questa è una delle caratteristiche fondamentali della lotta di liberazione in Italia, ma non solo) nei contesti concentrici che loro hanno attraversato: le loro famiglie, i loro paesi, il nostro territorio. Questa è una caratteristica fondamentale, non solo di costruire le singole vicende, ma riuscire a costruire un contesto – passatemi il termine – di comunità. E in questo modo stiamo lavorando. Su questo progetto è coinvolta, sia attraverso alcune persone, sia la comunità di Albate, che all’epoca era un comune autonomo e che continua a essere molto considerato.

Il modo di procedere in questa operazione ha già visto un coinvolgimento a pieno titolo degli archivi, i contenitori della memoria: sia l’archivio dell’Istituto di Storia Contemporanea, da cui siamo partiti, senza alcuna ombra di dubbio; senza quello che è lì conservato, non si sarebbe neanche potuto immaginare questa ricerca; sia, in particolare, l’Archivio di Stato di Como, che resta un territorio da esplorare, perché, nonostante molti di noi lo frequentino da anni, riserva sorprese e scoperte non tanto nei dettagli, ma negli orizzonti. Queste sono le due caratteristiche che noi proponiamo, non tanto come modello, ma come delle piste che forse anche altri possono seguire. Per questo ci mettiamo a disposizione.

Se riuscissimo, accanto a questo progetto, che è già in fase avanzata di realizzazione, avremmo voluto presentarlo in occasione dell’anniversario della morte di Luigi Ballerini ed Enrico Cantaluppi. Poi, all’ultimo momento, abbiamo deciso di prenderci qualche settimana in più per non arrivare di corsa e rischiare di perdere qualche occasione. Quindi, il libro verrà presentato presumibilmente all’inizio di marzo. Però, ecco, se qualcuno volesse mettersi in gioco per costruire o ricostruire altre storie come queste, credo che sarebbe davvero significativo. Perché tutte queste persone, tutti questi giovani, maschi e femmine, ce ne sono davvero a decine, centinaia, potrebbero spiegarci molte cose e, forse, anche insegnarci qualcosa.

Con lo stesso spirito, abbiamo pensato alla mostra sul monumento della Resistenza Europea, di cui nel 2023 abbiamo ricordato il 40° anniversario dell’inaugurazione (28 maggio 1983), e che ci sembra davvero uno dei luoghi in cui ci dovrebbe stare, scusate l’espressione un po’ confusa, ma non riesco a dirla meglio, il genius loci di questo territorio. Perché lì si possono vedere e capire alcune cose, e non a caso lo abbiamo scelto. Ci è venuto spontaneo, per quello che ormai è diventato il logo, che all’inizio non doveva neanche essere un logo, ma una figura. Ma va benissimo così. In esso c’è il monumento in costruzione, uno degli schizzi preliminari di Gianni Colombo, al monumento che, in una certa misura, costruisce anche lo stemma della Repubblica. È ovvio che si tratta di un logo simbolico, ma crediamo che dietro questa stratificazione di simboli ci sia davvero un senso.

Anche questa mostra dovrà essere costruita collettivamente. Da una parte, evidentemente, stiamo lavorando in collaborazione con Como e Milano, con l’Archivio Gianni Colombo. Giorgio Pizzagalli avrà, tra breve, la parola per raccontarci le idee già in corso, ma anche collettivamente con tutte le persone che, in questi 40 anni, hanno contribuito alla storia del monumento e di quella a cui il monumento fa riferimento, e che possono dare il loro contributo. Per noi, la mostra sarà anche l’occasione per riportare all’attenzione della città, del territorio e del pubblico in generale, quella che è stata una storia importante di questo territorio e delle sue istituzioni: l’impegno di Como per la pace. Un impegno che nasce dalla consapevolezza che la lotta di liberazione tendeva non solo alla libertà, ma anche alla pace. Non dobbiamo mai dimenticare che il momento di caduta della lotta di liberazione, cioè il momento in cui si capisce che si è scollinato, che si sta arrivando al risultato, e dall’altra parte il nazifascismo capisce di aver perso, sono gli scioperi del marzo del ’44, quando si sciopera contro il fascismo, ma anche contro la guerra. Questa cosa dobbiamo mettercela in testa. Ed è quella che vorremmo, appunto, attualizzare, ricostruendo la storia e portandola avanti. Questa è una delle idee che mettiamo a disposizione di tutti.

Nel periodo in cui la mostra sarà disponibile al pubblico, con dei materiali davvero straordinari che Como non ha mai visto (qui abbiamo il risultato finale, ma tutto quello che precede non è mai stato visto prima), credo che sia arrivato il momento di condividere. Ecco, quei giorni di apertura vorremmo che diventassero un laboratorio comunitario, per approfondire alcune questioni, farci venire delle idee, lavorare anche in funzione di ciò che verrà subito dopo, come ha detto Renato, nella seconda parte dell’anno. In quella fase, vorremmo approfondire il discorso sulla pace, riavviando il percorso di “Città Messaggera di Pace” che negli ultimi anni ha vissuto una fase un po’ carsica (diciamolo nel modo più elegante possibile). Ma anche in relazione a una straordinaria coincidenza: il conferimento del premio Nobel per la pace all’associazione di Hiroshima e Nagasaki. Questo, per noi, è un’occasione centrale. Siamo a Como, ma non possiamo perderla; dobbiamo perlomeno provarci. Grazie, ora passo la parola a Giorgio.

