Ddl caccia/ Approvato in Senato il ddl «sparatutto»
È stato approvato in Senato, il 23 giugno 2026, il ddl 1552 sulla caccia, denominato dalle principali realtà ed associazioni animaliste ed ambientaliste «ddl sparatutto». 80 i voti favorevoli, mentre 56 i contrari e 2 gli astenuti.
A cambiare le sorti della biodiversità ci pensa il ddl caccia 1552 approvato il 23 giugno in Senato, in attesa di approvazione dalla Camera. Numerose le associazioni ambientaliste ed animaliste che si stanno attivando nella raccolta di firme per contrastare questa modifica di legge. Il ddl 1552 andrebbe infatti ad apportare modifiche alla meno recente legge 157 dell’11 febbraio 1992, ossia la normativa quadro nazionale che disciplina la protezione della fauna selvatica omeoterma e l’attività venatoria in Italia.
Il ddl in questione, per molti, è un grande passo indietro nei confronti della biodiversità, non tanto per i danni che potrebbe arrecarne concretamente, ma per la presenza di modifiche che riflettono l’idea di una caccia ludica e sportiva e meno gestionale, come invece vorrebbero venderla.
Sono molti gli articoli modificati, ma alcuni dei quali davvero critici. L’articolo 18 della legge, ad esempio, verrà modificato aggiungendo, invece che ridurne l’elenco, specie cacciabili come l’oca selvatica, ad ora a rischio di estinzione, ed il piccione; si salva invece lo stambecco, incluso nei precedenti testi di modifica. In questo articolo, inoltre, troviamo delle modifiche ancora più critiche, come l’eliminazione dei periodi limite oltre cui la caccia andrebbe sospesa, ad ora fissato come limite massimo il 10 febbraio di ogni anno. Perché questo limite è così importante? Perché, soprattutto per quanto riguarda specie migratrici, si tratta di un periodo pre-riproduttivo molto critico, fondamentale per trovare le giuste risorse ed energie per una successiva riproduzione; l’eliminazione di un limite massimo, o il suo spostamento oltre gli inizi di febbraio, comporterebbe una situazione difficoltosa e ancora più critica per quelle specie di ritorno dai paesi di svernamento nel sud del mondo, che si aspetterebbero di trovare ambienti in cui recuperare energie e poter infine riprodursi, situazione già di per sè difficoltosa a causa del cambiamento climatico che comporta di anno in anno ritardi nella stagione invernale. L’articolo 18 riporta inoltre una estrema ambiguità e arbitrarietà nei confronti dell’ISPRA e del comitato scientifico, ai quali spetterebbero pareri richiesti riguardo determinate scelte, ma di cui non si capisce l’importanza che eventuali pareri avrebbero una volta espressi, verranno ascoltati oppure semplicemente archiviati?
La modifica all’articolo 5, insieme al 18, è un altro esempio della criticità di questo ddl; quest’ultimo richiede infatti la modifica nella possibilità di caccia tramite richiami vivi, già di per sé criticabile, ma che attualmente impone un limite di 40 individui e 10 specie utilizzabili; la modifica andrebbe ad eliminare i limiti attuali nel caso di individui e specie allevate per i richiami.
Un ulteriore passo ricco di ambiguità ed arbitrarietà riguarda la modifica all’articolo 10, iandando a riscrivere quelle che diventerebbero le aree protette, in cui la caccia è vietata, e le aree cacciabili; una modifica che non va ad ampliare le zone cacciabili o ad eliminare le aree protette, ma che permette di riscriverne i confini, con l’inclusione di pareri da parte delle regioni, aumentando l’incertezza verso il futuro delle specie.
Un’altra modifica discutibile è quella riguardante la possibilità di caccia anche con presenza di manto nevoso, situazione già di per sé critica per gli animali, in un periodo, quello invernale, in cui i minimi disturbi possono causare serie difficoltà di sopravvivenza, non solo per la specie cacciata, ma per tutti quegli individui che ne subiscono danni indirettamente. Avrebbe senso aumentare l’impatto sulle popolazioni in questo modo, al di fuori della specie target?
Non può ovviamente essere ignorato l’impatto di queste decisioni nei confronti dei cittadini ed il beneficio, invece, per le case produttrici di armi, sempre più in crescita e protagoniste negli ultimi anni.
Questo ddl, come accennato, rappresenta la direzione sbagliata che sta assumendo il futuro per l’ambiente e la biodiversità, soprattutto per le popolazioni di uccelli ad ora classe animale più a rischio di estinzione, per quanto riguarda l’attività della caccia. Non si tratta di per sé di un disegno completamente criticabile, in base ai propri pareri etici, ma l’ennesima dimostrazione della visione che si ha dell’ambiente, considerato come un gioco o una risorsa indistruttibile, soprattutto in un momento critico di cambiamento climatico come quello in cui stiamo vivendo.
[Testo di Matteo Gioia, ecoinformazioni]

