Fabio Banfi

Il (lento) cammino della Cittadella della salute

Continua il percorso di approfondimento condotto dall’associazione Cittadella della salute intorno alle tematiche connesse al pieno (ri)utilizzo dell’area dell’ex ospedale Sant’Anna di via Napoleona, un percorso in cui si alternano e si intersecano prospettive socio-sanitarie, urbanistiche, ambientali.

L’incontro di giovedì 5 marzo, nella biblioteca medica al piano ammezzato dell’(ex) monoblocco è stato dedicato alle prime, ma ovviamente i punti di contatto con le altre sono stati ripetuti e non casuali.

L’obiettivo primario dell’associazione, a cui fanno capo numerosi soggetti politici sociali e sindacali è proprio quello di rendere operativo il progetto (che si è espresso anche in un accordo di programma del 2003, ribadito nel 2011) di fare dell’area ospedaliera di via Napoleona una vera e propria cittadella del ben-essere, evitando anche qualsiasi rischio di una Ticosa-bis, ovvero di un’area dismessa da funzioni e abbandonata a se stesso.

Questo rischio sembra ormai superato: il processo di costruzione si è avviato, per quanto lentamente e non senza contraddizioni; lo hanno sottolineato sia l’Azienda Sanitaria Locale, per voce della dottoressa Paola Galli, sia l’Azienda Ospedaliera, per voce del dottor Fabio Banfi. La prima ha messo in evidenza che sono partiti i primi finanziamenti per il trasferimento nell’area del Sert, in attesa che sia possibile anche il trasferimento dei consultori; il secondo ha ricordato che in questi ultimi tre anni l’utenza richiamata dai vari servizi nell’area ex Sant’Anna è continuamente aumentata, approssimandosi così alla realizzazione di un presidio sanitario di prossimità, dedicato soprattutto ai problemi della cronicità; ma h anche ricordato che sullo sfondo resta il fantasma della prossima riforma sanitaria regionale (il “convitato di pietra” come è stato definitivo) di cui si ignorano ancora tutte le linee di indirizzo.

Se anche il processo di realizzazione della cittadella si è messo in moto, non basta. Ne convengono sia l’assessore comunale alle politiche sociali Bruno Magatti, sia l’esponente dell’associazione Cittadella della salute Manuela Serrentino, sia molti interventi dal pubblico. Da parte sua Magatti mette a confronto la rapidità con cui è stato realizzato il nuovo ospedale di Lazzago con la lentezza in cui è costretto il progetto della cittadella, evidenziando anche che chi ha il ruolo di mettere avanti le esigenze della comunità non ha poi la possibilità (ovvero: il portafoglio) di soddisfarle. D’altra parte il disegno complessivo non è ancora del tutto chiaro: bisogna decidere quali sono i bisogni a cui dare priorità, a quali usi (anche parasanitari) concedere gli spazi, come ripartire le funzioni, quali tempi indicare. Il dottor Gianluigi Spata, dell’Ordine dei medici, lamentando la mancanza di una “seria programmazione”, propone per l’area ex Sant’Anna una duplice tipologia di servizi, sia per la cittadinanza (consultori, sert, ufficio d’igiene…), sia per la comunità professionale (polo congressuale, attività di formazione). La possibilità di mettere a fuoco un progetto generale è affermata da Serrentino, che individua come base delle attività da collocare nell’area la creazione di una “sanità a livello territoriale” tesa a fornire “assistenza per la cronicità”, un progetto che si può cominciare a fare da subito, anche in assenza di finanziamenti, con l’obiettivo di attivare quelle relazioni fondamentali alla costruzione di una vera programmazione socio-sanitaria.

Il pubblico, per la maggior parte composto da operatrici e operatoti “addetti ai lavori”, ha partecipato intensamente al dibattito, sottolineando ancora una volta che il tema del futuro dell’ex Sant’Anna è particolarmente sentito. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Salute e creatività per il “vecchio” Sant’Anna

Anche le aree dismesse (o quasi) hanno bisogno di cura. In tutti i sensi: cura come attenzione, cura come risanamento, cura come servizio.

È questa la morale, per quanto semplice, dell’incontro sul futuro del vecchio ospedale Sant’Anna organizzato il 19 novembre alla Sala Canonica del Teatro Sociale da un composito gruppo di enti e associazioni – Cittadella della salute, Azienda ospedaliera Ospedale Sant’Anna, Ordine degli architetti – che hanno affrontato il tema dai rispettivi punti di vista. Per quanto diverse, le voci non sono risultate stonate, tutt’altro: il riuso (riqualificazione o rifunzionalizzazione che dir si voglia) dell’area del vecchio (ma non vecchissimo: ricordiamo che in via Cadorna ci sono i resti di un’altra sede ospedaliera utilizzata fino agli anni Trenta del secolo scorso) ospedale è l’occasione per ricucire molti diversi aspetti. L’area del Sant’Anna di via Napoleona è infatti una cerniera nell’organizzazione urbana che abbandonata a se stessa rischia di mandare in blocco l’intera città, e che invece riattivata può servire non solo alla rivitalizzazione del quartiere di Camerlata, ma addirittura al rinnovamento della città storica, adagiata subito sotto, nella convalle. Ma soprattutto quell’area può servire a riconfigurare e “ricompattare” il sistema sanitario avventatamente destrutturato nei decenni scorsi e frammentato in una serie di competenze ultraspecialistiche e in una serie di entità fornitrici di servizi isolati, disperse sul territorio.

Il progetto di ricomposizione è al tempo stesso politico, organizzativo, sanitario, urbanistico e architettonico. Le differenti voci sentite nell’incontro del Teatro Sociale su questo hanno puntato, ripetutamente sottolineando che l’area del vecchio Sant’Anna è troppo importante per essere ignorata.

Per Cittadella della salute, il comitato formatosi nei mesi scorsi per la riqualificazione dell’area, questo incontro è stato solo una tappa nel percorso di approfondimento e discussione (proprio domenica scorsa si è svolta la visita guidata storico-botanica all’area dell’ospedale, che è stata per molte persone l’occasione di una autentica scoperta) che dovrebbe essere in grado di aggregare altre forze, altre voci, altre idee.

E accanto agli interventi del Comitato Cittadella della Salute (Antonella Pinto e Manuela Serrentino) hanno favorevolmente colpito il pubblico quelli di Fabio Banfi, direttore delle attività cliniche del territorio dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna, e di Giovanni Franchi, membro della commissione Urbanistica dell’Ordine degli architetti di Como, particolarmente efficaci nell’indicare i possibili obiettivi verso cui muoversi.

La presentazione della tesi di laurea magistrale in Progettazione architettonica di Michele Gaspa e Riccardo Rossoni, intitolata Nuovi spazi tra città, parco e infrastruttura – progetto di ri-uso creativo dell’ex ospedale Sant’Anna – Como, discussa al Politecnico di Milano con i realtori Michele Roda e Pietro Macchi Cassia (pure presenti) ha evidenziato come l’area si presti sia a voli di fantasia che a interventi strutturali essenziali per il futuro del comparto urbano comasco (a nessuno è sfuggita la centralità nella proposta dei due giovani architetti dell’interscambio fra trasporto privato su gomma e trasporto pubblico su rotaia collocata proprio in corrispondenza del vecchio Sant’Anna, vagheggiata da ormai tre o quattro decenni).

Per l’area del vecchio Sant’Anna la cura c’è. Ora servono le decisioni.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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