ecoinformazioni 717

L’umiliazione di Dongo. L’Arci ha fatto la sua parte per la convergenza di associazioni, partiti, sindacati, movimenti in contrasto con la lugubre consueta adunata fascista a Dongo. Nelle pagine di questo numero del settimanale la cronaca, realizzata grazie alla presenza di tutta la redazione del nostro giornale. Abbiamo dato anche in questo caso prova di informazione partecipata e crediamo di avere fatto un grande lavoro, diverso da quello della stampa ufficiale centrato solo sulla merda lanciata (l’Arci, che pure non l’ha organizzata, né ne aveva informazione alcuna, non la censura) e sulle dichiarazioni di una sola delle personalità intervenute, senza neppure indicare gli organizzatori del contrasto popolare all’apologia del fascismo insistendo a attribuire – per sminuirlo –  l’evento alla sola Anpi di Dongo, nella realtà prima inter pares, coprimaria insieme a decine di altre realtà.

La manifestazione antifascista c’è stata. E’ stato bello esserci, ma è utile tra noi prendere atto delle umiliazioni subite che dovranno trovare adeguate risposte con un cambiamento complessivo dell’approccio, da anni uguale e sostanzialmente solo testimonianza, senza reale impatto politico popolare.

1 – Noi blindati come malfattori in una piccola piazza che peraltro non siamo riusciti neppure a riempire. Loro liberi di agire e provocare.

2 – All’arrivo del pullman Cgil e Anpi (purtroppo solo uno, segno della non oceanica partecipazione) i/le manifestanti non hanno trovato alcun varco per superare le transenne e i blindati utilizzati per sigillare la piazza dove siamo stati costretti in gabbia. Per entrarvi – anche per persone con disabilità –  solo vie laterali e l’obbligo di passare sulla Regina, insicura con la chiara odiosa sensazione di essere appena tollerat3 e non considerat3 la parte giusta della manifestazione, ma quella pericolosa. Spostare di qualche centimetro una transenna era evidentemente un atto di accoglienza all’antifascismo non conforme agli ordini ricevuti.

3 – Nessuna risposta delle forze dell’ordine all’ulteriore provocazione: i fascisti in ritirata, dalle macchine hanno insultato noi manifestanti per la Costituzione, costretti in gabbia a subire l’aggressione senza che le forze dell’ordine presenti li fermassero.

4 – Tornando a Como, alcune macchine sono state fermate per verificare i manifestanti antifascisti presenti, come in attesa che qualcuno di loro stesse preparando qualcosa di illecito. Per noi presunzione di colpevolezza, per i fascisti che hanno ostentato la volontà di delinquere piena libertà di azione.

5 – Perfino dal palco un itervento dissonante non ha colto la gravità della provocazione di chi, a Milano il 25 aprile, ha cercato di prendere la testa del corteo insieme alla Brigata ebraica e ha descritto i fatti come contrapposizione di uno spezzone con «sedicenti propal». La realtà è stata altro, come ampiamente evidenziato da Maso Notarianni dallo stesso palco. Si veda su questo anche l’intervento del vicepersidente dell’Anpi di Milano presente a Dongo. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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