Kronos Quartet

Uno straordinario quartetto contro i confini

Un concerto – quello del Kronos Quartet sabato 20 maggio al Teatro di Chiasso – al di là dei confini e degli steccati culturali: e, di questi tempi, non è poco. Non per buttarla in politica, ma l’impegno del Kronos Quartet per la promozione della musica contemporanea in tutte le sue forme e a partire da tutti i continenti è talmente profondo che non può essere messo in secondo piano, stante – ovviamente – la qualità altissima dell’esecuzione.

Questa caratteristica risulta del resto fondativa rispetto alla costruzione del repertorio stesso del quartetto; non avendo più bisogno di dimostrare di saper affrontare i “classici moderni” (le loro esecuzioni dei brani di avanguardia, da Bartók ai minimalisti americani – Steve Reich, Terry Riley, Philip Glass -, dal polacco Henryk Mikołaj Górecki ai russi Vladimir Martynov e Alfred Schnittke, sono ormai dei punti di riferimento obbligati), si sono rivolti all’elaborazione di un nuovo patrimonio musicale, commissionando lavori ai musicisti e alle musiciste del mondo intero, e in particolare delle aree meno “frequentate” dalla musica colta: dall’Africa al subcontinente indiano, dai territori caucasici a quelli latinoamericani, fino alla Cina. Sviluppato già da molti anni, questo percorso è adesso divenuto un progetto organico, con l’intenzione di commissionare, nel giro di pochi anni, 50 nuovi brani, equamente distribuiti tra femmine e maschi, con un’attenzione a tutti gli aspetti delle differenze che è davvero encomiabile. Di questi Fifty for the future, sabato sera se ne sono potuti ascoltare ben cinque (quattro in programma e uno tra i numerosi bis): del maliano Fodé Lassana Diabaté, della canadese Nicole Lizée, dell’irlandese Garth Knox, dell’azerbaigiana Franghiz Ali-Zadeh e della cinese Wu Man (virtuosa di pipa, una sorta di liuto cinese, coinvolta anche nel Silk Road Ensemble del noto violoncellista Yo Yo Ma). Le ragioni del progetto sono state esplicitate dal violinista David Harrington durante il concerto, nell’obiettivo di “consegnare alle prossime generazioni” un lascito musicale e culturale.

Intorno a questo nucleo a suo modo concentrato, altri esempi del vastissimo repertorio del Kronos, fortemente caratterizzato – come s’è detto – dal superamento dei generi e delle appartenenze culturali: così che una “cover” (ma, forse, usando un tecnicismo della storia della musica si potrebbe parlare correttamente di “travestimento”) di un brano di Pete Townshend, del ben noto gruppo rock “The Who”, a suo tempo offerto come regalo di compleanno al musicista Terry Riley, può stare accanto alla rilettura di una canzone di nozze siriana di Omer Souleyman.

Di tutti questi brani, così diversi uno dall’altro, l’esecuzione è accuratissima, anche dal punto di vista dell’utilizzo, particolarmente “colto”, dell’amplificazione e dell’elettronica, che ovviamente fa parte a pieno titolo dell’orizzonte culturale della contemporaneità, anche di quella musicale.

Ma se c’è stato un momento in cui la filosofia del quartetto si è rivelata con ogni evidenza al pubblico è stato proprio nella lunga sequenza dei bis, tutti brevemente ma intensamente “giustificati” nella scelta. Prima un “classico” del Novecento americano come Summertime di Gershwin, reinterpretato per quartetto d’archi ma passando per la rilettura rock di Janis Joplin e Big Brother & the Holding Co. (gli assoli di chitarra elettrica rifatti al violino sono un bell’esempio di metalinguismo all’ennesima potenza), poi un altro “classico” di segno diverso, Strange fruit, canzone contro il razzismo portata al successo da Billie Holiday, ma notissima anche nella versione di Nina Simone; poi ancora il pezzo for the future di Wu man (quarto della serie dei Dipinti cinesi), già ricordato, e per finire un brano del russo Martynov, sorta di minimalismo neoromantico e particolarmente evocativo.

Il pubblico, anche quello più tradizionale, mostra di gradire e ricolma di applausi David Harrington, John Sherba, Hank Dutt e Sunny Yang. Peccato che non fosse troppo numeroso, sicuramente molto meno di quanto avrebbe meritato la proposta del Teatro di Chiasso, una delle più interessanti della stagione in corso.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

20 maggio/ Il Kronos Quartet a Chiasso

Un concerto fuori dalla norma è quello che si preannuncia per sabato 20 maggio, alle ore 20.30, al cinema teatro di Chiasso: sul palco salirà il Kronos Quartet, gruppo tra i principali del mondo “classico-contemporaneo” (ma la definizione, come qualsiasi altra, è riduttiva per questo gruppo).

Kronos photographed in San Francisco, CA March 26, 2013©Jay Blakesberg

Il Kronos, infatti, è il quartetto d’archi che ha infranto le barriere divisorie tra gli stili musicali con le sue scelte di repertorio lungimiranti e innovative. Dal minimalismo statunitense a Jimi Hendrix, da Astor Piazzolla al jazz, senza dimenticare le collaborazioni con Tom Waits, David Bowie, Paul McCartney, Björk, né le notevoli esecuzioni dei “classici” del Novecento (da Bela Bartók a Philip Glass ad Alfred Schnittke…).
Nel corso della sua ormai pluridecennale carriera, il gruppo ha realizzato numerosi lavori tematici (tra cui quelli, assai noti, dedicati a Thelonius Monk e a Bill Evans), ma si è ultimamente dedicato soprattutto a lavori poliedrici, in cui ha promosso la composizione di nuovi brani da parte di autori e autrici, per lo più giovani e provenienti da aree geografiche “non classiche”: tra questi album il più noto è forse Pieces of Africa, che ha rivelato la straordinaria ricchezza del continente africano anche dal punto di vista della musica “colta”.

L’ultima impresa del Kronos, in ordine di tempo, è la commissione di cinquanta nuovi pezzi, inseriti in un progetto intitolato Fifty for the Future (5o per il futuro), i cui materiali – comprese le partiture – sono liberamente fruibili nel sito del quartetto americano. Quattro di questi brani saranno presenti nel programma di sabato a Chiasso, insieme ad altre esemplificazioni dello sterminato repertorio del Kronos.

Sul palco, quindi, David Harrington (violino), John Sherba (violino), Hank Dutt (viola), Sunny Yang (violoncello), per una serata di musica che si annuncia memorabile.

Il concerto è organizzato dal Cinema teatro di Chiasso in collaborazione con Teatro Sociale di Como – As.li.Co, Musica nel Mendrisiotto e Arte & Musica sul Lario 2017.

[FC, ecoinformazioni]

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