Giorgio Sassi

Fotografia/ Varese d’epoca, senza nostalgia

Varese valorizza la collezione civica di fotografie storiche con una piccola, esemplare mostra al Castello di Masnago, sede dei Musei Civici.

Poco più di cento fotografie d’epoca, esposte con eleganza e misura, evidenziano i cambiamenti della città e del territorio varesino negli ultimi centocinquant’anni (le immagini più antiche sono effettivamente datate al 1867), non solo e non tanto per ciò riguarda le modificazioni “fisiche” degli ambienti, quanto soprattutto per quel che attiene alla percezione. Scorrere queste vedute e questi ritratti (tutte le immagini sono esposte in originale) significa in effetti mettersi dalla parte di chi le ha riprese, ed avere la possibilità – per una volta – di guardare Varese come la percepivano alla fine dell’Ottocento o nei primi decenni del Novecento…

Non a caso la fotografia – scelta come promozione della mostra e copertina del volume pubblicato – scattata da Francesco Fidanza all’inizio della “via sacra” che porta al Sacro Monte esibisce, oltre ad alcuni astanti immortalati senza troppa posa, anche una bancarella e una rudimentale insegna pubblicitaria che ricorda l’apertura di una nuova osteria, talmente vicina alla cappella da sembrarne parte.

Oppure si possono considerare i molti scatti degli anni Trenta, evidentemente rivolti alla celebrazione dei fasti locali del regime (che rinnovò non poco l’asaetto di Varese), ma che nondimeno esprimono una precisa atmosfera.

L’esposizione, quindi, procede con notevole rigore scientifico, e anche con molto affetto, ma senza nostalgie di maniera, mostrando come si possa mettere a frutto un patrimonio di documentazione storica non esorbitante ma di notevole interesse. (Di passaggio, il cronista proveniente da Como non ha potuto fare a meno di chiedersi che cosa si potrebbe fare con i ben più imponenti archivi fotografici comaschi, che – nonostante i molti sforzi e i molti spunti di studio – giacciono tuttora quasi dimenticati.)

Insomma, la mostra varesina merita sicuramente una visita, approfittando anche dell’incantevole ambientazione nelle antiche sale del Castello e del parco circostante.

In occasione dell’esposizione, realizzata dai Musei Civici di Varese grazie anche alla collaborazione di Italia Nostra – Sezione di Varese e al contributo della Fondazione Comunitaria del Varesotto e del comitato culturale del Centro Comune di Ricerca di Ispra, è stato anche pubblicato un volume di grande formato, ben più di un catalogo: qui sono raccolte non solo le riproduzioni di moltissime immagini, ma anche saggi di approfondimento e un esauriente dizionario biografico di tutti i professionisti coinvolti nella produzione di fotografie a Varese dalla metà dell’Otto alla metà del Novecento.

Un modello a cui guardare, senza aspirare a inutili gigantismi.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Immagini nel tempo, Fotografi e fotografie a Varese tra ‘800 e ‘900

a cura di Daniele Cassinelli, Sergio Rebora, Giorgio Sassi

Fino al 2 luglio 2017

Varese, Castello di Masnago, via Cola di Rienzo 42 (parcheggio in via Monguelfo)

Orari: martedì-domenica ore 9.30-12.30, 14-18; chiuso lunedì

Ingresso: 4 euro, ridotto 2 euro, scuole 1 euro.

Info: 0332.820409 facebook.com/castellodimasnago

Novant’anni a villa Carlotta

Villa Carlotta ha novant’anni. No, non la villa come edificio, che di anni ne ha ben di più, ma l’ente autonomo che l’amministra e che l’ha fatta diventare uno dei beni culturali più famosi e più visitati del territorio lariano. Per questo i festeggiamenti del novantesimo compleanno non hanno carattere rituale, ma costituiscono, giustamente, occasione di riflessione e opportunità di sviluppo.

Nella galleria del primo piano della villa-museo è stata allestita una piccola mostra documentaria, curata da Maria Cristina Brunati e Giorgio Sassi ed efficacemente allestita da Corrado Tagliabue, che ripercorre questi novant’anni, da quando, cioè, la villa avocata dallo Stato italiano durante la prima guerra mondiale come bene appartenente a cittadini di Stati nemici venne affidata a un ente privato con finalità pubbliche, senza alcun fine di lucro, bensì con l’obiettivo di “conservare e migliorare la proprietà”. Da allora la villa vive dell’incomparabile compresenza di arte, storia, natura e paesaggio, con le sue collezioni di sculture e dipinti e con i suoi giardini. Ma vive anche di un’attenta opera di promozione e gestione, e di un’intensa attività di manutenzione e recupero, attualmente diretta da Maria Angela Previtera, subentrata l’anno scorso a Serena Bertolucci.

Ieri, appena terminata la proverbiale fioritura delle azalee (quest’anno – si dice – appena appena sotto la media a causa delle complicate vicende climatiche) e complice una giornata di tempo stupendo e di limpidezza quasi assoluta, si è potuto ammirare il patrimonio della Villa in tutta la sua ampiezza: l’offerta culturale, con le collezioni permanenti e le mostre temporanee, i giardini, con le innumerevoli specie di piante, ma anche il “retroterra agricolo” (i terreni della proprietà, infatti, risalgono fino a mezza costa), con le balze un tempo a coltivo e l’uliveto recentemente recuperato, con l’intento di anche di farne – appena possibile – un presidio per la valorizzazione dell’olio lariano.

Arrivare fino all’uliveto, con i rustici ristrutturati, significa non solo godere di tutte i diversi “allestimenti” dei giardini storici della villa, ma anche poter ammirare un panorama che non si può che definire “mozzafiato”, con il dosso di Lavedo e villa Balbianello a destra e la punta di Bellagio, sull’opposta sponda, a sinistra; davanti, in asse perfetto, il nitido volume di villa Melzi, da sempre compagna e antagonista della villa tremezzina.

In occasione della mostra documentaria, che rimarrà visitabile fino all’inizio di dicembre, è stato pubblicato un esauriente quaderno di documentazione, ma anche un volumetto dedicato agli Olivi del Lago di Como, opera di Francesco Soletti.

Inoltre, nel piano ammezzato della villa, sono allestite (fino al 18 giugno) tre mostre: un’esposizione interattiva dedicata alla manifattura della seta, che presenta alcuni momenti della complessa filiera di produzione serica, e due interpretazioni artistiche sui fiori e le farfalle, di Marina Fusari e Giovanna Gadda.

Poiché uno degli obiettivi per il prossimo futuro di villa Carlotta è quello di ampliare, a fianco del vasto pubblico straniero che costantemente la visita, anche la partecipazione della popolazione locale, e quindi di “fidelizzare” – come si usa dire – la cittadinanza e il territorio, questa serie di manifestazioni del novantesimo è una buona occasione per (ri)andare a vedere la villa e i giardino. Non c’è nemmeno bisogno di garantire che la visita vale il viaggio.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

La facciata di villa Carlotta

Villa Melzi dall’uliveto di villa Carlotta

Una stanza della mostra interattiva Sul filo di seta

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