eQua 2026/ 9 maggio/ Reportage/ Il capitalismo e la guerra alla solidarietà

Si apre la seconda giornata di eQua 2026 con il primo interessantissimo panel intitolato Il Capitalismo e la guerra alla solidarietà. Modera questa discussione Alice Eugenia Graziano di Arci Torino che ricorda ai presenti quanto Arci sia impegnata sul tema della solitudine e come le persone abbiano reti poche solide e poche persone su cui contare.

Interviene Paul Klotz, un esperto associato della Fondazione Jean Jaurès di Parigi, accompagnato dal traduttore. La solitudine è un fatto sociale che con il tempo è diventata una risorsa sfruttata dal capitalismo, come ci spiega Paul, e della commercializzazione della solitudine fondata sull’intelligenza artificiale. Secondo il filosofo Jean Boudrillard, il quale diede una definizione della solitudine, l’individuo si definiva inizialmente attraverso un sistema di corporazione; ad oggi lo stesso individuo si definisce per la propria capacità di accumulare oggetti. La dominazione del sistema sociale neoliberale, dove il valore dell’individuo è definito dallo sforzo prodotto, è tra le principali cause di questo slittamento. Tale sistema non crede al determinismo sociale: se hai successo è perché lavori tanto. Secondo la scienza economica neoliberale, l’individuo razionale è imprenditore dei suoi stessi sforzi e competitore sociale, dimostrando così una diffidenza verso l’altro, e conseguente distruzione delle realtà collettive; tutto ciò per evitare la marginalizzazione sociale. In Francia, ad esempio, i sindacati hanno perso terreno già a partire dagli anni ’70. Assistiamo all’atomizzazione dell’individuo. Continua Paul, vi sono due tipi di solitudine: la prima è oggettiva, legata alla classe sociale e determinata dall’assenza di legami sociali, questa non riguarda solo gli anziani ma ben più spesso i giovani. Vi è poi una solitudine soggettiva, quella percepita che riguarda il 40% della popolazione della Francia, ancora una volta i giovani, specie dopo la crisi pandemica. Vi è un’importante speculazione del capitalismo digitale. Il tempo d’uso dei social, laddove questi sono evoluti sviluppando sistemi e algoritmi capaci di ottimizzare il tempo d’uso, risultano infine più attraenti e massimizzano così il tempo trascorso da soli: una trappola intenzionale. La solitudine è il prodotto del capitalismo digitale, per mezzo del tempo sottratto alle relazioni sociali, della degradazione delle capacità sociali e dell’aumento del costo delle pratiche socializzanti.

Con l’automazione del lavoro e la riduzione delle ore di lavoro, il tempo non è stato guadagnato. Tramite l’uso delle piattaforme l’individuo è inconsapevolmente solo, in quanto le stesse hanno la presunzione di sostituire le relazioni sociali e le attività relazionali. L’aumento della solitudine come fondo di commercio è il frutto del capitalismo digitale; vengono pertanto creati nuovi servizi per far fronte alla solitudine creata dalle piattaforme, generando così un circolo vizioso. Tutto ciò ha conseguenza politiche: l’origine del totalitarismo è la desolazione. L’individuo, sentendosi solo, è privato dell’esperienza collettiva, quella capace di emancipazione, e permette che tali totalitarismi attecchiscano. Aristotele definiva così la philia: il principale fattore che determina la stabilità della città, nonché l’interesse per la specificità altrui che è alla base della concordia, ovvero la capacità di vivere assieme nonostante le differenze. La solitudine è il terreno in cui prosperano fascismi e populismo.

A Francesca Coin, sociologa e professoressa ordinaria all’Università Cattolica di Milano, viene domandato quali siano i dispositivi per lo smantellamento del capitalismo digitale? Riprendendo la dichiarazione di Steve Roth, un miliardario newyorkese, in riferimento alla comunicazione di Mamdami di voler tassare i più ricchi, questa rivela quale sia il grado di ipocrisia di questa “minoranza discriminata”. Lo scandalo da loro rivendicato come subito è triplice: quello della ridistribuzione della ricchezza secondo un principio democratico; l’allentamento della disciplina lavorativa; l’allentamento della gerarchia. Le grandi riforme fatte in Italia in merito a sanità, divorzio, diritti delle donne, stanno venendo erose, in virtù della protezione di una certa gerarchia sociale. Il vero problema è che vi è un certo consenso sociale su quanto dicono questi miliardari.

Quali le tattiche per l’uscita dal sistema capitalista delle solitudini?

Paul spiega come in Francia dovrebbe esserci un servizio pubblico del tessuto e dei legami sociali. I giornalisti lo accusavano di voler ancora di più l’intervento dello stato nella vita degli individui. La solitudine ad oggi è una défiance del marcato e del modello liberale, genera la sofferenza di molti e alimenta il profitto di alcuni privati, di pochi. Quale forma concreta può assumere? Lo stato è l’ultima istituzione, nonché agente, nella sfera o rete territoriale che possiede delle capacità e delle risorse, quelle pubbliche, e pertanto capace di individuare le cause di solitudine. Concretamente il servizio pubblico dovrebbe creare dei partenariati con le associazione che propongano delle attività di socializzazione, di vario tipo, degli agenti referenti a livello di front office, capaci di individuare gli individui a rischio di solitudine alle quali proporre della attività di socializzazione. L’urbanismo relazionale: ripensare gli spazi urbani anche da parte di professionisti, dove assai importante è la presenza della natura. Gli indicatori del benessere sociale aumentano dove la natura è presente. Aumenta così anche la propensione a migliorare la città e la tutela dell’ambiente naturale. Altro aspetto importante è la pressione necessaria affinché i creatori degli algoritmi vengano responsabilizzati, evitando di creare dipendenza.

Resistenza fuori da un contesto istituzionale? Francesca parlava di tassazione, laddove le città sono predate da coloro che sono dalla parte privilegiata delle disuguaglianze. Si ha l’impressione di avere di fronte una svolta. Dovrebbe essere prioritaria una campagna per la sanità pubblica e il diritto alla casa.

Presto i video del primo panel della mattinata su ecoinformazioni. [articolo di Giulia Rho, ecoinformazioni]

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