Europa Verde e Avs per salvare i ciliegi

«Ciliegi di via XX settembre: no tabula rasa. no alla pianta che “sa da freschin”, di modesto valore ecologico ed estetico. La reazione della città non è un dettaglio emotivo: è un segnale fortissimo. Chi ha vissuto in zona negli anni Settanta porta ancora negli occhi le fioriture dei ciliegi. Sono alberi che accompagnano Como da oltre cinquant’anni. Una presenza così lunga diventa memoria collettiva, identità, eredità.

Ma la discussione non può fermarsi alla nostalgia: va affrontato il merito delle decisioni comunali.

Da un punto di vista  politico:

1. I numeri reali: il 30% degli alberi è sano

Secondo quanto dichiarato dalla stessa dott.ssa Zottola, circa il 70% delle piante presenta funghi. Tradotto: una quindicina di alberi è sana.
La proposta di sradicarli, trasferirli in vivaio, “tenerli in vita” e — forse — reimpiantarli più avanti è un’operazione che appare non credibile, estremamente costosa e dal risultato incerto. La soluzione più logica è semplice: lasciare anzitutto  in sede gli alberi sani, come prescrive il buon senso e la corretta gestione del verde.

2. Il problema vero: il “reset urbano”

Sta emergendo un metodo d’intervento problematico: abbattere tutto — alberi sani e alberi in difficoltà — per poi ripiantare in blocco.
Una logica da tabula rasa che contrasta con le buone pratiche moderne, soprattutto in tempi di crisi climatica. Gli alberi maturi non sono sostituibili con “nuovi” alberelli come se fossero elementi d’arredo.Altri viali sono in lista , ne vedremo di brutte!!

Da un punto di vista scientifico , sentiti i nostri tecnici e letta la letteratura scientifica :

1.la scelta botanica: perché il “pero cinese” non convince. Costano cari, hanno vita breve (max 25 anni). Hanno scarsa capacità di assorbimento della CO2 (diversamente da quanto affermato dall’agronoma del Comune), rimangono piccoli, sono infestanti (diversi Stati americani hanno già vietato o limitato questa pianta) e hanno un profumo sgradevole. Puzzeranno poco all’aperto, ma certamente non profumano. I fiori dei peri ornamentali cinesi hanno un odore che da più parti è descritto come quello dei pesci in decomposizione. Qui da noi si dice che “san da freschìn” e a questo punto si può avere la certezza che, comunque lo si interpreti, non regalerà fioriture memorabili e primavere inebrianti.

Eppure in municipio qualcuno si è innamorato del “Pyrus calleryana Chanticleer” – il pero cinese, appunto – tant’è vero che mentre con una mano l’amministrazione brandisce la motosega  contro meravigliosi  alberi adulti, più o meno malati, con l’altra vuole piantare questo alberello ornamentale. Che un pregio ce l’ha: crescere in modo contenuto – senza richiedere frequenti potature – e di resistere allo smog, alla siccità, al freddo, insomma alle sollecitazioni di una città e di un Comune che non vuole impegnarsi in  una cura costante .

In generale servirebbe un approccio sistematico e lungimirante di ampio respiro che riconosca nel verde urbano una infrastruttura strategica .

Nella contingenza dei ciliegi di via XX Settembre chiediamo di

  • Bloccare la tabula rasa prevista.
  • Salvare gli alberi sani e procedere solo sugli esemplari realmente compromessi.
  • Aprire un confronto tecnico urgente con la città e con più professionisti del verde urbano.
  • Ripensare la scelta botanica, privilegiando specie autoctone o comunque ad alto valore ecologico e paesaggistico». [Elisabetta Patelli, Europa Verde]

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