Pietra di inciapo a Inverigo

Dopo il rinvio per pioggia della data inizialmente prevista il 27 gennaio), sabato8 febbraio si è tenuta a
Inverigo (sotto la pioviggine e qualche fiocco di neve) la cerimonia per la pietra di inciampo per Teodolinda Farina, deportata ed assassinata presso il campo di Ravensbrück nel dicembre 1944.
E’ così giunto a compimento un percorso durato un lustro, da quando da una interlocuzione di
Ivano Gobbato (protagonista di tante iniziative culturali ai tempi presso la biblioteca di Inverigo) con
la precedente amministrazione comunale inverighese, era stata portata alla luce la vicenda della
signora Farina, della quale è subito stata interessata la sezione Anpi di Mariano-Cantù. La
questione è poi passata in secondo piano per le vicende legate al Covid e il cambio di
amministrazione a Inverigo.

Nei primi mesi del 2022, l’ex assessora Alessandra Trevisani ha rispolverato la faccenda
sottoponendola al gruppo di minoranza Inverigo 2021, e in particolare al consigliere Andrea Moshi;
Questo ha portato alla presentazione di una mozione consiliare di Inverigo 2021 dalla quale
l’amministrazione ha preso spunto per la creazione di un gruppo di lavoro bipartisan che ha
affrontato questo e altri eventi relativi alla memoria a Inverigo; il primo risultato concreto è stato in
occasione della giornata della memoria 2023 la posa di una targa a ricordo di Olga Loewi e
Giuseppe Segre, nonni della senatrice Liliana arrestati a Inverigo dove erano sfollati; la questione
di Teodolinda Farina ha richiesto più tempo, anche per la mancanza di testimonianze dirette di
persone ancora in vita; affidandosi agli importanti contributi dello storico Daniele Corbetta e alle
ricerche effettuate presso gli archivi storici del Comune di Milano, si è appurato che l’unico figlio di
Teodolinda è deceduto negli anni ’70 senza lasciare eredi.

Si è quindi arrivati finalmente alla posa della pietra nella data odierna, in via Filippo Meda 23 (ex
via Cagnola 7), in una giornata fredda e piovosa che non ha tuttavia scoraggiato il centinaio di
presenti, tra cui diverse associazioni (Alpini, Apa, Anpi Mariano-Cantù e Monguzzo), cittadini ed
esponenti della “società civile” inverighese.
Il sindaco Vincenzi ha introdotto la cerimonia ringraziando i cittadini e le associazioni presenti,
passando poi la parola al consigliere Moshi che ha narrato la storia di Teodolinda Farina, rimasta a
Inverigo a differenza del marito e del figlio espatriati in Svizzera, confidando nel certificato di
“arianità” ottenuto dalle autorità italiane per essere “solo per metà” di discendenza ebraica.
Certificato poi disconosciuto dagli occupanti tedeschi che nel maggio 2024 arrestarono la Farina
(con la complicità del maresciallo Bruschi, noto torturatore della zona, come ricordato da Moshi
che correttamente ha ricordato le corresponsabilità dei due regimi fascista e nazista nei tragici
eventi di quei periodi). Moshi ha quindi sottolineato come la terribile e tragica “grande storia”
dell’olocausto sia collegata e formata da tante “piccole storie” individuali.
Dopo la posa vera e propria della pietra, e lo svelamento della targa murale che la evidenzia, è
seguito l’intervento di Giovanni Alberti, sindaco di Mariano e vicepresidente della Provincia, che ha
evidenziato l’importanza di trarre lezioni dal passato, sottolineando come il doveroso ricordo di ciò
che è stato non deve esimere e deve anzi essere da stimolo nell’analizzare tragedie recenti; il
parroco di Inverigo e la presidente del consiglio comunale Francesca Sormani hanno tenuto gli
interventi finali, a chiusura di una mattinata che a dispetto delle intemperie, della pubblicizzazione
un po’ sottotono data all’evento, è risultata comunque positiva per la partecipazione, per la qualità
degli interventi, e per aver finalmente dato riconoscimento anche al sacrificio di questa deportata,
per quanto come ricordato da Moshi, le 100.000 pietre di inciampo realizzate in Europa siano una
goccia nel mare della tragedia della Shoah. [Federico Brugnani, ecoinformazioni]

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