Fondo ambiente italiano

Mostre/ Italia da ri-conoscere

Sono passati cinquant’anni da quando, il 7 aprile 1967, venne inaugurata la mostra fotografica Italia da salvare, che intendeva portare – subito dopo i disastri del 1966 (Firenze e Venezia, tra le altre, devastate dall’acqua) – all’attenzione dell’opinione pubblica i rischi cui era sottoposto l’immenso patrimonio culturale, artistico e ambientale italiano.

Ora quelle immagini, nate dall’infaticabile opera di Renato Bazzoni, sono riproposte insieme ad altre in una nuova mostra, con un nuovo titolo Italia da conoscere e da amare. Il cambiamento di intitolazione può sembrare poca cosa, ma è invece sintomatico di un radicale mutamento di prospettiva; in quegli anni – nel pieno di un “miracolo economico” che sembrava inarrestabile, e che sembrava incompatibile con la preservazione dei valori profondi dell’eredità secolare di un Paese straordinario – l’imperativo era quello di un attivismo consapevole per salvaguardare i profondi valori culturali che dovevano costituire le basi stesse della democrazia italiana (allora appena appena maggiorenne); oggi, invece, quell’azione e quella partecipazione sembrano passare un po’ in secondo piano, dietro una più generica esigenza di conoscenza, davanti a un amore che rischia di scivolare in rimpianto senza poterci fare gran che.

Del resto conoscenza e amore sono ben presenti all’opera di Renato Bazzoni. Nato nel 1922, architetto di formazione, animato da una inesauribile curiosità per tutto quanto il patrimonio culturale italiano, a partire da quello più tradizionale (cui dedicò le sue prima “campagne” fotografiche, con immagini di una nitidezza eccezionale), trovò nell’opera di comunicazione e divulgazione dei rischi (ma anche degli obiettivi) dello sviluppo a tappe forzate degli anni del boom l’obiettivo di una vita. Lo strumento di quest’opera furono appunto le fotografie e le mostre, il processo fu attuato grazie al lavoro che la prima associazione “protezionistica” italiana a largo raggio: Italia Nostra.

Le immagini di Bazzoni non sono “fotografie di denuncia” in senso stretto; i suoi scatti, di fotografo “amatore” di eccezionale qualità, non cercano il disastro già avvenuto, non lo scandalo della speculazione edilizia e nemmeno il grido di pericolo della tragedia imminente, piuttosto raccontano la struttura profonda di un territorio ancora in buona parte sconosciuto e ricercano i sintomi di una trasformazione che, lungi dall’essere inevitabile, mette invece a repentaglio l’equilibrio possibile tra storia e attualità. I titoli delle mostre nate dalle sue iniziative sono, come si diceva, sintomatici: Italia da salvare, da una parte, a metà degli anni Sessanta, e Vivere in Lombardia, dall’altra, un decennio dopo. Ma la sua opera ovviamente non si fermò a questo, e si esplicò invece in un’azione quotidiana che rafforzò le iniziative di Italia Nostra per molti anni e poi si espresse nella fondazione, sul modello del National Trust inglese, del Fondo Ambiente Italiano, che doveva servire a mettere a disposizione risorse private per la salvaguardia attiva del patrimonio culturale “pubblico”.

Ora, l’esposizione promossa dal FAI, che fa tappa alla Villa Reale di Monza fino al 1° maggio (ingresso gratuito, ma bisogna ritirare l’ingresso in biglietteria), riporta all’attenzione il suo enorme contributo di conoscenza e racconto. La mostra è ben congegnata; sono presentate quasi trecento immagini dell’archivio di Renato Bazzoni, scattate tra l’inizio degli anni Sessanta e la fine dei Settanta, appartenenti ai diversi filoni che lo interessarono, e ripercorsa la sua vicenda fino alla sua improvvisa scomparsa nel 1996, provocata dall’eccesso di lavoro e di impegno. Dispiace solo che vengano esposti pochi originali: quasi tutte le immagini sono proposte riprodotte digitalmente su schermi di media grandezza, così che il ritmo di visione è obbligato e anche la qualità e la “materialità” delle opere un po’ sacrificata. Ma c’è comunque molto da imparare e non solo sui luoghi forograti… anche sugli obiettivi che li inquadrano.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Conoscere e amare l’Italia

Le trasformazioni del paese attraverso le fotografie di Renato Bazzoni, padre del FAI

Monza, Villa reale

8 aprile – 1 maggio 2017

Orari: martedì-domenica ore 10-19; venerdì 10-22

Ingrasso libero

Informazioni: http://www.mostrabazzoni.it

16 aprile/ Il Fai fa cultura alla Ubik

ubik_libro_faiPresentazione de Il libro del Fai con Silvia Caprile, capo delegazione Fai di Como, che dialogherà con la giornalista Arianna Augustoni, mercoledì 16 aprile alle 18, allo spazio incontri della libreria Ubik di Como, in piazza S. Fedele 32), Silvia Caprile presenta il libro del FAI.

 

«Si parlerà di quel patrimonio che il Fondo ambiente italiano da quarant’anni “amministra”, cura e protegge. Un cammino verso un nuovo modo di interpretare la storia del Bel paese – precisa la presentazione –. Il libro dei Fai è l’ultimo risultato, l’ultima raccolta di bellezze italiane; di recente pubblicazione, ha voluto segnare un traguardo in grado di trasmettere sensazioni ed è pronto a tracciare un itinerario per fare apprezzare al lettore tutto quello che l’Italia possiede».

«Pubblicato da Skira editore, dal 2001 Il libro del Fai è stato rieditato con contenuti aggiornati. Curato da Lucia Borromeo Dina, responsabile dell’Ufficio cultura e ricerca del Fai, è stato pubblicato in lingua italiana e inglese – conclude la nota –. La nuova edizione de Il libro del Fai è un elegante volume fotografico con 350 splendide immagini che raccontano le storie di alcuni fra gli angoli più suggestivi dell’Italia, restaurati e aperti al pubblico dal Fai». [md, ecoinformazioni]

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