Flc Como

Licata e Maietta/ Perché la scuola di Renzi non è buona ed è ideologica

flcAbbiamo chiesto a Giacomo Licata e Rosaria Maietta, rispettivamente segretario uscente e nuova segretaria della Flc della Cgil di Como, di riassume le motivazioni, nel merito delle questioni riguardanti la scuola, che rendono inaccettabile l’attuale proposta del governo già approvata alla Camera e ora al vaglio del Senato.

«Non ci appassionano le battaglie ideologiche. Non ci interessano le dietrologie. Troviamo sbagliato utilizzare strumentalmente la discussione accesa sulla scuola per dichiarare guerra al governo. Il dibattito nazionale sulla scuola merita rispetto, merita l’attenzione e la partecipazione di tutti gli attori coinvolti e l’auspicio è che lo scontro duro tra le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza, l’atteggiamento rigido e autoritario del governo, generi comunque una stagione di interesse pubblico per il tema centrale dell’istruzione e della formazione pubblica.

Perdonerete questo preambolo, lo riteniamo necessario perché vorremmo che le riflessioni e le contestazioni al disegno di legge venissero considerate nel merito, senza che vi siano affibbiate valutazioni generate dalla polemica politica.

Il Ddl  non ci convince per ragioni che si vogliono qui sinteticamente analizzare.

Autonomia, Valutazione, Merito. Questi tre concetti vengono utilizzati dalla propaganda filo-governativa per costruire la narrazione attorno al DdL “La buona scuola”. E come si fa a contestare questi tre assi strategici! Potremmo ritrovarci d’accordo nell’individuazione dei tre obiettivi da raggiungere, tuttavia le ragioni della nostra contestazione si affermano sulle modalità con cui questi obiettivi si vogliono perseguire.

L’autonomia scolastica è affrontata nell’art. 2 del DDL e, grazie al lavoro delle commissioni e alle proposte portate dalle organizzazioni sindacali durante le audizioni parlamentari, si è riusciti, in questo unico caso, a migliorare sensibilmente la proposta del governo che ha scambiato l’autonomia scolastica con l’autonomia decisionale del Dirigente scolastico.

Bene l’articolazione in merito all’introduzione dell’organico dell’autonomia funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche come emergenti dal piano triennale dell’offerta formativa. Tuttavia, riteniamo si debba sviluppare e sostenere (cosa non fatta in questi ultimi 15 anni) l’impianto previsto dal Regolamento dell’autonomia (DPR 275/99), ovvero che:

– il Consiglio (con la presenza di tutte le componenti) detta gli indirizzi;

–  il Collegio elabora il Pof per gli aspetti didattici e tecnico professionali;

–  il dirigente scolastico partecipa a entrambi gli organismi e può orientare/influenzare le decisioni;

–  il Consiglio di istituto “adotta” il Pof valutando solo lo scostamento fra indirizzi dettati e Pof elaborato, ma non intervenendo sulle scelte didattiche.

Invece con l’attuale formulazione dell’art. 3 del DdL si declassa la didattica che viene subordinata all’organizzazione, perché le scelte del Collegio Docenti vengono subordinate sia al dirigente scolastico che al Consiglio di Istituto (anche in materia didattica, che è il cuore dell’autonomia).

Sul piano organizzativo, lo spostamento del baricentro sul Consiglio d’Istituto, lungi dal rinforzare la partecipazione della componente genitoriale e docente, in realtà lascia le cose come stanno: per dare voce a genitori e studenti occorre rendere possibile la formazione di organismi che abbiano la facoltà di esprimere pareri obbligatori e vincolanti sul percorso di costruzione del Pof.

Per quanto riguarda i temi della Valutazione e del Merito occorre realizzare un’operazione verità. Il testo del DDL, affronta le due questioni esclusivamente negli articoli 9 e 13. Quello che colpisce è che, dopo decenni di dibattito sulla costruzione di un sistema di valorizzazione professionale e premialità si decide di liquidare questi due importanti temi delegando alla figura del dirigente scolastico ogni scelta. Vengono assegnati al DS nuovi poteri che sostanzialmente gli consentirebbero di scegliere i docenti funzionali all’organico dell’autonomia e di distribuire risorse economiche a un numero residuo di personale (200 milioni di euro da suddividere per le 10 mila istituzioni scolastiche del territorio nazionale).

Siamo di fronte a conseguenze che rischiano di compromettere tutele e diritti fondamentali. Per portare avanti l’offerta formativa della singola istituzione scolastica si vuole affermare il principio che ogni scuola, a dire il vero ogni preside, debba poter scegliere il docente (più capace? più Idoneo? più Adeguato? più asservito).

“Basta graduatorie e punteggi” affermano alcuni renziani straripanti di boria e tracotanza! Ora, il principio sarebbe anche affascinante. Tuttavia occorre necessariamente costruire levelli di intermediazione che prevedano la salvaguardia di diritti fondamentali (ad esempio la legge 104 finalizzata all’assistenza al disabile). O forse si vuole rendere la scuola pubblica un luogo neutro e impermeabile a diritti previsti da norme superiori ed estesi a tutti i lavoratori? Ci preoccupa l’approccio semplicistico, per certi aspetti ideologico, con cui il testo del disegno di legge affronta il tema della mobilità professionale.

E, ovviamente, non possiamo non stigmatizzare la totale assenza di previsione di una fase negoziale relativamente alla mobilità. Oggi il tema della mobilità è squisitamente contrattuale. Si vuole renderlo discrezionale e gestito unilateralmente dall’amministrazione per il tramite del dirigente scolastico.

Per non parlare della cosiddetta premialità. Ancora in questa occasione, con l’articolo 13 (Valorizzazione del merito del personale docente) si delega al preside la facoltà di decidere a chi distribuire il premio ,che consisterebbe comunque in una cifra non superiore alle 20 mila euro per istituzione scolastiche e che al netto delle tasse significherebbero poco più di 10 mila euro.

Anche in questo caso l’approccio è stato ideologico e demagogico. “Mai più fannulloni e assenteisti” oppure “Premi ai più meritevoli” affermano, grondanti di orgoglio, gli esperti governativi. Peccato che lo scenario che si prospetta preveda pochi soldi per pochi eletti e il fannullone prenderà lo stesso stipendio del 95% del personale che non avrà accesso al premio individuale.

La libertà d’insegnamento ed il lavoro docente ne saranno pesantemente condizionati. n questo modo è destinata a deperire la dimensione cooperativa, collegiale e non competitiva del lavoro docente, che è la forza della nostra scuola.

Il Ddl mortifica l’autonomia professionale dei docenti perché la valorizzazione viene ridotta ad un premio erogato da un dirigente che diventa autorità salariale (caso unico nel lavoro pubblico e anche nel privato). Il salario è materia contrattuale e non deve essere trattata in un Ddl. Non è sufficiente e probabilmente rischia di avere conseguenze peggiorative proporre un Comitato di valutazione con genitori e studenti.

Le materie attinenti al rapporto di lavoro (salario, formazione, orario, premialità) debbono essere trattate in sede negoziale. Questa richiesta è stata avanzata a gran voce dai lavoratori e non è stata accolta.

In merito alle stabilizzazioni dei precari, giudichiamo insufficiente e inadeguato il piano assunzioni previsto dal governo perché non fornisce risposte a tutti i precari aventi titolo (quindi iscritti Gae, abilitati Pas, Tfa della seconda fascia, idonei del concorso, laureati in scienze della formazione primaria): coloro che in questi anni hanno garantito il funzionamento delle scuole, hanno conseguito costosi titoli di abilitazione tramite percorsi istituiti dallo stesso Miur e hanno più di 36 mesi di servizio. Devono essere stabilizzati a tempo indeterminato prima di bandire un nuovo concorso. Su questo serve un decreto legge urgente.

Vogliamo un confronto e un dialogo vero, crediamo che molte delle materie trattate dal Ddl vadano ricondotte dentro la loro cornice naturale, il Contratto nazionale. Le nostre proteste non sono un rigurgito conservatore, denotano invece la nostra voglia di partecipazione e codeterminazione alla ricostruzione della Scuola pubblica». [Giacomo Licata e Rosaria Maietta, Cgil Como]

La Flc della Cgil di Como aderisce alla mobilitazione del 12 marzo

La segreteria della Federazione lavoratori della conoscenza aderisce alla mobilitazione indetta dal Comitato comasco Difesa Costituzione e invita a «incontrarsi senza bandiare né sigle per manifestare la dignità della scuola pubblica di Stato». Il sindacato invita tutto il personale della scuola, dei settori della conoscenza e i cittadini tutti ad aderire alla manifestazione che si terrà a Como in piazza Boldoni dalle 14 sabato 12 marzo.

La Flc di Como a fianco dei ricercatori dell’Isubria in lotta

Anche a Como dove  l’Università è colpita in modo particolare dai tagli della ministra si sviluppa la protesta. La Cgil sostiene la protesta dei ricercatori contro la riforma Gelmini. (altro…)

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