Cronache da Saigon/ 50 anni dopo la sconfitta Usa
Cronache da Saigon. Così avrebbe titolato un suo articolo, uno dei più grandi reporter e scrittori del secolo scorso che vorrei ricordare. Ma come (quello che sta accadendo oggi qui, 50 anni dopo quello che è stato), un grande conoscitore della cultura orientale, un grande viaggiatore dell’ Asia, unìanima inquieta che a distanza di anni si è sempre ritrovato dalla parte giusta della barricata anche durante le guerra che ha sconvolto il destino del mondo, in Iraq e in Afghanistan, avrebbe commentato i droni che rimandano immagini di pace o l’immensa parata militare che attraversa le strade di Ho chi minh?




Forse sarebbe stato influenzato dai pensieri e dalle riflessioni del Maestro Buddista Thich Nat Han che per primo nel secolo scorso ha soccorso i “Boat people” (oggi diremmo i migranti per mare), che oggi come allora scappano dalla disperazione? O avrebbe rinnovato la polemica con la sua concittadina (altra grandissima scrittrice) che cadde nel tranello dello scontro di civiltà che il neoliberismo ha imposto a tutta la terra che abitiamo? Oggi che solo pochi ” coltivano la memoria” di immagini in bianco e nero, che l’unico canale televisivo rimandava, quelle di persone terrorizzate che si attaccavano agli ultimi eleicotteri che scappavano da quella che sarebbe diventata Ho chi minh, oggi che l’imperialismo americano non si nasconde neanche più e dichiara apertamente ciò che vuole fare, “quello che ha sempre fatto” e che allora li aveva portati all’ ultima vera sconfitta del gigante Golia contro i piccoli Vietcong che combattevano per il loro paese e per un ideale che oggi sembra scomparso.
Bene , credo che l’uomo, che non ha volato per un anno, solo per una profezia, si sarebbe fatto una grande risata (amara) come negli ultimi tempi della sua vita quando entrava nelle botteghe del Lungarno gridando “Vergogna” perché erano scomparsi gli artigiani e iniziavano ad apparire i” i bottegai delle mutande” della grande moda italiana.
Credo che idealmente avrebbe camminato lentamente con il Comandante Giap e visto che “la pace è ogni passo” insieme sarebbero andati a rendere omaggio alla Pagoda di Hue al Maestro Han, ricordando che “di solito si pensa che camminare sull’acqua o nell’aria sia un miracolo. Ma credo che il vero miracolo non sia camminare sull’acqua o nell’aria, ma camminare sulla terra.” .
Oggi [30 aprile] qui si festeggia facendo purtroppo sfoggio di parate e cannoni, carri ed aerei, perché anche qui l’industria delle armi ha vinto, ma si festeggia anche nelle piazze con i fiori le orchidee , la musica la danza e persino i fuochi d’artificio per ricordare ciò che stato e da ciò che mi viene tradotto perché mai più accada.
Si coltiva la memoria, i veterani qui sono ancora vivi il tempo è più breve dei nostri partigiani, e come da noi si va nelle scuole e si racconta, i monumenti e le foto scandiscono gli orrori del napalm e della cavalcata delle valchirie, e alcuni si ricordano anche di quel monaco, esiliato per 39 anni proprio perché durante la guerra e per tutta la vita si è sempre opposto alla guerra fratricida aiutando i profughi e fondando il movimento dei monaci buddisti impegnati contro la guerra imperialista.
Il movimento pacifista internazionale forse dovrebbe ripartire da qui, l’ultima “vittoria” che abbiamo conseguito perché non ci interessavano le differenze ma le covergenze, (come affermano ogni volta le compagne della Gkn) da allora troppe sconfitte e troppe divisioni, la ex Jugoslavia, l’Iraq, l’Afghanistan, e poi la Palestina e oggi ancora la guerra Ucraina e Gaza. Oggi a Saigon gli elicotteri volano portando striscioni di pace e i droni vengono usati per scopi sociali e di aggregazione non per bombardare, questo è un esempio che possiamo seguire, ricostruiamo ponti internazionali e abbattiamo i muri che una piccolissima oligarchia sta costruendo, noi siamo più di 8 miliardi e voi quanti siete? There is alternative. Non diamogliela vinta. [Graziano Fortunato, Ho chi minh, 30 aprile 1975/2025]