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Buonasera a tutti, e grazie agli organizzatori per avermi invitato, così ho la possibilità di spiegarvi questa iniziativa che nasce ormai da un paio d’anni. L’intento è far capire al pubblico come Gianni Colombo, partendo da alcune idee, abbia voluto creare il monumento della Resistenza. Gianni Colombo è stato uno dei principali protagonisti della Milano degli anni ’60 e ’70, grazie alla sua arte programmatica e cinetica. Ha vinto diversi premi, tra cui quello della Biennale di Venezia nel 1968, dove ha presentato quattro ambienti contigui che permettevano allo spettatore di entrare all’interno degli spazi, trasformando così lo spettatore in attore. È stata proprio questa caratteristica di rendere partecipi gli spettatori a ciò che lui creava a spingerlo verso l’idea di realizzare un’opera di arte pubblica, che ha portato fino alla creazione del monumento della Resistenza.

Sono il presidente dell’Archivio Gianni Colombo, fondato nel 1993 dopo la morte dell’artista grazie a mio padre, Luciano Pizzagalli, che, da amico e commercialista, ha voluto tramandare tutto ciò che conservava lo studio dell’artista, per permettere di far conoscere al pubblico le sue opere. Negli anni successivi è stato creato il comitato scientifico, diretto da Marco Scotini, che sarà anche il curatore della mostra. Marco è il direttore delle Arti Visive della NABA (Nuova Accademia di Belle Arti), e insieme a lui hanno lavorato artisti come Stefano Boccalini, anche professore alla NABA, e Roberto Casiraghi, Enrico Dusi, che erano assistenti negli anni ‘60 e ‘70. L’archivio, gestito da Corinda De Vecchi, è riuscito a raccogliere e catalogare tutto il materiale iconografico, fotografico e artistico per essere poi utilizzato in eventi come questo.

Da due anni collaboriamo con Fabio e Renato, con cui ci siamo conosciuti, proprio per permettere di aprire il nostro archivio e condividerne il materiale, anche fotografico, per la mostra. La mostra si terrà dal 24 aprile al 2 giugno, nello spazio Natta, e presenterà una selezione di immagini, bozzetti e altro materiale che documenta il percorso per la realizzazione del Monumento della Resistenza, inaugurato il 28 maggio 1983, alla presenza dell’allora presidente Pertini. Mostreremo il lavoro che l’artista ha fatto per arrivare al progetto definitivo, partendo da un primo progetto che doveva essere realizzato sulla diga foranea, che però non fu realizzato a causa di difficoltà con la sovraintendenza. Alla fine, il monumento venne realizzato sulla riva, come oggi lo vediamo. Il progetto si è evoluto nel tempo, con l’aggiunta di scale irregolari e grandi lastre, che sono ancora visibili nel monumento.

Nel corso della mostra, presenteremo anche i bozzetti e i disegni preparatori, che daranno modo al pubblico di comprendere come Gianni Colombo sia arrivato a realizzare questo progetto. Le scale che compongono il monumento nascono dall’opera chiamata “Parestesia” del 1975, in cui le scale nere presentano un’inclinazione variabile, e lo spettatore può percorrerle per capire quale fosse l’intento dell’artista. Gianni Colombo scriveva: “Ho pensato di lavorare più sulle condizioni dello stato di equilibrio, di sensazione e di rapporto con lo spazio dello spettatore, invece di dare forma a uno spettacolo visivo complesso di carattere scenografico. Cercavo la possibilità di inglobare questa sensazione come un fattore emozionale ed espressivo.”

Non voglio svelare troppo, altrimenti perdereste la sorpresa della mostra. Mostreremo anche alcune grafiche, tra cui il logo del comitato, e le foto che documentano lo spazio occupato dal monumento fino all’inaugurazione, con scatti che raccontano la sua costruzione.

Il significato del monumento è profondo: le tre scale ricordano le strade percorse dai deportati nei campi di sterminio nazisti. Le fredde lastre metalliche portano incisi brani delle ultime volontà di condannati a morte provenienti da diverse comunità e nazionalità. La stele, racchiusa in una bacheca, contiene frammenti di pietre provenienti dai campi di concentramento, di sterminio e da Hiroshima, come monito affinché simili errori non si ripetano mai più. Nella didascalia del monumento sono state inserite le parole “ammonimento” e “memoria”, per far riflettere il visitatore sull’orrore della guerra e sul riscatto che i popoli europei, che lottarono nella Resistenza, sono riusciti a ottenere, restituendo all’Europa la libertà e la pace.

Gianni Colombo descriveva così il monumento: “Il monumento si sviluppa spazialmente in forma di itinerario aperto alla percorribilità dei cittadini. Non è solo una forma visibile, ma vivibile. Si tratta di un luogo di incontro collettivo predisposto a indurre alla riflessione e, successivamente, al dialogo sulla concezione introdotta dalla Resistenza, che ne è la connotazione ideale.” Questo monumento, dunque, non è solo un’opera d’arte, ma un percorso che l’artista ha intrapreso negli anni per creare un simbolo duraturo della Resistenza.

