eQua 2026/ 9 maggio/ Reportage/ Immaginari ed egemonia culturale del Capitalismo della sorveglianza

Prosegue quindi la mattinata del secondo giorno di eQua 2026 con Maso Notarianni che apre e modera una discussione sul Capitalismo della sorveglianza. Passa quindi la parola alla prima oratrice Patrizia Catellani, Professore ordinario di Psicologia Sociale all’Università Cattolica di Milano che introduce il tema facendo riferimento a due aspetti principali, il primo la solitudine.

Tema trattato ampiamente anche nel panel precedente di questa mattina e nella giornata di ieri, e tremendamente correlato allo status sociale ed economico. L’essere infatti in una condizione sfavorevole o possiamo dire svantaggiata contribuisce all’estraniamento di alcuni individui dalla società. In questo fenomeno rientra quindi anche l’utilizzo dei social, in particolare nella categoria di più giovani, che colma quel senso di vuoto che però dovrebbe essere colmato dalla società a e delle politiche che dovrebbero andare in contrapposizione alla solitudine. Ed è questo per cui Patrizia Catellani si batte, per la realizzazione di queste politiche, ovviamente successive ad un analisi approfondita di questo fenomeno .

Passando al tema della sorveglianza, Patrizia Catellani trova che la disuguaglianza renda molto difficile la distinzione tra il vero e il falso e che la tendenza a credere a teorie complottiste o false, ad esempio, dipenda da diverse motivazioni fondamentali che, condizionate dal malessere e della solitudine, rendono molto più semplice la sorveglianza e la manipolazione e proprio la solitudine stessa potrebbe spingere una persona ad unirsi ad idee o schieramenti estremisti.

Prosegue la discussione Duccio Facchini, direttore di Altraeconomia, che premette di porsi nel discorso come provocatore. Francesca Albanese, utilizza come esempio Duccio, rompe il sistema e la risposta del potere capitalista e del sistema non è però lo spegnimento o il ban dai social ma è il rovinamento della tua vita con l’intervento sulle carte di credito e sui circuiti di pagamento. Secondo Duccio, se noi oggi vogliamo smantellare questo sistema infatti dovremmo agire non sulla sorveglianza ma sulla finanza con la quale il capitalismo si ciba. Invita ad uscire dal mito, ad esempio, dell’intelligenza artificiale come presenza mistica da combattere, ma di concentrarsi sulle vite umane che, ovviamente sottopagate, lavorano nella correzione dell’analisi dati e di spostarsi dell’idea di questo grande fratello che ci condiziona la vita quando dietro ad esso ci sono persone.

Dopo un interessante riflessione di Maso su come possano degli algoritmi distorcerti completamente la realtà, una realtà costruita solo sulle cose che ci piacciono e non sulle ingiustizie e sulle disuguaglianze, riprende la parola Patrizia che come psicologa sociale e politica pensa che non sia tutto bianco o tutto nero ma è il processo che porta noi persone a vivere e a credere su una realtà di questo tipo che va studiato ed è quello sul quale bisogna intervenire. L’aiuto nell’aumentare la consapevolezza nelle persone su questo ambito, però, può essere secondo solo ad una conoscenza dell’individuo che ti trovi davanti perché per far sì che la politica possa e debba rispondere ai bisogni dei cittadini vuol dire conoscerli in primis.

Ma quindi qual è il modo per hackerare e per distruggere questo capitalismo? Duccio in parte crede che la chiave sia l’informazione, riavvicinare le persone all’informazione corretta e non finanziata. Ma non basta. La partecipazione alla vita democratica del paese, a dimostrazione dell’ultimo referendum abrogativo, è l’inizio della ripresa di un paese, di un mondo, da cui il capitalismo deve sparire.

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