Per un dormitorio pubblico aperto tutto l’anno

Aspettano un luglio rovente giugno è già passato e penso che si debba prendere seriamente in considerazione la situazione delle persone che vivono in strada: uomini e donne, italiani e stranieri, ormai sempre più numerosi nella nostra città.

Usciti dall’inverno, durante il quale molti di loro hanno trovato rifugio dal gelo nei locali dell’emergenza freddo, ora devono affrontare il caldo torrido di questi giorni e di quelli che verranno.

L’ideale sarebbe che, così come è stato fatto durante l’inverno, anche ora ci fosse un luogo con un tetto dove poter dormire.

L’afa è tremenda e il sole, con il suo calore, mette a dura prova la salute di queste persone.

Perché, allora, non pensare a una struttura anche estiva? L’ideale, richiesto da tanti ormai da anni, è un dormitorio pubblico aperto tutto l’anno. Ma questa estate, che stiamo vivendo e che, secondo gli esperti, sarà eccezionale per le alte temperature, richiede risposte immediate. Ci attendono giornate con temperature elevatissime, anche all’ombra.

Perché, quindi, di fronte a questa emergenza, non creare luoghi di sollievo, con una doccia sempre disponibile, una bottiglietta d’acqua sempre pronta e operatori che si prendano cura di queste persone?

La salute di chi vive in città è importante e, quando si è senza fissa dimora, affrontare le fragilità quotidiane diventa una “guerra” difficile da vincere.

Pensiamo anche alla solitudine. Dopo la colazione, magari dopo il pranzo alla mensa Caritas, come trascorrono il resto della giornata? Vagano con uno zaino sulle spalle o con un cane come unico compagno, passando dalle piazze ai giardini in cerca di un po’ di refrigerio. Sono ore lunghe e difficili da affrontare.

Ormai la questione delle persone senza fissa dimora è diventata una realtà strutturale e, come tale, dovrebbe essere affrontata con interventi altrettanto strutturali. Servono un luogo sicuro per la notte, spazi di accoglienza durante il giorno e operatori che accompagnino le persone in un percorso di sostegno e reinserimento.

Non possiamo più far finta di niente. Anche perché, come diceva don Tonino Bello, un tetto non basta più: ci vuole anche qualcuno che ti dia la buonanotte e, il mattino dopo, il buongiorno. [Luigi Nessi, ecoinformazioni]

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