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Grazie a Fabio e a Pizzagalli per questa bella illustrazione. Prima di dare la parola all’assessore provinciale Valerio Perroni, volevo raccontare un piccolo episodio che successe il giorno dell’inaugurazione. Mi raccontava Spallino che, quando è arrivato Pertini, probabilmente lui si aspettava un monumento tradizionale. No, lui arriva lì e dice: “Ma cos’è quella roba lì? Cos’è sta roba qui?” Poi Spallino gli ha risposto: “Adesso le racconterò cos’è.” Dopo l’intervento di Spallino, che spiegava come nasceva questo monumento e cosa rappresentava, Pertini gli ha detto: “Adesso ho capito. Bravo, bravo.”

Do ora la parola a Valerio Perroni, assessore provinciale.

Buonasera a tutti. Sergio, non sono assessore, non ci sono assessori provinciali, sono consiglieri, con la riforma Del Rio siamo rimasti… No, beato te per alcune cose, molto beato. Io voglio solo dare una notizia di cronaca. Come diceva prima Renato, sono state coinvolte le scuole attraverso la figura del provveditore, che non si chiama più provveditore, oggi ha un altro nome, ma hanno cambiato tutti i nomi che non ricordo… dirigente, quello che è. Comunque, il dottor Bonelli è stato molto entusiasta, lo abbiamo incontrato lunedì 20, insieme al presidente Basca, e ci ha chiesto di condividere questo progetto, assolutamente, che a suo dire è meritevole di ampia diffusione e approfondimento. Ci ha chiesto una decina di giorni, che scadono proprio oggi, per parlare con diversi insegnanti degli istituti superiori, quindi dei licei e non solo, della provincia di Como. Successivamente, come dicevo prima, Renato è disponibile a fare un incontro proprio per entrare nel merito delle iniziative e delle scelte che si possono condividere su questo tema. Quindi vi faccio portavoce, vi ho già mandato una mail stamattina, e appena mi risponde avremo poi modo, Sergio, di incontrarlo. Mi è sembrato una persona assolutamente capace, ha lavorato anche al Ministero con diversi ministri, mi ha raccontato, per 5 anni, dal governo Amato in avanti, e mi è sembrato davvero interessato a questa iniziativa, che è di assoluta rilevanza. Quindi ho questo da dire, e chiaramente porto il saluto del presidente Bonas. Anche la Provincia intende fare la sua parte, non solo mettendo a disposizione organizzazioni o persone, ma vedremo anche, visto che c’è un codice IBAN, se è possibile, e in che misura, foraggiare questa iniziativa. 

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Ringrazio per l’intervento e ringrazio anche per l’impegno che ha preso la Provincia di assisterci in tutto questo lavoro che stiamo facendo, non solo idealmente, ma anche materialmente. Grazie.

Allora, come diceva bene prima Renato, noi abbiamo come prospettiva anche quella di lavorare per riportare le nostre città, la nostra città soprattutto, a essere messaggeri di pace, per avere un ruolo sul piano nazionale e internazionale, sui temi della pace. Su questo vorrei invitare Stefano Buzzi a intervenire, perché è uno dei protagonisti del lavoro che abbiamo fatto per portare a casa questo progetto.

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Già, intanto, buonasera a tutti. Fabio ha introdotto il tema, io volevo riprendere due concetti per esplicitare poi gli obiettivi. Il primo è lo sforzo che noi stiamo conducendo. Avete visto dagli inviti che sono stati coinvolti gli enti locali, le associazioni, le forze politiche, ma vogliamo estenderci su un orizzonte più ampio. Vorremmo davvero sollecitare, chiamare a vincere momenti di indifferenza e esercitare una partecipazione da parte di una rappresentanza che sia in grado di promuovere la comunità comasca, che si riconosce dentro i valori della Resistenza.

Per questa ragione, credo che ci possa essere un’indicazione, quella che hai fatto tu, Valerio, in un certo momento, soprattutto rivolta agli enti locali: andare a spulciare i propri archivi per trovare modalità di come i fatti della Resistenza e i momenti della Liberazione vennero vissuti nei loro territori. Questo probabilmente ci permette di superare quelle contraddizioni di stampo ideologico che non sono mai ancorate ai fatti. Scopriremo che ci sono state tante cose che non conosciamo, e queste cose che non conosciamo possono costituire un afflato unitario nei territori, creando premesse per arricchire la partecipazione a questo straordinario momento che vogliamo vivere come comunità.

La seconda questione riguarda invece il Monumento della Resistenza Europea come punto di riferimento per le relazioni internazionali della nostra città. Quando abbiamo conquistato, attraverso la realizzazione del Monumento della Resistenza, e successivamente aderendo alle iniziative di Hiroshima e Nagasaki, abbiamo costruito un raccordo, un ruolo, un protagonismo della città e del territorio comasco che ha avuto al centro una capacità di coordinamento. La prima cosa che abbiamo fatto è stata riunire a Como le città italiane aderenti a questa associazione. Successivamente, visto che era andato bene quel momento di convegno, abbiamo esteso l’iniziativa alle città europee che erano associate.

Questo ci ha portato a essere membri del comitato esecutivo mondiale, rappresentato da città europee e internazionali, dall’America all’Africa, insomma, da cinque continenti. In quel momento, abbiamo prodotto un vero protagonismo, perché poi abbiamo fatto a Como una riunione che ha preparato il documento da presentare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, documento che ha costituito uno degli elementi del riconoscimento di Como come città messaggera di pace. Questo riconoscimento ha portato alla creazione, insieme a Verbania, dell’associazione delle città riconosciute come espressione della volontà di pace.

Io credo che dobbiamo avere l’ambizione di ritornare con protagonismo all’interno di questa struttura. Credo che ce la possiamo fare se contiamo sull’esperienza che abbiamo alle spalle, che credo sia ancora riconosciuta, soprattutto nelle città di Hiroshima e Nagasaki. Da questo punto di vista, dovremmo capire nei prossimi mesi se possiamo riprendere un percorso di coordinamento, candidando Como a un ruolo di coordinamento delle città italiane e europee. Questo ci permetterebbe di tornare nell’assemblea generale che si terrà tra due o tre anni, forse, e fare in modo che Como possa riprendere il suo ruolo da protagonista in questa associazione.

Per questa ragione, dovremmo sforzarci di lavorare su questo obiettivo, affinché le adesioni non siano soltanto quelle che già abbiamo acquisito—associazionismo, forze politiche, forze sociali locali—ma rivolgersi a momenti di rappresentatività strutturale della società. Parlo delle associazioni di interesse, perché questi non sono valori che si possono staccare dal resto della società. Non si può pensare che solo gli “addetti ai lavori” siano coinvolti. Bisogna sollecitare una partecipazione con la consapevolezza che anche coloro che fanno affari su questo territorio sono parte fondamentale di una scala di valori che, altrimenti, non avrebbe spazio nemmeno per noi.

In questo senso, stiamo lavorando per associare i rappresentanti dell’economia comasca, i rappresentanti delle associazioni del terzo settore, i rappresentanti delle associazioni culturali importanti di questa città e del territorio. Questo può davvero dare il senso di una comunità che si riconosce nei valori della Resistenza, dell’ottantesimo, e soprattutto rilanciare un impegno permanente per la pace. Non può essere solo un elemento saltuario che vede in campo, di volta in volta, solo quelli che hanno una consapevolezza già affermata.

Credo che dobbiamo lavorare per fare in modo che questo impegno non si esaurisca nel passato, ma diventi una riflessione costante sul presente. L’umanità sta vivendo rischi significativi. Il bombardamento atomico ha cambiato la natura della guerra. Non c’è più speranza di autodistruzione, e questa consapevolezza deve scuotere le coscienze. Non possiamo rimanere indifferenti a una realtà che sta cambiando radicalmente, soprattutto in relazione all’ambiente, all’energia e alla giustizia sociale.

Il nostro obiettivo è sollecitare la consapevolezza e la mobilitazione per la pace, perché, se non affrontiamo questi temi, cosa trasmettiamo ai giovani? Dobbiamo far capire loro che la Resistenza è stata un momento di coraggio, ma anche di riflessione sul futuro. Questo è il nostro compito: risvegliare le coscienze e fare in modo che la lotta per la pace continui, non solo come ricordo, ma come impegno attivo nella vita di tutti i giorni.

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Quello che mi rabbrividisce in questo periodo è quando vedo che, di fronte alla guerra che ormai sta sconvolgendo il mondo, la parola d’ordine è ‘riarmo’. Questo dovrebbe spaventare, vero? Dove stiamo andando? Ha chiesto la parola per un saluto al consigliere regionale Angelo Senigo. Poi parlerà la direttrice dell’Istituto Storico Letta Cironi.

Sì, grazie. Poi, un’altra cosa, tanto per organizzare i lavori, visto che purtroppo il tempo è limitato, e visto che è presente in sala anche il presidente del comitato Matteotti, vorrei pregarlo di portare anche il suo saluto.

Grazie, grazie presidente. Buonasera a tutti, sarò molto veloce nel mio intervento, visto che ci sono altre persone che devono parlare dopo di me. Semplicemente, perché la mia voce arrivi non solo come voce personale, ma anche come voce degli altri rappresentanti di Regione Lombardia che hanno aderito a questo comitato. Quindi, anche da parte dell’assessore Fermi, della consigliera Cesana, e proprio ieri ci siamo confrontati su questo tema. Loro oggi non potevano essere presenti, ma ovviamente stiamo lavorando insieme affinché anche Regione Lombardia, di cui Como fa parte (perché Como è parte di Regione Lombardia, non dimentichiamocelo), sia parte di questo percorso.

Questo avverrà attraverso forme di patrocinio del Consiglio regionale, della Giunta regionale, sulle varie iniziative che verranno fatte, ma anche attraverso il sostegno economico e il ruolo di coordinamento che spetta anche a Regione Lombardia, anche sulla città di Como, tra i vari enti locali che parteciperanno a questa iniziativa e nelle varie manifestazioni, anche nei punti più salienti, che richiederanno la partecipazione di Regione, e magari anche l’interlocuzione di Regione attraverso gli enti locali più piccoli, come i comuni e gli enti a livello nazionale.

Per cui, Regione Lombardia c’è, ci siamo e faremo la nostra parte, proprio perché questa celebrazione sia una celebrazione che, sebbene riguardi Como, vuole essere anche un segnale per tutta la Lombardia per quello che Como ha rappresentato e continua a rappresentare, attraverso questo monumento e a questo titolo che è stato assegnato a Como.

Ricordiamo anche che, proprio ieri sera, stavamo pensando che le mostre di solito rimangono confinate a un territorio, ma abbiamo la possibilità di portare anche questa mostra all’interno di Palazzo Pirelli. Valutavo, se siete d’accordo, la possibilità di portarla per farla vedere a chi passa da Palazzo Pirelli in Regione Lombardia, proprio perché è importante per tutta la regione.

Per cui, Regione Lombardia ribadisce, attraverso la mia voce, questa sera, che noi ci siamo e siamo presenti.

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Buonasera a tutti, sarò brevissima. Come ha detto in precedenza Rato Tettamanti, tra le iniziative collaterali alla mostra nel periodo in cui sarà esposta, stavamo pensando di organizzare un convegno, una conferenza dal tema Europa in esistenza, declinandolo secondo sguardi differenti. Abbiamo già una data, che è quella del 10 maggio, probabilmente in biblioteca, quasi sicuramente in biblioteca, e saranno con noi innanzitutto il professor Alberto Castelli, storico e docente dell’Università dell’Insubria. Lui focalizzerà il suo intervento in particolare sulla dimensione europea ed europeista della Resistenza, quindi sull’idea degli Stati Uniti d’Europa come antidoto alle guerre e ai fascismi. Un’idea che nasce all’indomani della Grande Guerra e che si sviluppa soprattutto durante gli anni Trenta. Cercherà quindi di sottolineare in modo particolare, anche attraverso la ricostruzione di figure e movimenti, il nesso strettissimo tra europeismo, pacifismo e antifascismo.

Poi avremo con noi Mirco Cartieri, anche lui storico, già direttore dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri e rappresentante in Italia di Rot Liberation Europe, un itinerario memoriale internazionale certificato anche dal Consiglio d’Europa, che cerca di connettere i luoghi della memoria che raccontano la liberazione del nostro paese. Ecco, Mirco, tra l’altro, è anche un autore del libro che presenteremo in quell’occasione, Storia Internazionale della Resistenza, curato da Carlo Greppi e Chiara Colombini. Questo libro metterà in luce un fatto assolutamente non marginale, che circa 15.000-20.000 persone straniere (quindi non italiane) hanno militato e combattuto nella Resistenza italiana.

Quindi, appunto, cercheremo di focalizzarci su questi temi. L’appuntamento quindi è il 10 maggio in biblioteca a Como. Grazie mille.

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Grazie a tutti, buonasera. Porto il saluto del comitato Matteotti con una brevissima notazione generale, poi una notazione pratica e molto semplice. La notazione generale è che il nostro comitato ha un’esperienza fortemente unitaria, e mi sembra di capire, ma sono eufemistico, l’ho capito, ve lo state facendo capire, lo stiamo capendo, che questa esperienza del Coordinamento per l’ottantesimo della Liberazione sarà e dovrà essere un’esperienza totalmente unitaria, senza primogeniture, ma con la condivisione di tutti.

In questo spirito, il comitato Matteotti ha già preso un’iniziativa. In realtà non me ne faccio merito io, ma è merito del consiglio direttivo che mi ha dato mandato di recente di mettere assieme il gruppo dei nostri più giovani aderenti, che sanno fare alcune cose che noi “boomer” magari non sappiamo fare. Abbiamo realizzato un primo video sul discorso di Piero Calamandrei che, chi segue la pagina Facebook del comitato per l’Anto, avrà già visto. È un modo di comunicare quei contenuti in maniera molto diretta, relativamente semplice e possibilmente accattivante anche per le giovani generazioni. Lo trovate, l’abbiamo messo a disposizione dopo averlo realizzato in occasione del 70° anniversario del discorso di Piero Calamandrei, sulla pagina Facebook del comitato per l’8 marzo. Ringrazio in particolare, oltre a questi ragazzi, Matteo Frigerio, che ci ha consentito questa traslazione.

Abbiamo in animo di proseguire con questa modalità, mettendo a disposizione del comitato per l’Anto, esattamente con l’intervento di Gramsci sugli ‘indifferenti’, a cui il presidente Simone faceva riferimento. Abbiamo altre idee. Credo che abbiamo bisogno che i nostri giovani apprendano qualcosa in maniera non noiosa, soprattutto con dei riferimenti personali forti. Sono molto sentiti gli esempi e i riferimenti personali, e allora Calamandrei, Gramsci, Togliatti, Matteotti, Aldo Moro, che ha pronunciato delle parole meravigliose in Assemblea Costituente, credo che sia utile ricordare e far ricordare ai giovani, a cui molte delle nostre attività dovranno essere dirette.

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Buonasera a tutti. È un piacere vedere la sala piena e speriamo che questo intervento possa costituire il momento di partenza per riappropriarci, in fondo, di questa questione delle resistenze, che preferisco coniugare. Questo credo sia il messaggio che voglio trasmettere: questa celebrazione, questo momento di passaggio, possa servire a riconoscere anche i risultati consolidati della ricerca storica e della sensibilità democratica.

Il fatto che non sia stata soltanto una resistenza militare, ma che sia stata anche una resistenza civile, che ha coinvolto donne, semplici cittadini, internati militari, e la resistenza all’estero, di cui si parla troppo poco. Inoltre, per il nostro territorio, ha voluto dire anche il tema centrale del confine, che ha determinato sia il carattere della Resistenza locale, sia si è posto come un elemento determinante nella nostra storia.

Io credo che dobbiamo fare memoria in modo ampio. Non so se coloro che si occupano quasi quotidianamente di queste questioni riescano a trasmettere a tutti i presenti la dimensione di questa incredibile esperienza che è stata la Resistenza italiana. E quindi credo che questo sia uno dei problemi che, come gruppo di lavoro per l’ottantesimo, si dovrà affrontare.

Tanto per dire, adesso abbiamo davanti una scadenza immediata per il 6 marzo. Ogni anno celebriamo le deportazioni degli operai comaschi della Castagna e della Comense. È una delle questioni. In questi giorni abbiamo cercato, anche con difficoltà, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Insomma, siamo riusciti a coinvolgere il Comune, i sindacati, qualche cittadino in questa celebrazione. Ma per esempio non abbiamo mai coinvolto in questa celebrazione le comunità di Macio, il Fontan Rinaldo (che era nato a Macio), il Meroni (che era nato ad Albavilla), il Gatti Dante (che era nato a Tavernerio). E allora, non so se qui sono presenti i rappresentanti comunali di questi comuni, ma credo che bisogna fare uno sforzo per sollecitarli pienamente. Parlo dell’episodio della deportazione del 6 maggio, ma ci sono anche altri episodi durante l’anno. Se vogliamo fare la calendarizzazione di quanto è successo e tenere conto dei diversi soggetti coinvolti, c’è molto lavoro da fare.

Tutti i comuni possono e devono lavorare su queste questioni a fondo, se lo desiderano. Ma è chiaro che devono essere aiutati. Hanno degli archivi a disposizione, archivi che spesso non sanno nemmeno cosa contengano. Questo è un aspetto che, secondo me, va sollecitato al massimo. Come d’altronde bisogna lavorare sui luoghi della memoria.

Bene, per quanto riguarda la mostra e il monumento alla Resistenza europea, credo che sia arrivato il momento di sollecitare con forza una sistemazione del monumento. Perché queste frasi, in tutte le lingue, non si leggono. E quindi è comunque il nostro dovere, come cittadini, sollecitare l’amministrazione comunale di Como a intervenire per una sistemazione tecnica. Credo che questo debba essere un passaggio ineludibile. Come d’altronde, sul tema della memoria, dobbiamo continuare a lavorare. Abbiamo tanti morti per deportazioni o per uccisioni. Pensando alle deportazioni, possiamo e dobbiamo sollecitare anche la posa delle pietre d’inciampo e altre iniziative che senz’altro vanno a coprire tutta la superficie provinciale.

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io sono di Montrasio, ma mi sono ritrovato a fare il FCE nel comune vicino. Ecco, mentre a Moltrasio, per quanto riguarda la Resistenza e tutta la storia, noi abbiamo avuto parecchi martiri della 52ª e della Brigata Giustizia e Libertà. Ad esempio, domani mattina ci sarà al cimitero una commemorazione di Corrias, l’ex finanziere brigadiere del Bugone, che è stato ucciso proprio in questi giorni, 80 anni fa, a gennaio.

Nel comune dove attualmente sono sindaco, il comune vicino, ho raccolto alcune storie, ma semplicemente parlando con le persone. Sono storie non tanto documentarie, insomma, uno mi dice una cosa, l’altro ne racconta un’altra. Però noi stiamo per iniziare una ricerca nell’archivio comunale tramite Domenico Quartieri, l’archivista. Stiamo facendo questa ricerca per trovare una serie di storie della Resistenza, storie che si trovano solo in forma orale, no? Non sono mai state documentate ufficialmente.

Mi sembra importante che anche i comuni che non hanno mai verificato nell’archivio comunale, perché nell’archivio possono esserci documenti molto importanti.

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Io sono di Limito Comasco, ho chiesto un appuntamento al sindaco prima di Natale perché restai prigioniero in un parcheggio per 20 minuti. Ancora non mi dà appuntamento, ancora non riesco ad avere l’appuntamento con questo giovane sindaco di Limito, che ha 24 anni, ma è tutto un dire. Quindi i tempi sono già bui, sono già neri, secondo me.

Detto questo, sono venuto un po’ spinto anche perché il 27 gennaio mi recai alla cerimonia a Como e portai con me una busta contenente una lettera per il prefetto, dove chiedevo cortesemente di aiutarmi a recuperare il documento che accompagnava la croce di guerra di mio papà, che ho smarrito. Inoltre, chiesi al prefetto in questa lettera di farmi avere, possibilmente, il documento della medaglia d’onore che mio padre ha ricevuto, che ho preso dal prefetto precedente qualche anno fa.

Detto questo, in quella giornata portai dentro questa busta. C’erano anche cinque garru (garofani?) e gli diedi la busta al prefetto con tutto riguardo. Però, poi mi sembra che forse… vabbè, ho saputo che due miei amici, due care persone, non avevano avuto il posto a sedere. Io ero davanti, mi ero messo con due finanzieri in pensione, perché appartenevano all’associazione AR, aspettavamo Francesco Mandarano che sarebbe arrivato da Milano, ma non venne perché c’era una pietra di inciampo a Ganna, quindi mi mandò un messaggio dicendo che non poteva venire.

Allora, ho portato le carrube perché le ho portate pure stasera, perché in un’assemblea che facevo a Lomazzo con l’auto, portai le carrube, no? Comprei un kg di carrube e le portai. Gli anziani che presero queste carrube si ricordavano quando erano piccoli che mangiavano le carrube e si emozionavano, no? Si complimentavano e allora, a Varese, dissi di qua è successo così. E così le carrube hanno fatto emozionare chiunque, perché dico, se ci fossi stato anche tu che me le hai date, sarebbe stata una cosa buona che la prossima volta, quando distribuisco carrube, ci fosse anche il fruttivendolo. Si chiama Mauro ed è lì a Locate Varesino.

Le carrube le ho portate perché quando ero piccolo non c’erano caramelle, non c’era niente. E quando i miei nonni andavano in pellegrinaggio a San Michele Arcangelo nel Gargano, come premio mi portavano le carrube. Non c’era niente, quando ero piccolo non c’era niente, né caramelle né dolci.

Diciamo che i ricchi signori, proprietari degli alberi di carrube, hanno inventato pure questa storia che dicevano: ‘Le carrube non mangiate, questa roba è per i cavalli, diamo ai porci’, ma lo dicevano per tenere lontani i bambini che andavano a rubare la frutta, come me.

E allora, veniamo davvero al punto. Io sono nato, non sono due parole, sono tre. Scusate se…

Allora, io vi dico una poesia. Io sono nato sul tratturo, sul tratturo per scasso di candela di cine. I pastori venivano disprezzati, venivano offesi. La poesia è di un anonimo poeta irpino, e dice così, l’ho già detto a mio amico, la leggo a memoria. La poesia dice: ‘Pastore, o i pastori, la moglie non è la tua, la mattina l’alba chiara se la godono i massali e la notte con la luna se la godono i padroni’. Questo era, questi erano i tempi, questi erano quei tempi. Certo, certo, la moglie del pastore non era mica contenta, ma quelli erano i tempi di sottostare.

Devo finire, devo chiudere, lo so, lo so. Ci saranno, spero, altre occasioni. Allora, per chiudere, volevo dire che quando c’era stato il 30° anniversario della morte di papà, mi recai alla scuola di San Marco, a De Cavò, e dissi alla preside: ‘Qui si studiano i Fenici, i Cartaginesi, gli Egizi, ok? Però la storia di mio padre, degli internati militari, dei deportati, non viene studiata’. La preside nel 2016 accolse la cosa. Erano passati 30 anni e invece di fare dire una messa, mi recai da Donino Conte dell’ANPI di Benevento e gli diedi 300€ in occasione della morte di papà. 300€, 20 anni dopo, gli dissi che gli avrei dato questi 300€. Tonino Conte mi aiutò, si rivolse alla scuola di San Marco a De Cavò, dove vanno anche i ragazzi di Reino, e insieme all’Istituto Comprensivo realizzarono una ricerca all’archivio di stato e misero in un libro tutti i deportati della zona. Con questo libro, ho insistito più volte nell’ANPI a cui appartengo, anzi, appartenevo, ma mi è stato detto sempre di no. E siamo arrivati a una lacerazione con l’ANPI.

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Sindaca, due parole per dire quanto sia importante coordinarci in questi luoghi per coordinare, appunto, il fatto di riuscire a riportare assieme quello che è stata la resistenza. Io porto una testimonianza. Prima ho sentito molto parlare di giovani, di scuole. Noi questa mattina, unitariamente, abbiamo organizzato uno spettacolo su Giorgio Perlasca per ricordarlo insieme a cinque classi di istituti superiori. È stato bello da parte nostra vedere l’attenzione da parte di questi ragazzi e ragazze. Credo che bisogna anche, in maniera concreta, alleggerire la discussione con loro per portarli a riflettere su quello che è stata la resistenza, ma anche su un periodo storico che ha segnato l’Europa e il mondo intero.

Noi abbiamo portato le dittature, abbiamo insegnato le dittature. Noi italiani, purtroppo, siamo stati i maestri in questo, e dobbiamo anche essere maestri nel ricordare quel periodo e fare in modo che un saluto romano, un saluto fascista o nazista non diventi un meme su cui ridere. Perché l’attenzione che dobbiamo portare alla storia, al fatto di non banalizzare la storia, a quello che è accaduto, è il nostro dovere, il nostro dovere nei confronti delle generazioni future, soprattutto.

Per cui credo che sia fondamentale cercare di portarlo in tutti i comuni, in tutte le assise, in tutti i luoghi, soprattutto in un evento importante come l’ottantesimo della Liberazione. Grazie mille.

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Situazioni che, lette adesso, fanno venire la pelle d’oca. C’è il nostro Domenico Quartieri, anche con Guido Castelli, che sta girando nei comuni dove ha sistemato gli archivi, e si trovano, per esempio, non so, cito il fatto di un ordine al prete di Lipomo di Blegio, di raccontare chi erano i renitenti alla leva. Durante la messa, doveva dire ai fedeli che chi era renitente doveva essere subito segnalato e fucilato. Oppure c’erano disposizioni per cui, se le donne venivano stuprate da persone che non erano di razza ariana, potevano abortire; se invece erano di razza ariana, le cose potevano andare bene.

