eQua 2026/ 8 maggio/ Reportage/ L’invasione degli ultracorpi. Miliardari che vogliono rubarci il futuro.

Carlo Testini, responsabile nazionale per le disuguaglianze apre la prima sessione pomeridiana anticipando i temi che saranno trattati durante questa metà di giornata e nella prossima ricordando l’obiettivo di questo congresso che ricordiamo anche essere formativo: combattere il capitalismo ma anche combattere le solitudini. Oggi più che mai, Arci deve ricordare il suo compito cioè essere combattivi nel mettere in luce le strutture corrette che operano indisturbate.

Cede la parola a Vanessa Niri di Arci Genova, che presenta gli oratori di questo panel: Massimo Florio, detentore del forum Disuguaglianze e Diversità, Irene Doda, scrittrice e giornalista freelance e Andrea Daniele Signorelli, anche lui giornalista freelance.

Apre il dibattito quindi Massimo Florio con un interessante domanda: cos’è il capitalismo e perché quello di oggi è diverso rispetto a quello di ieri? Esiste una favola, quella che viene raccontata agli universitari e a cui molti oggi ancora credono, in cui il capitalismo dovrebbe essere concorrenziale e non generare monopoli ma la realtà è che non è più così. Il capitalismo con lo stato sociale si trasforma.

La generosa illusione progressista, cioè la convivenza e la co-evoluzione tra capitalismo e stato, si è rotta quando il capitalismo ha rallentato la sua crescita e la sanità e l’educazione, ad esempio, sono cominciate ad essere considerate un lusso. Addirittura la democrazia, secondo gli oligarchi, è diventata un limite e un impedimento al tipo di capitalismo di cui oggi parliamo: un capitalismo oligarchico.

Per definizione gli oligarchi sono i nemici della democrazia ma come si può andare in opposizione a questo? Con regolamentazioni più efficaci, certo, anche se dobbiamo ipotizzare che i regolamentari possano essere oppressi dall’oligarca stesso. La seconda soluzione potrebbe essere la tassazione dei patrimoni ma al di sopra di tutto ci vorrebbe un alleanza molto più potente tra stato e società.

Prosegue il dibattito Irene Doda che ricollegandosi alla riflessione di Massimo Florio, apre la riflessione alle piattaforme social. Esse utilizzate inizialmente per veicolazione di messaggi e idee poi sfociato nella narrazione del capitalismo californiano, in maniera molto effimera. Ma farsi guidare dal progresso tecnologico per migliorare le vite dei cittadine non sarebbe poi stata la soluzione, specialmente essendo esso in mano a precise figure.

Si unisce alla discussione Andrea Daniele Signorelli che conferma che il pensiero iniziale fosse appunto quello che le piattaforme social avrebbero unito il mondo, unito i popoli ma una volta abbandonata quest’idea, dopo che cambia il clima politico americano, cadono le maschere dei finti progressisti dimostrando l’allineamento dei techno miliardari alle politiche di Donald Trump.

Il dibattito si conclude parlando delle soluzioni a questi divari così forti di potere e di ricchezza e quindi il ragionamento su come sabotare questo meccanismo capendo che quello che può fare male ai techno miliardari è ad esempio l’alternativa alle loro piattaforme, alternative pubbliche. Altrimenti la nostra soluzione, ultima e disperata, potrebbe essere la ghigliottina.

Presto i video di questo primo panel pomeridiano su ecoinformazioni [articolo di Amelie Di Matteo, ecoinformazioni]

Guarda tutte le foto di Massimo Borri, ecoinformazioni

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