Extinction Rebellion

Disobbedienza civile nonviolenta con Extinction Rebellion/ Genova/ 19 luglio 2026

«Dalle basi missilistiche della Sicilia alla mostra navale bellica di Genova negli anni 80; dal G8 del 2001 alle azioni contro la crisi climatica, ecologica e sociale tenute in tutta Europa dal 2017 da Extinction Rebellion, fino alle attività della Global Sumud Flotilla: dove le leggi ledono o non arrivano a tutelare l’interesse reale della collettività, da quarant’anni arrivano i corpi e le volontà di non tollera crudeltà e ingiustizia. Disobbedienza Civile Nonviolenta è valore e metodo: ripudiare la violenza come strumento relazionale, politico, e servirsi invece di Azioni Dirette per raggiungere obiettivi strategici, mettendo in gioco il proprio corpo e la propria volontà al servizio di tutte e tutti, al costo di infrangere consapevole leggi e norme». [Testo edito da Extinction Rebellion, estratto del programma pubblicato su g8genova.it]

Quando le norme diventano strumenti al servizio dell’oppressione, cosa resta del patto sociale che le legittima?

Durante l’assemblea, tenutasi il giorno 19 luglio dalle ore 10,30 presso la piazzetta Rostagno, sono emersi confronti e testimonianze di coloro che hanno animato proteste e azioni non violente. Non solo la modalità non violenta ha prevalso in tantissime situazioni, nonostante nei movimenti di piazza l’adesione sia arrivata anche da chi non era ideologicamente affine alla visione non violenta, ma ha anche saputo mettere in evidenza la sproporzione della reazione sanguinaria, permettendo così un avvicinamento della popolazione alle lotte rivendicate. Dell’azione non violenta è forte, infatti, la capacità di creare un legame empatico: essa, affatto coincidente con il concetto di passività, crea una tensione sociale e rende visibili le motivazioni della lotta.

La confluenza di diversi movimenti a Genova, durante il G8 del 2001, ha generato un’alternanza di piazze tematiche, le cui tattiche di protesta e resistenza variavano a seconda del grado di consapevolezza e di lavoro attorno alle azioni di disobbedienza non violenta. Tuttavia, il blocco nero le attraversò tutte, portandosi dietro la polizia. Lo scollamento nacque dall’impossibilità di coordinare anime diverse tra loro che presero direzioni molto distinte. Per questo nascono i gruppi di affinità, perché nello spazio di azione e protesta non vi sia disagio, scollamento ideologico, ma soprattutto perché si abbiano gli strumenti per comprendere consapevolmente quanto accade all’interno di una situazione, non importa quanto complessa e imprevista. Le pratiche devono poter essere il più coerenti possibili con l’obiettivo che ci si propone. I cambiamenti devono avvenire non solo sul piano legislativo, ma nei processi societari. La postura non violenza disturba, anche tramite la satira, rivoluziona e tuttavia rispetta.

Concludo con una menzione, fatta durante l’incontro, agli Indiani metropolitani che a Bologna, nel 1977, portarono il dissenso sul piano creativo, tramite proposte politiche fantasiose e irrealizzabili. La provocazione, il paradosso, l’ironia e la satira costituivano fattori di trasformazione e di deragliamento della cultura borghese. La creatività congiunta all’emotività non sono dunque da sottostimare quando si cerca di ideare un’azione non violenta di denuncia e sfida al sistema. Non possiamo più essere prevedibili. [Giulia Rho, ecoinformazioni] [Foto di Mattia Lavezzi, ecoinformazioni]

Creare assieme un cambiamento positivo/ Kamate Kasereka si presenta

Kamate Kasereka François, giovane attivista congolese, condivide le sue esperienze di mobilitazione e protesta, offrendo spunti concreti dai quali poter ripartire. «La mia motivazione nel dare vita alle sezioni locali di Extinction Rebellion e XR Rutshuru è scaturita dai traumi subiti dalla nostra comunità, in particolare dalla tragedia umanitaria senza precedenti, unita agli effetti del riscaldamento globale che si fanno già sentire in modo acuto. Mi sono posto l’obiettivo di dissuadere i giovani dall’entrare a far parte di gruppi armati e di spingerli invece a collaborare per promuovere un cambiamento positivo nella comunità».

Ingiustizia climatica

Il tribunale di Milano ha ospitato nella mattinata di martedì 10 gennaio un momento che può definirsi storico per vari motivi. Con l’udienza di Simone Ficicchia, attivista di Ultima generazione protagonista di blocchi stradali ed azioni non violente nei musei italiani, il governo ha preso posizione non solo sulla crisi climatica, evidentemente ignorata; ha anche aperto la stagione della criminalizzazione dell’attivismo ambientalista.

(altro…)

Con le associazioni si chiude la settimana del clima milanese

Nel pomeriggio di sabato 2 ottobre si è mosso da Largo Cairoli il corteo che concludeva le mobilitazioni organizzate parallelamente alla Pre-Cop, tenutasi al Mico di Milano.
Il giorno precedente almeno 30mila studenti e studentesse erano scesi in piazza con Greta Thunberg.

(altro…)

Non solo Greta/ Dal Regno Unito sbarca Extinction Rebellion, presto anche a Como

Al movimento di salvaguardia climatica che si riconosce negli scioperi iniziati dalla studentessa svedese Greta Thunberg se ne aggiunge un altro, proveniente dal ribollente Regno unito, già presente in Italia e pronto a sbarcare anche a Como: si chiama Extinction Rebellion (abbreviato in Xr), lanciato nel maggio 2018 da un centinaio di accademici e fondato nell’ottobre scorso da Roger Hallam, Gail Bradbrook, Simon Bramwell e altri attivisti della campagna Rising Up!

«Dopo il primo sciopero globale del 15 marzo il nostro numero è raddoppiato, aumenta di giorno in giorno e siamo già organizzati in gruppi attivi a Milano, Roma, Torino e altre città», afferma Marco Bertaglia del coordinamento italiano, che il 27 aprile scorso è intervenuto a un evento organizzato dal centro Macao di Milano. «Da Como e provincia abbiamo già avuto diversi contatti – continua Bertaglia, ricercatore in agroecologia, suolo e risorse sostenibili – ed è possibile che a breve possa formarsi un gruppo anche in questa città».

Le premesse su cui si fonda Xr, che trae ispirazione da movimenti di base come Occupy, il movimento indipendentista di Gandhi, le Suffragette e Martin Luther King, sono pressoché identiche a quelle dell’altro Movimento internazionale Fridays for Future (Fff): i cambiamenti climatici stanno diventando irreversibili come riconosce ormai il 97 per cento degli scienziati, dunque si rendono necessari il rispetto per l’accordo di Parigi, 100% di energia pulita, utilizzo di fonti rinnovabili e aiuti ai rifugiati e migranti climatici.

Cambiano però le modalità di protesta, che non è soltanto studentesca, basata sugli scioperi scolastici del venerdì, ma pur continuando a essere non violenta si fonda sulla pratica dei die-in (ovvero flashmob che simulano la morte per disastro ambientale) blocchi stradali e atti di disobbedienza civile da parte dei propri attivisti, che sono disposti a essere arrestati e ad andare in prigione usando le stesse modalità del Comitato dei 100 nel 1961.

Le richieste di Xr vertono essenzialmente su tre punti: riconoscimento dell’emergenza ecologica e climatica, stop alla distruzione degli ecosistemi e emissioni serra, che devono scendere a zero entro il 2025 e costituzione di assemblee cittadine che decidano sulle misure da chiedere ai comuni. Che tradotto significa: è necessario che i governi dichiarino l’emergenza delle attuali crisi ecologiche, lo comunichino con chiarezza cambiando le politiche incompatibili; arresto della distruzione di ecosistemi oceanici e terrestri, causa di una massiccia estinzione in corso del mondo vivente e riduzione immediata delle emissioni di gas a effetto serra per raggiungere l’abbattimento completo entro il 2025 attraverso la riduzione dei consumi e della domanda di energia.

Non siamo quindi lontani dalla richiesta di modificare profondamente le modalità di produzione industriale, espresse da Fff, che rende analoghe le “piattaforme” rivendicative dei movimenti, che possono essere così considerati marxisti di fatto, pur senza formulare alcun preambolo ideologico. Semplici utopie? Può darsi, ma intanto è notizia di questi giorni che nel Regno Unito nel giro di pochi mesi sono già 59 i Comuni che hanno dichiarato l’emergenza climatica, impegnandosi ad adottare misure che riducano drasticamente le emissioni di CO2. Tra essi città importanti come Edinburgo, Cardiff, Leeds, Leicester, Oxford, Cambridge, Newcastle, Nottingham, Portsmouth, York. E ovviamente, anche la capitale, guidata dal sindaco laburista Sadiq Kahn. Lo stesso Jeremy Corbyn, leader dei laburisti britannici, ha dichiarato che il suo partito presenterà una legge alla Camera dei Comuni per chiedere che tutto il Regno Unito dichiari emergenza climatica, con l’obiettivo di tagliare drasticamente le emissioni di CO2 entro il 2030.

Certo, nell’ex Belpaese la cultura della protesta gandhiana è poco diffusa e i poliziotti tricolore non picchiano meno dei rudi colleghi d’oltremanica, corroborati dalla famigerata legge Salvini sulla sicurezza che con il reintrodotto reato di blocco stradale e occupazione dei binari ferroviari punisce con la reclusione fino a sei anni chiunque impedisce, ostruisce o limita mediante oggetti la libera circolazione dei veicoli. E non c’è comunque da rallegrarsi se il disposto prevede “solo” una multa da mille a quattromila euro per chi ostruisce o impedisce la circolazione stradale con il proprio corpo. «Siamo consapevoli della particolarità italiana e al momento utilizziamo perlopiù modalità soft di protesta – precisa Bertaglia – ma stiamo lavorando perché i blocchi siano valutati giuridicamente in modo analogo in tutto il territorio europeo».

A margine del talk di Bertaglia, organizzato nella saletta-cinema e che ha richiamato decine di persone anche provenienti da altre città, in un altro spazio del Macao era possibile assistere a “Extinction”, un’installazione curata dal giovane artista lariano Mauro Ferrario in collaborazione con Alessio Occhiodoro e Francesca Vassallo, sul minaccioso futuro distopico che ci attende: sei cuori luminosi appesi al buio assoluto, che pulsano con fragore fino a spegnersi uno ad uno. Come a suggerire che la sesta estinzione di massa non è lontana e che non abbiamo più un minuto da perdere. Per evitarla. [Fabio Germinario, ecoinformazioni]

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza