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Lorella Zanardo/ Manifestare, protestare, indignarsi

DSC00029Protesta civile e pacifica, cittadinanza attiva ed educazione per uscire dalla gabbia del modello unico di donna oggetto proposto dai media nel nostro paese. Queste le importanti proposte emerse ieri sera a Villa Olmo dall’incontro con Lorella Zanardo Il corpo delle donne: guarda la tv con occhi consapevoli. L’appuntamento, organizzato in occasione della Giornata Internazionale della donna, si inserisce in un percorso che il Comune di Como ha avviato con l’adesione alla campagna Città libere dalla pubblicità offensiva promossa dall’Udi, Unione donne italiane.

La tv può essere spenta, i manifesti o volantini con pubblicità offensive no. E laddove non arrivano le istituzioni opera un vero e proprio esercito di attiviste anonime che con le loro azioni riescono ad ottenere grandi risultati, come nel caso citato ieri dalla Zanardo: il supermercato fai-da-te Bricomatt di Torino alcuni anni fa aveva diffuso dei volantini per pubblicizzare i suoi nuovi materiali sanitari in cui la donna non solo veniva presentata in pose sexy associate a una presunta stupidità, ma ciò che è peggio, era raffigurata china sul wc nell’atto di indursi il vomito associata allo slogan Liberati dal peso dei rifiuti. Un uso strumentale e odioso di una malattia come la bulimia, presentata sfacciatamente come stereotipo femminile e persino incitata. Qualcosa di inaccettabile che ha subito mobilitato moltissime donne, ma anche associazioni ed istituzioni, che con le loro proteste hanno ottenuto la chiusura della campagna pubblicitaria e le scuse dell’azienda.
Manifestare, protestare, indignarsi, questo l’invito della scrittrice ad un paese ancora troppo pregno di cultura maschilista e che troppo spesso chiude gli occhi o reputa normale l’oggettivizzazione del corpo della donna. Durante la serata è stata riproposta la visione del documentario Il corpo delle donne (visibile in versione integrale sul sito www.ilcorpodelledonne.net) di cui la Zanardo è coautrice insieme a Marco Chindemi e Cesare Cantù. Un filmato di circa venticinque minuti in cui l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne in tv risulta fin da subito evidente, e che sottolinea come spesso una visione distratta di tali immagini da cui veniamo quotidianamente bombardati, ci impedisca di notare che le riprese dei corpi femminili sono il più delle volte legate solo alla sessualità. La donna ridotta a oggetto sessuale o bambolina che non parla ed è priva di intelletto. Un atteggiamento discriminatorio che non solo svilisce la donna , ma la depotenzia privandola inevitabilmente di autorevolezza. Nessun perbenismo o proibizionismo nelle parole della Zanardo, che coinvolgendo molto il pubblico, ha spiegato come da parte sua non ci sia accusa né verso le donne della tv, né verso il nudo in sé. Ha anzi illustrato come il nudo, se adeguatamente veicolato, possa essere un potentissimo strumento di espressione in grado di aumentare l’impatto di parole forti, come nello spettacolo teatrale La merda, che ha ottenuto il primo posto al prestigioso Fringe festival di Edimburgo. Lo spettacolo, monologo scritto da Cristian Ceresoli, è interpretato da Silvia Gallerano che si presenta in scena totalmente nuda per raccontare in modo viscerale e sofferente le miserie del maschilismo becero e volgare che domina la società di oggi. Non è il centimetro di pelle a fare la differenza ma come il corpo viene mostrato. L’unica speranza, spiega Zanardo, è una buona educazione all’immagine da dare soprattutto alle nuove generazioni e a cui l’autrice dice: «Non aspettate, ragazzi. Non attendete istruzioni, ragazze, perché non arriveranno o forse arriveranno troppo tardi, e il tempo è prezioso. Alcuni tra noi adulti vi daranno una mano, il tempo necessario per costruire ponti sulle macerie prodotte dai crolli di questo mondo in disarmo. Voi percorreteli. Poi sarà ora. Non attendete oltre. Tocca a voi. Senza chiedere il permesso». Durante la serata nessun accenno è stato fatto al ruolo politico della Zanardo che è in testa alla lista L’altra Europa con Tispras nella circoscrizione centro. [Federica Dell’Oca, ecoinformazioni]

