Firdaus

Migranti/ Dall’assemblea proposta da Yallah la richiesta di un nuovo inizio

yallah-como

Prima di tutto la voce dei migranti. Questa è stata la scelta del gruppo di persone tra le più attive alla Stazione San Giovanni che ora vogliono essere definite solo con Yallah, il nome del loro blog.

A parlare per primi in video all’incontro allo Spazio Gloria del 6 dicembre sono state quindi persone che sono passate da Como, hanno potuto cogliere le luci e le tante ombre dell’accoglienza italiana, e sono poi riuscite a raggiungere altri paesi europei per la realizzazione del loro progetto di vita. Nelle loro parole tanti grazie per alcuni dei protagonisti italiani e svizzeri della solidarietà umana e politica, molte denunce per soprusi e angherie oltre che per il mancato riconoscimento di diritti, una generale critica per la mancanza di attenzione del governo italiano e anche di parte delle istituzioni della solidarietà poco attive nel periodo del bivacco in stazione e oggi gestori del Campo governativo.

Nell’introduzione, senza quasi citare il problema di  20 attivisti che sono stati condannati senza processo all’allontanamento da Como con il foglio di via,  gli organizzatori della serata hanno ribadito il punto di vista esposto nella lettera di convocazione chiarendo che le condizioni dei migranti e delle libertà in città peggiorano sempre più e che quindi è necessario un nuovo inizio per contrastare la scelta istituzionale di oscurare l’esistenza stessa delle persone abbandonate senza cura e diritti in città.

Particolarmente interessante la composizione della sala con la presenza di una cinquantina di persone che in qualche modo rappresentavano tutte le anime, singoli e reti, impegnate per i diritti dei migranti in città.

All’incontro hanno infatti partecipato Firdaus, Mensa di Sant’Eusebio, Como senza frontiere e all’inizio (poi sono andate/i a compiere il loro lavoro) anche esponenti delle Ronde solidali che raccolgono e si prendono cura delle decine di migranti che ogni sera verificano l’inefficienza e l’inconsistenza colpevole dell’“Accoglienza fredda” lariana.

Nel dibattito, come naturale, si sono intrecciati più piani: la solidarietà diretta e la necessità di assicurare con l’impegno individuale delle persone di buona volontà condizioni di vita umane alle persone transitanti e non accolte a Como; l’azione politica per i diritti dei migranti che a livello comunale, nazionale e internazionale si attiva per la rimozione degli ostacoli governativi e legislativi alla libera circolazione delle persone e al riconoscimento del loro essere persone.

Piani diversi, ma non contrapposti data la generale condivisione dell’intervento di Leone Rivara, che ha proposto che ci si attivi politicamente tessendo alleanze e sviluppando il necessario conflitto nonviolento per i diritti dei migranti ottenendo risposte immediate dalla Prefettura e dal Comune imponendo alle istituzioni il compito di affrontare davvero la questione a partire dalla messa a disposizione della Caserma De Cristoforis (vuota e idonea) senza trascurare la possibilità di rendere disponibili anche altri spazi e contemporaneamente si assicurino i bisogni materiali dei migranti con azioni solidali dirette che la Bella Como ha già dato prova di saper compiere con efficacia e tempestività ottenendo il pieno riconoscimento del diritto a farlo.

Sullo sfondo la possibilità, forse non ancora matura, ma unanimemente auspicata, di costituire un coordinamento delle reti attive per i diritti migranti in città capace di assicurare maggiore sinergia alle tante azioni e animate e di sviluppare con forza molto maggiore campagne su singoli richieste condivise da tutte e tutti. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Emergenza umanitaria/ La Caritas sostituisce Firdaus

donnacomosangiovannifontanaImportanti novità, come annunciato, Firdaus, che ha garantito,  senza alcun onere per il Comune di Como, per circa un mese,  con incredibile efficienza, grande generosità, disponibilità umana e encomiabili capacità organizzative l’indispensabile pranzo (10 mila pasti serviti, veri e propri pranzi preparati con amore con attenzione verso i gusti alimentari dei migranti, ma serviti nel parco in una condizione non certo ottimale) ai migranti che hanno trovato rifugio alla stazione, non fornirà più cibo nel parco di san Giovanni. Firdaus sarà sostituita dalla Caritas che alla ex Stecav ha già il 23 agosto distribuito 390 pasti.

Leggi nel seguito la nota del Comune di Como con il ringraziamento a Firdaus dell’assessore alle Politiche sociali Bruno Magatti e l’annuncio dell’allestimento dal 25 agosto di docce sempre nell’area ex Stecav.

Leggi, dopo la nota del Comune, i ringraziamenti di Firdaus ai volontari che hanno reso possibile tale miracolo ed il video dell’ultimo pasto servito a Como.  (altro…)

Qual è la legge della frontiera?

ComoSenzaFrontiere-PiazzaDuomo-07A fondamento del concetto stesso di legalità democratica c’è la conoscenza delle norme in vigore, per questo l’associazione Firdaus,  la rete Como senza frontiere, la parlamentare socialista ticinese Lisa Bosia Mirra, Luigi Nessi e Celeste Grossi (consiglieri comunali di Paco-Sel a Como) interrogano il prefetto di Como e le autorità di governo del Ticino per conoscere quali siano le norme in vigore alle frontiera italo-svizzera. Leggi il testo della lettera

Sfamati dalla solidarietà Svizzera/ Firdaus: reggiamo ancora per una settimana

firdaus sangiovanniA dare il pranzo lunedì 19 luglio ai profughi che hanno trovato rifugio alla stazione di Como ha provveduto la solidarietà svizzera. Intervista a Lisa Bosia Mirra, deputata socialista ticinese e esponente di Firdaus [Paradiso in arabo], l’associazione che da giorni assicura un pasto al giorno ai circa 100 accampati nel parco antistante la stazione, che denuncia l’inadeguatezza della situazione e i pericoli sanitari dovuti alla mancanza di servizi e di docce. L’organizzazione, estremamente efficiente, fornisce pasti della tradizione eritrea preparati da volontarie dello stesso paese. Sorprendete oltre che la disponibilità e la capacità di creare un rapporto positivo con i profughi anche l’economicità del servizio che costa ogni giorno meno di duecento franchi e assicura una parte essenziale dell’accoglienza umanitaria.  Guarda la galleria delle foto.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: