Assessorato Cultura Comune di Como

4 settembre/ Risonanze: dalla Funicolare a Geno

La Casa della Musica di Como con Risonanze propone, anche quest’anno, tre percorsi alla scoperta di luoghi, suoni, storie, personaggi della città e della periferia di Como, intrecciando momenti musicali con luoghi significativi o poco noti.
Organizzati dalla Casa della Musica e dal Comune di Como nell’ambito degli appuntamenti estivi di Como Live, gli itinerari sono a cura dell’Accademia Orchestrale del Lario per quanto riguarda gli aspetti musicali e di Fabio Cani per quanto riguarda gli aspetti storici e artistici.

Domenica 4 settembre 2016, il secondo appuntamento di quest’anno propone una visita guidata alla sponda occidentale del primo bacino del Lago di Como, dalla piazza della Funicolare (ritrovo alle ore 15.15) fino alla punta di Geno. È l’occasione, abbastanza inconsueta, per gettare uno sguardo da vicino alle ville della “seconda” sponda di Como, di fronte a quell’altra, più famosa e celebrata, del Borgo Vico. Ma anche quella di Geno non difetta di motivi di interesse e di sorpresa, anzi, forse proprio perché meno nota, ne abbonda. Anche in quest’occasione, la collaborazione di alcuni proprietari garantisce la possibilità di superare quei cancelli quasi sempre inesorabilmente chiusi.

Durante il percorso, com’è previsto da questo particolare modello di visita, ci saranno quattro momenti musicali, dedicati a brani tra Sette e Ottocento, eseguiti da Mariagrazia Inzaghi al flauto traverso, Elena Colella al violino, Paola Colombo al violoncello.

27 agosto/ ComoJazz: concerto di Paolo Tomelleri quartett

Terzo appuntamento con il festival ComoJazz 2016, sabato 27 agosto 2016 alle ore 21.15 in piazza Martinelli a Como, con Paolo Tomelleri quartett (Paolo Tomelleri – clarinetto, Luca Cacucciolo – pianoforte, Alberto Guareschi – contrabbasso, Toni Arco – batteria).

Di grande rilievo i musicisti che saliranno sul palco: Paolo Tomelleri inizia come autodidatta, appassionandosi al jazz sin da giovane; si trasferisce poi a Milano e nel 1959 entra nei Cavalieri, con Enzo Jannacci, Gianfranco Reverberi, Luigi Tenco e Nando de Luca; nel 1971 collabora con Adriano Celentano. In parallelo con le attività nella musica leggera (che progressivamente abbandonerà a partire dagli anni ’90), porta avanti quella di musicista jazz, suonando in molte formazioni. Ha inoltre pubblicato libri di teoria musicale, solfeggio e studio del clarinetto, e ha suonato nei più importanti festival di jazz europei.

Gianluca Cacucciolo inizia a suonare il pianoforte a 12 anni. Forma giovanissimo i primi gruppi musicali con cui si esibirà in vari contesti. Intensa è la sua attività concertistica che lo porta a suonare, come leader, free lance o in diversi gruppi, in tutta Italia, in Svizzera, in Austria, in Slovenia, in Cina a Pechino e in vari contesti: eventi, mostre, teatri, club, festival (Onyx jazz festival, Beat on to jazz, Besana Open Jazz Festival, Apriljazz, Blue Note di Milano etc.

Alberto Guareschi, diplomato in didattica della musica a Milano, ha studiato contrabbasso alla Civica scuola di musica. Ha collaborato nell’ambito della musica jazz e della musica leggera, in oltre 30 anni, con moltissimi noti ed affermati artisti dei settori.

Tony Arco ha iniziato lo studio dello strumento sotto la guida di Enrico Lucchini, per poi incontrare Tullio De Piscopo, con cui ha instaurato un profondo legame d’amicizia che prosegue ancora oggi: la sua formazione si è completata negli Stati Uniti. Specialista degli organici allargati, Arco ha collaborato con orchestre sinfoniche e big band e oggi è considerato unanimemente un punto di riferimento della didattica della batteria jazz; è il batterista della Civica Jazz Band.

Il festival ComoJazz è organizzato dalla Casa della Musica di Como, con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Como.

I concerti sono a ingresso libero. In caso di pioggia, i concerti si terranno presso la Casa della musica, in via Collegio dei Dottori 9 a Como (proprio di fianco a piazza Martinelli).

 

6 agosto/ Festival ComoJAZZ 2016: primo concerto con Rhapsodija Trio

L’associazione Casa della Musica, proseguendo il percorso iniziato con successo nel 2014, propone anche quest’anno il Festival ComoJazz, cinque concerti dal 6 agosto all’11 settembre che coinvolgeranno ventitré artisti fra i più interessanti del panorama nazionale e non solo. Serate di jazz offerte al pubblico di appassionati nel piccolo “auditorium” all’aperto dall’acustica preziosa di Piazza Martinelli. 

ComoJazz è promosso con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Como.

Primo concerto sabato 6 agosto alle ore 21.15 in piazza Martinelli (in caso di pioggia, nell’attigua Casa della musica – via Collegio dei Dottori 9) Como  con il Rhapsodija Trio, composto da Maurizio Dehò violino, Luigi Maione chitarra e Nadio Marenco fisarmonica.

Cosa ci fanno sullo stesso palco un violino del ‘700, una Gibson Les Paul del ’71 e una fisarmonica di Stradella? Segnano il nuovo corso di Rhapsodija Trio. Un ensemble di impatto immediato, più elettrico, più swing, evocativo e sempre più passionale, travolgente.

Il violino appartiene al gusto e alla creatività di Maurizio Dehò, un artista importante della tradizione popolare est-europea nel nostro paese. Languido e potente, dotato di entusiasmo e comunicativa inesauribili, è ancora una volta alla ricerca di nuovi percorsi espressivi. La chitarra è di Luigi Maione in versione elettrica, che rivela la natura del proprio sound d’origine, le radici rock, latine, ma non solo. Ancora sensibile alle ispirazioni manouche, mediterranee e flamenco, si dedica alla costruzione di un progetto rinnovato, fatto di energia, intuizioni, reminiscenze e un pizzico di trasgressione. Il nuovo fisarmonicista Nadio Marenco è la terza anima pulsante del gruppo, musicista di grande sensibilità artistica e sorprendenti capacità tecniche. Tensione tanguera, solida base di appoggio per i voli e i virtuosismi dei compagni, è a sua volta ispiratamente melodico nell’alternarsi di accompagnamento e canto, assoli e ancora groove.

I tre presentano un’antologia della loro produzione dal 95 ad oggi, dai pezzi propri ai brani kletzmer completamente riarrangiati, a stuzzicanti riletture di brani classici, di tango argentino e della tradizione gitana.

 

Memories: arte, visione e riflessione a S. Pietro in Atrio

Brassesco-concorso

Lo spazio espositivo di San Pietro in Atrio a Como ospita fino al 20 dicembre la mostra personale Memories, di Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto, che hanno vinto l’edizione 2015 di CoCoCo Como Contemporary Contest, concorso ideato nel 2009 dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como per promuovere e far conoscere giovani artisti.

Memories è un’esposizione molto interessante, per i molti livelli che esprime. Al primo sguardo sembra una mostra di fotografie, di quelle fotografie accuratissime, iperrealiste e sognanti al tempo stesso a cui una certa “scuola” visiva e editoriale ci ha abituato. Ma basta poco per accorgersi che non solo di questo si tratta; numerose immagini si rivelano infatti come remake (il termine cinematografico non è fuori luogo, come si vedrà…) di opere pittoriche del passato e in particolare di quella stagione del Romanticismo e del Simbolismo che dall’Otto al Novecento ha fortemente segnato la cultura occidentale.

Dunque le opere visive (difficile a questo punto definirle solo fotografiche) si collocano in uno spazio ibrido, che viene facile definire “metalinguistico”, poiché evidentemente di riflessione sul fare, smontare e rimontare il linguaggio dell’arte si tratta. La battuta che mi è venuta spontanea è che in queste opere c’è la voglia di fare qualcosa “più vero del vero che vero non è”.

Brassesco-Corcos

 

Eppure anche questo non basta: le opere sono perfettamente godibili anche al di là di qualsiasi riflessione “filosofica” ed evidenziano un gusto della comunicazione che è immediata, spontanea, non certo di sponda, facendosi forza delle citazioni di Gustav Klimt, Dante Gabriel Rossetti o Vittorio Matteo Corcos.

Se poi, com’è doveroso (visto che fanno parte integrante della mostra), si presta attenzione ai video che mostrano il backstage della realizzazione delle opere, si capisce che ogni opera è una produzione (in senso, appunto, cinematografico), in cui il percorso di realizzazione è altrettanto significativo dell’opera finale. Anche qui verrebbe facile un ripensamento di certe tematiche filosofiche (ormai, ahimé, desuete) sul modo di produzione e sulla reificazione, ma tant’è… le opere, come si diceva, sono godibilissime e quindi è inutile tediare il pubblico con divagazioni impegnative. Meglio divertirsi a guardare le fasi della costruzione della panchina “di Corcos” o dell’abito bianco “di Dante Gabriel Rossetti” e far mente locale al fatto che quasi sempre la protagonista ritratta nelle immagini è l’artista stessa… perciò anche di lavoro interpretativo (attoriale in senso stretto, direi) si tratta.

Se nella mostra comasca il nucleo è formato da queste riletture/reinvenzioni, non mancano comunque opere assolutamente originali, dove la dimensione del “raccontare” l’opera si traduce in allusioni fiabesche.

Frutto del lavoro di due giovanissimi (un anno meno di trenta lei, un anno più di trenta lui), le opere di Tania e Lazlo mostrano già oggi una maturità non comune, una capacità di coniugare la consapevolezza linguistica con l’immediatezza comunicativa, una abilità tecnica aggiornatissima (che traduce nei pixel digitali quella che fu la maestria delle pennellate): tutte caratteristiche che fanno sperare di poterli incontrare di nuovo, tra qualche anno, più originali e più veri che mai. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto, Memories

San Pietro in Atrio, via Odescalchi a Como

aperta fino al 20 dicembre

da martedì a venerdì dalle 14 alle 18, 
sabato e domenica dalle 15 alle 19, chiusa lunedì

ingresso libero

Da Como a Expo per Como capitale

 

ComoCapitaleCultura

L’atteso workshop in vista della partecipazione di Como alla seconda fase della candidatura a “Capitale italiana della cultura” si svolge sabato 29 agosto a Expo. Avrebbe dovuto tenersi, secondo i primi annunci, a Como, ma poi il desiderio di sottolineare l’apertura internazionale di questo progetto ha suggerito di abbandonare le sponde del Lario e di approdare ai padiglioni della periferia milanese.

Invitate erano associazioni e operatori culturali (non tutte e tutti, e i criteri della selezione – ammesso che criteri vi siano stati – sono uno dei dubbi che aleggiano sopra l’operazione).

Ci sono andato come rappresentante dell’Arci, e confesso di esserci andato senza troppo entusiasmo (alla fine ammetto che il clima era assai più disteso e morbido di quanto mi ero immaginato e semmai il modello era più quello della gita scolastica: tutti insieme sul pullman a parlare delle vacanze appena finite, ma i problemi non erano – e non sono – quelli relativi al clima…).

Prima tappa, come da programma, è il padiglione Lake Como Essence, che si dice riscuota molto successo; nella mostra vera e propria (assai gradevole, in effetti), alcuni elementi caratterizzanti del territorio comasco sono esposti in modo non sempre immediatamente comprensibile, in compenso tra i cartelli esplicativi il primo a essere caduto è quello delle “imprese”: la metafora è ritenuta esplicita, ma male augurante.

Poi si sale a un piano superiore e iniziano i lavori. Una cinquantina i partecipanti, più ovviamente lo staff dell’organizzazione. Più che le assenze (anche perché sappiamo che molte persone assommano su di sé più di una rappresentanza) si notano le presenze sconosciute; l’effetto è quello dell’“appello incompleto” (siamo sempre a scuola…).

L’apertura dei lavori spetta ovviamente all’assessore alla cultura del Comune di Como, Luigi Cavadini, e al presidente di Fondazione Volta, Mauro Frangi.

Il primo riassume lo stato dell’arte: «L’obiettivo dell’incontro è quella di sollecitare e recepire indicazioni in merito al dossier di candidatura (seconda fase). Perché in Expo? perché questo non riguarda solo la città, ma ha una prospettiva più ampia. Il bando ha solo accelerato un processo già avviato per definire “quale strategia per la città”. Delle 72 proposte ricevute tramite la “call” sul sito, 15 sono state giudicate particolarmente significative e i soggetti proponenti sono stati invitati all’incontro odierno in aggiunta alle associazioni ‘imperdibili in città”».

Ecco chi sono le facce sconosciute! D’altra parte sono onorato di far parte di alcune associazioni “imperdibili” e però anche di altre “perdibilissime” evidentemente.

