eQua 2026/ 8 maggio/ Reportage/ Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Autoritarismo e controllo: una brutta storia

In apertura al terzo panel della giornata, Erasmo Palazzotto di Arci Nazionale, moderatore del tavolo di lavoro, riferendosi al gravissimo attacco al diritto alla privacy subito da Francesco Cancellato, direttore di Fanpage quest’oggi assente, introduce il tema perno del panel, ovvero di come le tecnologie siano al servizio del capitalismo per mezzo dell’ideologia della trasparenza. Quanto è accaduto nei suoi confronti è un problema per la sicurezza nazionale, in quanto uno strumento così potente è stato utilizzato per spiare un cittadino e giornalista italiano, e pertanto minaccia alla democrazia.

Perché l’ideologia della trasparenza? La tecnologia viene presentata come strumento neutro e tuttavia è profondamente e irremediabilmente intrisa di potere con il quale vengono consolidate le disuguaglianze, strumento di controllo delle nostre vite. Vi è un potere spropositato nelle mani di coloro che vogliono inasprire le disuguaglianze. A questo proposito Laura Carrer, giornalista di IrpiMedia, un centro di giornalismo investigativo nato nel 2012 come collettivo, che dal 2020 diviene testata, lavora alla redazione alla sezione “sorveglianza”. Quali le tecnologie di sorveglianza? Queste sono utilizzate per la maggior parte dai governi allo scopo di controllare le democrazie e assicurarne la sicurezza nazionale. Per intenderci, nel 2017 la polizia italiana ha acquistato un sistema di riconoscimento facciale. Nel settore della sorveglianza l’Italia acquista molti prodotti tecnologici da Israele, dove è molto difficile fare una distinzione tra l’industria della difesa e il governo, sovrapposizione vera anche negli USA. Si è ragionato sull’evoluzione di queste tecnologie di sorveglianza nel nostro paese attraverso l’analisi di tre casi giudiziari specifici: il primo è il caso di Iuventa, quando l’equipaggio della Ong tedesca Jugend Rettet fu accusato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare; il secondo relativo il Comitato Abitanti Giambellino-Lorenteggio di Milano, che ha riguardato l’occupazione abusiva di alloggi popolari Aler tra il 2014 e il 2019; il terzo concernente un’indagine della procura di Torino di alcuni gruppi anarchici che contrastavano l’esistenza dei Cpr. Di tutti e tre i casi l’uso massivo delle tecnologie non ha impedito una svolta significativa in appello, ribaltando le pesanti condanne di primo grado, caddero così tutte e tre le accuse. Il monitoraggio ad esempio di coloro che stanno intorno agli operatori dei salvataggi in mare, sono chiari segnali di quanto stiano venendo meno i diritti fondamentali del cittadino. L’utilizzo di questi strumenti viene impiegato sempre più. Seppure tante di queste tecnologie vengono create in Israele e in altri paesi, paesi come Italia e Spagna ne fanno largo uso.

Come sottolinea Erasmo Palazzotto, la campagna di stigmatizzazione ha così preceduto l’utilizzo della legislazione speciale con strumenti spropositati. Ogni passaggio ci fa perdere un pezzo di libertà. Così i decreti sicurezza, presentati per dare contro ai facinorosi dei centri sociali, hanno posto enormi limitazioni del diritto di sciopero in senso esteso.

Continua Paolo Fior di Allerta Rossa – Osservatorio sulla Sicurezza e di come si sia parlato dell’innovazione tecnologica provocata da un mercato emergente autoritario. Da un anno e mezzo ci sono al mondo più stati autocratici che democrazie. Questo ha portato allo sviluppo di sistemi tecnologici che si adattano ai tempi, alla velocità richiesta per poter attuare uno stato di sorveglianza e controllo. è il caso dei prodotti israeliani “tested in combact” in Palestina sulla popolazione civile palestinese. Paolo racconta del suo vissito in Palestina durato circa cinque anni a partire dal 2010 e già allora si temevano le ripercussioni dell’esercito israeliano e gli strumenti di riconoscimento facciale. Ad oggi l’AI è a sostegno dei crimini di guerra su grande scala. Un esempio è Lavender, che autonomamente, sulla base di una scrittura algoritmica, ha proceduto a uccidere 37mila persone. Tutti questi software gravano sul nostro futuro, non solo in Palestina. Il Marocco ha comprato software anche italiani per controllare e limitare le rivoluzioni a partire dal 2011 con le primavere arabe. La democrazia non è garanzia di nulla, non è garanzia di tutela dei propri diritti alla privacy.

Luca Gervasoni, Direttore di NovAct, spiega inoltre come strumenti tecnologici vengano impiegati nelle nostre città. Al tempo stesso di come si sia venuta a creare una rete ad esempio contro il Ddl Sicurezza: i pochi dati ufficiali sono impressionanti, in quanto rivelano come nell’area metropolitana di Milano, nelle zone rosse istituite a partire dal 2024, siano state fatte 880 identificazioni ogni 1000 abitanti, queste solo dalla polizia di stato. Le leggi pensate per combattere la mafia, come i fogli di via, sono stati trasferiti sugli attivisti attraverso i decreti sicurezza. Sono state emesse delle sanzioni amministrative che pesano in maniera maggiore in quanto non vi sono garanzie. Se contestati di un reato si ha pur sempre il diritto a ricorrere a un avvocato d’ufficio, nel caso delle sanzioni amministrative con le nuove norme può essere impedito alla persona di accedere a una determinata area, a un quartiere, per un determinato periodo di tempo. L’unica alternativa è fare ricorso al Tar con costi le cui cifre sono pazzesche, possono arrivare fino a 10000 euro.

A conclusione del panel è intervenuto Walter Massa, presidente nazionale Arci, con un importante nonché inequivocabile verità, ovvero che non è discusso di tecnologia. Questa edizione segna un salto di qualità politico per Arci, in quanto non si sta facendo solamente denuncia e formazione, ma pone davanti a noi i pericoli che corriamo come dirigenti e militanti di questa associazione. Questa si occupa di accogliere migranti, esprimere solidarietà alla popolazione palestinese contro il genocidio e contro altre forme di violenza attuate in diversi contesti globali. Il tema della repressione non è per addetti ai lavori, ma deve essere chiaro questa sia una minaccia per tutt3 coloro che svolgono un lavoro in qualità di dirigenti e militanti dell’Arci, in quanto soggetto collettivo e individui a rischio. Dobbiamo essere consapevoli del ruolo che stiamo giocando e che da soli non è possibile andare in alcuna direzione, ma necessitiamo della convergenza. Uscire, sì, da qui avendo capito tante cose in più, ma soprattutto consapevoli delle nostre azioni, svolgendo la nostra attività nei circoli, in quanto luoghi fisici in cui praticare l’alternativa. Questo è quanto ci chiede la storia nel mondo in questo momento.

Presto i video del terzo panel della prima giornata su ecoinformazioni [articolo di Giulia Rho, ecoinformazioni]

[Reportage fotografico di Massimo Borri, ecoinformazioni]

About The Author

Rispondi

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza

Scopri di più da [Arci - Giornalismo partecipato]

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere