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Sull’orlo del cratere/ Pandemie

La danza tra uomini e scheletri è una metafora della caducità della vita che ha avuto una certa fortuna nel tardo medioevo e soprattutto dopo le grandi pestilenze, prima tra tutte quella europea manifestatasi tra il 1346 e il 1352. L’arte figurativa pittorica e quella scultorea hanno raffigurato la danza macabra nei luoghi sacri e nei cimiteri (intorno al 1424 fu dipinta quella degli Innocenti a Parigi, che è la più antica e famosa), con il preciso significato morale del memento mori, non dimenticare che la vita è breve, ciò che da secoli si ricordavano i monaci certosini di clausura ogni volta che si incontravano; ma i certosini sono stati anche i più raffinati conoscitori della natura e hanno saputo nel tempo costruire un rapporto equilibrato con essa.

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Nona marcia Csf/ La solidarietà non può fare festa

Per la nona volta, la rete Como senza frontiere ha manifestato per ricordare la strage continua dei migranti in viaggio verso l’Europa, per chiedere un’accoglienza degna della civiltà europea, nazionale e locale, per respingere ogni ipotesi di deriva poliziesca nell’affrontare i temi della migrazione. Sotto Porta Torre, ancora illuminata a festa, c’è poco da rallegrarsi: l’estensione dei CEI è una minaccia gravissima non solo alla dignità delle persone migranti ma anche allo stato di diritto, con l’applicazione di una sorta di apartheid provvisoria-permanente.

Solo qualche passante, tra i tanti che cortesemente hanno accettato il volantino, si ferma a riflettere.

[FC, ecoinformazioni]

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