Evoluzione dei mass media: questione aperte e prospettive dell’infoetica

Più consapevolezza del potere dei media, più responsabilità per chi gestisce l’informazione, due dei messaggi lanciati da Simone Carlo nell’incontro Evoluzione dei mass media: questione aperte e prospettive dell’infoetica mercoledì 12 marzo a La nostra famiglia.
«Un titolo impegnativo» ha esordito Simone Carlo, cultore del corso di Teoria e tecnica dei media dell’Università Cattolica di Milano, chiamato a relazionare sul tema. Non meno impegnativa la definizione che l’esperto ha dato dei media, definiti apparati socio tecnici che svolgono funzione di mediazione nella comunicazione tra soggetti.«Fondamentale è interpretare i media non solo come strumenti tecnologici. Ogni media nasce e si sviluppa in un contesto storico e sociale, che ne decreta la popolarità. Se la funzione è sempre la stessa, cioè mettere in condivisione informazione e cultura, uno stesso media assume caratteristiche diverse a seconda del contesto nel quale si sviluppa».
Ad esempio i nuovi media – sempre a detta del professore – rispondono all’esigenza di avere a disposizione strumenti orizzontali e paritetici per la trasmissione dell’informazione, superando il modello classico verticale, proprio dei media tradizionali. La stessa dinamica si ritrova nella dimensione economica dei nuovi media: si sviluppano forme di scambio, basate sul dono e controdono (il file sharing ad esempio), aumentando i rapporti sociali e ridimensionando quelli di natura economica.
Se lo sviluppo dei nuovi media ridefinisce la società ampliando la conoscenza, rendendo più facile l’acceso a molti contenuti e abbattendo i confini spaziali e temporali della comunicazione, queste innovazioni aumentano il cultural divide fra chi ha accesso al mezzo e chi no.
Internet è un universo di opportunità in continua espansione, ma solo per coloro che possono entrarvi e sanno come sfruttarlo. Chi non ha la possibilità di accedere alla grande rete scivola nell’emarginazione e vede quindi peggiorare la propria situazione. «Anche l’epoca dei new media è superata – ha continuato Simone Carlo – la copertina di Time del gennaio 2007 indicava ognuno di noi come protagonista dell’anno passato. Questo perché siamo entrati nell’era dei new new media, fondata sulla valorizzazione dell’intelligenza collettiva e la costruzione del sapere basato sulla condivisione di informazioni e conoscenze. Wikipedia ne è l’esempio più eclatante, ma sono disponibili sulla rete molti strumenti che permettono la libera pubblicazione di qualsiasi contenuto.
Tra questi il fenomeno più rilevante rimane quello dei blog, stimati in circa 112 milioni. Il loro successo deriva, oltre che dalla semplicità di utilizzo, dalla possibilità di condividere gratuitamente i contenuti, quasi un ritorno ad una società precapitalista. I mass media invece continuano a dipingere i blog come luoghi di sfogo per soggetti deviati, facendo passare l’idea che il blog nasconda una figura torbida e sola».
«Se consideriamo l’infoetica come rapporto tra media e società, dobbiamo chiederci com’è cambiata la società stessa. Io credo di vivere nella network information society, in cui la struttura a rete prevale su quella gerarchica. Dalla metà del ventesimo secolo le reti si sono sviluppate, ad ogni livello, tanto da essere l’elemento centrale della vita di tutti noi. Siamo quindi passati dalla società di massa, che aveva nelle diverse collettività il proprio cardine, ad una società a rete, in cui ogni individualità è potenzialmente connessa con tutte le altre.
In questo scenario la comunicazione che prima avveniva faccia a faccia o tramite i media di massa, risulta sempre più mediata da strumenti interattivi e di nicchia». In questo nuovo scenario comunicativo è evidente l’importanza che i media rivestono nella costruzione dell’opinione pubblica. Al dì la delle varie teorie sulla bontà della comunicazione moderna occorre essere consapevoli del potere di cui dispongono questi nuovi mezzi, così da poterli analizzare con occhio critico. Ma anche chi fa informazione, a vari livelli, dovrebbe responsabilizzarsi proprio per l’importante ruolo che assume. Dovrebbe porsi delle regole etiche per svolgere al meglio la propria funzione. Regole che dovrebbero difendere i soggetti più deboli nella relazione con i media.
Allo stato attuale è impensabile ritornare all’uso della censura come strumento di controllo dei media perché, ad esempio, chiudendo YouTube per non permettere l’upload del video del tredicenne che filma la compagna di banco nuda, verrebbero aperti dieci altri siti che permettono la stessa operazione. Occorre quindi lavorare a monte del problema, trovando strumenti che depotenzino il potere educativo dei media in favore di altre agenzie educative, responsabilizzando la persona nel sistema complessivo dell’informazione. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]
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