Continua Cavadini: «Si lavora quindi per un programma della cultura della città ed è una operazione che continuerà. I lavori sono diretti da un tavolo politico formato dai sindaci di Como, Brunate e Cernobbio e dai rispettivi assessori; c’è un tavolo tecnico che lavora alla preparazione del dossier che è formato da Fondazione Volta più una commissione di esperti. Si lavora in una logica di insieme». Viene poi data lettura del riassunto del bando (sono le prime nove slide delle linee strategiche in powerpoint che non ripeto, perché sono state semplicemente lette parola per parola; unica leggera sottolineatura sull’importanza dei collegamenti del lago).

Completa Frangi: «I tempi sono stretti. Ma l’occasione è essenziale per un’accelerazione dei progetti già in atto, dove è centrale la capacità del sistema culturale di lavorare in modo coeso e di sviluppare il territorio. Il tema che il progetto si è dato è l’“estro armonico” che significa concepire Como come “fabbrica della creatività”, ovvero: continuità nel medio periodo, progettualità condivisa, concretezza e fattibilità, attrattività turistica, innovazione». Anche qui si seguono le slide del powerpoint, con due sole aggiunte non preventivamente comunicate ai partecipanti.

«L’importante è fare squadra» conclude Frangi.

Sinceramente, tutto questo lo si sapeva già. Non c’era bisogno della trasferta a Expo. Non c’è un solo accenno “di metodo”, nemmeno una sottolineatura per i nodi problematici – che non sono imputabili a responsabilità dei presenti e che quindi potrebbero anche essere richiamati –; per esempio la questione della mobilità sul/del lago: qualcuno può pensare che sia cosa fatta? Una sola parola per la questione delle strutture (che pure, come ho già ricordato, è questione centrale nel bando) e che invece Cavadini mette incredibilmente in fondo, nella slide, non annettendogli grande importanza.

Poi la parola passa a Salvatura Amura, direttore della Fondazione Volta, che condurrà gli interventi dalla platea (in teoria tre minuti per ciascuno, ma non ci sarà mai bisogno di togliere la parola a chicchessia).

I numerosi interventi (ne ho contati non meno di una trentina) vertono intorno a pochi argomenti: l’importanza di un calendario unico per evitare sovrapposizioni e contraddizioni, la necessità della comunicazione (cittadina, regionale, nazionale, internazionale, galattica… comunque tecnologica), la centralità della questione economica, l’essenzialità dell’attrazione turistica (di nuovo – con un salto di scala – regionale, nazionale, internazionale, intergalattica), la bontà – anzi l’indispensabilità – della propria offerta culturale, che ovviamente non può e non deve restare fuori dal programma della “capitale della cultura” (che qualcuno, però, con singolare lapsus si ostina a derubricare a  “capoluogo”).

Pochissimi gli interventi che si discostano da questo canovaccio tra gli altri quello di Alberto Longatti, che si pone la domanda su che cosa davvero la gente di fuori percepisca di Como e su cosa la gente – sempre di fuori – si aspetti da Como; nel merito, indica come centrale il ruolo del “romanticismo” di Como (in senso storico: il movimento culturale ottocentesco) e quindi sottolinea come essenziale il rapporto con il lago; conclude con un invito che ai più dev’essere sembrato sibillino: il passato deve farsi presente. Nel proseguo dei lavori verrà risposto a Longatti che questo tema è stato sviscerato, ma che le scelte effettuate non possono ancora essere esplicitate, «perché se no gli altri concorrenti [anzi: competitors] copiano».

Anche il mio intervento – chiedo scusa per la presunzione, ma mi ci hanno mandato per quello – è un po’ diverso. Dichiaro di intervenire come Arci provinciale, ma che faccio parte anche dell’Istituto di Storia contemporanea – non invitato! – e della Casa della Musica – invitata e di cui nessun altro rappresentante ha potuto essere presente –). Sottolineo che se la candidatura di Como capitale cultura fa parte di un percorso già avviato non si può invocare ristrettezze di tempo per la scarsa attività in favore della partecipazione; se si è partiti prima, come mai ci si riduce ad agosto a coinvolgere – si fa per dire – le associazioni?

Sulla questione del programma preciso che le cose fatte e che si faranno sono assai di più rispetto a quelle che si includeranno nel fatidico calendario della “capitale” e che non tutto può essere ridotto alla categoria – peraltro rispettabilissima – dello spettacolo. La cultura è assai di più.

Ricordo che nel settore culturale sono essenziali tanto le filiere orizzontali quanto quelle verticali – o se si preferisce: diacroniche –: si parla tanto del Lake Como Film Festival, ma, senza nulla togliere ad Alberto Cano e alle persone che collaborano con lui, cosa sarebbe successo se lui non avesse potuto crescere e sperimentarsi nei cicli al cinema Gloria (che è circolo Arci), che a loro volta hanno raccolto in continuità l’eredità dei cicli organizzati fin dal 1977 da Radiocomo e poi dal cinecircolo Città murata? Essenziale è quindi l’offerta culturale in tutte le direzioni e su questo si misura il ruolo di “capitale”.

Provo a riassumere la questione così: noi vorremmo pensare a “Como capitale cultura” non come a un programma ma come a un ambiente, in grado di sviluppare l’attività culturale a Como; allora l’amministrazione dovrebbe essere creatrice di precondizioni, non organizzatrice né tantomeno calendarizzatrice. Quindi bisogna dare grande attenzione alla questione delle strutture, che invece incredibilmente viene messa all’ultimo posto.

Dopo la pausa pranzo, si riprende con l’intervento dell’assessore Cavadini per esporre la sua sintesi della mattinata: sottolinea l’importanza di creare attrattività internazionale in più rispetto a quella attuale; ripropone l’idea di un nuovo evento-cerniera, per collegare la stagione estiva alle proposte della Città dei balocchi, un evento concentrato in pochi giorni di novembre su cui convogliare gli introiti della tassa di soggiorno; chiarisce [finalmente! NdR] che i fondi messi a disposizione dal governo per il bando sono “fino” a un milione di euro e che quindi non si sa esattamente quanti saranno e che dovranno obbligatoriamente servire per la gestione del progetto; a questo proposito sottolinea l’importanza che tutti i soggetti intenzionati a far entrare nel bando i loro progetti mettano a punto al più presto un’ipotesi di budget su una scheda che verrà diffusa.

La sintesi non riprende e non dà alcuna risposta nemmeno di passaggio alle questioni politiche e di metodo poste.

Intervengono poi i Comuni collegati: Cernobbio mette avanti la disponibilità delle due prestigiose sedi di Villa Erba e Villa Bernasconi, Brunate mette avanti la disponibilità a fare sistema e a ospitare eventi.

Qualche altro intervento e si arriva a una nuova sintesi dei temi emersi alla mattina: esigenze di calendario; espressione di disponibilità; necessità di comunicazione; proposte: Museo diffuso arte contemporanea, Seta, Mobilità sostenibile, Resistenza.

Nonostante che i contributi non siano apparsi proprio fondamentali, la sintesi appare poverissima.

Siamo all’intervento finale di Mauro Frangi, il quale ricorda che i piani sono due: uno è la preparazione del dossier e l’altro è il percorso più generale che andrà comunque fatto; essenziale è fissare una caratteristica forte per il dossier (ma non si può ancora dirla in pubblico), essenziale è darsi delle scadenze per i prossimi incontri (queste sì possiamo dirle).

Nell’intervento finale di Luigi Cavadini si ammette che non si è prestata la necessaria attenzione alle scuole; poi si danno le date: il 15 settembre ci sarà la serata cittadina di presentazione del dossier e poi,  anche prima della proclamazione delle città vincitrici, il Comune organizzerà comunque un nuovo incontro per andare avanti, presumibilmente entro il 10 ottobre.

Fine.

Fuori programma: si attende l’arrivo di Serena Bertolucci, direttrice di Villa Carlotta a Tremezzo (che ha portato a successi notevoli), recente vincitrice del concorso internazionale per i nuovi direttori di Museo in Italia; lei andrà a dirigere Palazzo Ducale a Genova e tutti i musei della Liguria. Dopo una lunga attesa (è in arrivo da Parigi) alla fine si presenta, è stravolta e si capisce che farebbe volentieri a meno di questa comparsata, comunque racconta in modo garbato la sua esperienza e i suoi successi. Alla domanda (che è il vero scopo della sua chiamata): «Cos’hai da consigliarci in questa avventura?», la risposta è ovvia: «Osare, non avere paura di mettere avanti le proprie idee».

La mia battuta è ancora più ovvia: di idee bisognerebbe averne.

 

Si torna a casa in ordine sparso, quasi tutti convinti (anche molte delle persone coinvolte nell’organizzazione) che non si son fatti molti passi in avanti e che il non-detto continua ad essere ben più consistente di quello di cui si parla. Per essere “capitale” basteranno i “circenses”? Certo nemmeno del pane si è discusso.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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