Luigi Nessi/ Più welfare più sicurezza
La sicurezza è un diritto per tutti. Purtroppo tanti sono stati vittime di furti e questo provoca molta tristezza, ma d’altronde… Scriviamo queste note dopo aver letto un’intervista al nostro sindaco, relativa alla Como che vorrebbe. Parla di zone rosse, di espulsioni, di una Como chiusa: una visione che non condividiamo.
Su questo credo si debba aprire davvero un dibattito su quale città vogliamo e su come arrivarci. Como è ormai una città che, purtroppo, presenta molte ingiustizie. Tante persone ricche che poi hanno paura anche solo di sentire parole come “patrimoniale” o altro: non sanno che, pagando il giusto contributo in relazione ai loro beni, favorirebbero il benessere di tutti.
Como sta diventando davvero più ingiusta. Sta perdendo la propria anima, quella che ha avuto per anni e anni. Una città vecchia, piena di anziani, molti dei quali soli; periferie abbandonate; tanti giovani che cercano lavoro; tanta gente che arriva da altri Paesi pensando di trovare qui
occupazione, accoglienza, una vita dignitosa e che invece… trova ben altro. Una ricchezza, questa, che non sappiamo valorizzare.
Il sindaco parla scegliendo la repressione, mentre noi pensiamo che la sicurezza si costruisca con la giustizia sociale, con scelte che permettano a tutti di stare bene. Pensiamo, per esempio, a una casa per tutti: quanti appartamenti vuoti ci sono in città? Pensiamo al caro affitti, che condiziona la vita di tante famiglie. Pensiamo alle solitudini: agli anziani prima di tutto, poi alle persone che vivono per strada, ai giovani che magari hanno smesso di frequentare la scuola (quanti Neet ci sono in città? È mai stata fatta un’analisi?).
Il problema dei giovani è reale. La loro “rabbia” si combatte restituendo loro la voglia di vivere, con più educazione (quanti educatori di strada ha il nostro Comune?), con il lavoro. Ma riflettiamo: il nostro Governo alza sempre di più l’età pensionabile, i giovani restano senza lavoro o con lavori precari, molti sono costretti a emigrare. La sicurezza si costruisce anche con una maggiore attività culturale, con interventi a favore dello sport. Invece, ci scusi signor sindaco, sono stati tagliati i contributi alle società sportive, che rappresentano luoghi di aggregazione fondamentali.
Riteniamo quindi che servano più welfare, più integrazione, più attenzione alle fragilità che la
nostra società esprime, e meno repressione: una scelta che leggo tra le righe del suo intervento.
Permetta di integrare queste note con un’esperienza personale. Da anni vivo il volontariato nel Carcere del Bassone. Purtroppo stanno arrivando tanti ragazzi di 20 o 25 anni, molti stranieri ma
anche molti italiani, con condanne di tre, quattro, cinque anni. Che cosa facciamo? Ci chiediamo
che cosa faranno quando usciranno? Saranno reintegrati, pronti a rientrare nella società, oppure
continueranno a delinquere?
Occorre davvero che l’intera società — la politica e la società civile — se ne preoccupi: o usciranno come persone pronte ad affrontare la vita, oppure usciranno ancora più arrabbiate.
È un altro problema che, se vogliamo una città e un Paese più sicuri, dobbiamo affrontare. [Luigi
Nessi, Sinistra Italiana Como]