Leggere queste cose, con tanto di firma, ti fa venire la pelle d’oca. Penso che sia un lavoro e sicuramente, in tutti gli archivi dei comuni della nostra provincia, ci sono queste cose. È davvero importante tirarli fuori, farli conoscere ai cittadini di questa provincia, proprio perché allora si capisce esattamente cosa voleva dire il fascismo. Adesso passa per una cosa così, ma quello che ha lasciato il fascismo è una cosa che la gente deve capire e prendere consapevolezza.

Per cui, ecco, l’apporto che noi vediamo, poi magari lo faremo in un’altra sede, un po’ più ristretta, se c’è l’ok. Noi vorremmo, abbiamo intenzione, stiamo già lavorando per produrre questo materiale che penso sia utile produrre, soprattutto per diffonderlo in maniera tale che si abbia consapevolezza di quello che è stato l’orrore dei tempi del fascismo. Grazie mille.

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Per impegnare i giovani a lavorare nell’ambito della gioventù, visto che questa sera è presente uno di quei giovani, vorrei chiamarlo a parlare: Lucas Radici. Vieni, devi dire un po’ la… però, buonasera a tutti! Sarò breve, perciò ero pronto, però vabbè, ci si prova.

Innanzitutto, sono molto grato per il passo che è stato fatto dal comitato, uno dei primi passi, cioè cercare di coinvolgere i giovani. Hanno trovato me e Matteo, che adesso gestiamo un po’ la comunicazione perché eravamo già attivi. Ma come mai eravamo attivi? Questo l’ho un po’ raccontato quando abbiamo incontrato le dirigenti degli istituti comprensivi della città di Como, e io ho detto che, quando ero alle scuole medie, mi fu consegnata una copia cartacea della Costituzione. E io quell’estate l’avevo letta. E diciamo che non sarei qui con voi in questa stanza se non avessi letto, quell’estate lì, la Costituzione per intero.

Perché è importante portare certi contenuti anche ai giovani all’interno delle scuole? Discuterne insieme, far parlare, conoscere queste storie, la storia del nostro paese, la storia della nostra Costituzione, dà un’impronta che non è uno stampino, ma una consapevolezza migliore. Ed è la consapevolezza che, secondo me, dà quel passo in più rispetto alla memoria.

Mi interrogo molto sul significato della memoria per una persona come me, che sono nato nel 2005. Qual è la memoria a cui devo fare riferimento? La memoria, per me, è più conoscenza e, di conseguenza, anche consapevolezza. Consapevolezza anche di analizzare e interpretare quello che succede oggi. La nostra memoria non è focalizzarci su quello che è successo nel passato, ma utilizzare la storia del passato per concentrarci su quello che succede nel presente.

Non per attaccare i miei coetanei, però chiaramente è stato fatto tanto lavoro in senso contrario. Perché in questi giorni si parla di più di Fabrizio Corona, Fedez, Ferragni, YouTube, piuttosto che di quello che succede dopo che viene consegnato un avviso di garanzia. Confermo questo. Quindi, noi ci assumiamo l’incarico di aiutare il comitato a raggiungere i giovani all’interno delle scuole. Perché è proprio raccontando le storie dei partigiani, spesso molto giovani, che un giorno, a causa di una serie di avvenimenti, hanno preso una decisione, e per il fatto che molti di loro hanno preso la stessa decisione, l’Italia è diventata libera, si è liberata e, a causa di questa liberazione, è diventata una repubblica. È stata scritta una Costituzione, una Costituzione che tuttora oggi è ancora sotto attacco.

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Già ci sono, perché le comunità sappiano anche ciò che c’è in istituto. C’è una bellissima mostra sulla scuola elementare fascista e sull’educazione, soprattutto sotto le dittature. Sono un fatto fondamentale, come lo è. Noi abbiamo una mostra sugli schiavi che gira in Italia, già in centinaia di località in questi 20 anni. Abbiamo di nuovo presentato in questi giorni, presentando ragazzini delle medie. Vediamo l’impatto e il coinvolgimento che hanno sui ragazzi che non sanno assolutamente.

Un’altra cosa: noi abbiamo un archivio video di testimonianze di circa 280 persone, tra partigiani, internati e donne, che portiamo sempre nelle scuole. Ieri abbiamo presentato a loro. Perché noi abbiamo il compito di essere un tramite tra ciò che ci hanno passato. Molte le abbiamo studiate sulle carte, ma gli incontri che abbiamo avuto con loro e l’impegno che ci hanno lasciato è di essere trasmissione di memoria. E io penso sempre che la memoria sia sì importante, siano le nostre radici, ma come dice il ragazzo, se noi non… perché è a loro che dobbiamo passare le core.

Abbiamo fatto, chiudo un intervento, a noi siamo Cernobyl, con le scuole medie di Cernobyl, tutti gli anni, sulla giornata della memoria, mettiamo un tema. Quest’anno hanno lavorato su nostra proposta sulla pace e hanno tirato fuori delle cose veramente incredibili. Io, se vado avanti e continuo a lavorare, sono 26 anni ormai, perché incontro questi ragazzi. Punto. Grazie. Siamo quello che abbiamo.

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