Giorno: 20 Marzo 2008

Il Plinio contro lo svolgimento ad agosto dei corsi di recupero

Una posizione rivendicata anche dalle organizzazioni sindacali regionali che sottolineano l’autonomia scolastica stigmatizzando la “ingerenza” dell’Ufficio scolastico provinciale.

Non ha ancora trovato una soluzione il confronto fra docenti e dirigenti scolastici del Liceo scientifico Paolo Giovio e dell’Istituto Caio Plinio Secondo di Como. Tutto è nato dalla definizione del periodo di svolgimento dei corsi di recupero e la verifica finale per gli studenti che avranno dei debiti alla fine di quest’anno scolastico. La Regione Lombardia, propone come data di inizio dell’anno scolastico l’8 di settembre e, per non avere corsi e verifiche tropo a ridosso di tale data, una conferenza di servizio dei dirigenti scolastici provinciali, convocata dal dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, ha deciso di svolgere le attività di recupero alla fine di agosto.
I due istituti cittadini avevano però già deliberato all’interno dei collegi docenti di svolgere tali attività all’inizio di settembre, una facoltà che è propria di tali organismi così come ricorda il sito del Ministero della pubblica istruzione nella parte domande più frequenti (faq): «il collegio dei docenti, presieduto dal dirigente scolastico, delibera la programmazione delle attività di sostegno e di recupero. Decide quindi anche i tempi delle verifiche del saldo dei debiti, tenendo conto delle particolari situazioni del singolo Istituto, che potrebbero anche non rendere possibile la conclusione di tutte le operazioni entro il 31 agosto». Con un’unica precisazione «l’unico vincolo che dovrà in ogni caso essere rispettato è che tutti gli adempimenti si concludano prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo».
Lucia Del Giudice delegata Flc-Cgil della Rsu del Caio Plinio Secondo ha ribadito che «non è una questione di ferie, ma di rispetto delle prerogative del collegio docenti e dei toni adoperati». Il consiglio di istituto, che dovrà decidere l’inizio delle lezioni, non ha ancora espresso una data e, ha ricordato Lucia Del Giudice, «a breve verrà convocato un collegio docenti straordinario in cui ribadiremo la nostra posizione». Nel mentre le rappresentanze sindacali unitarie hanno presentato un volantino che è stato sottoscritto da 73 degli 85 docenti di ruolo dell’Istituto di via Italia libera e che sottolinea come sia già stata presa una decisione con una «fortissima maggioranza» e come i dirigenti scolastici alla conferenza dei servizi «avrebbero deliberato sulle tempistiche scavalcando di fatto la competenza, esclusiva in materia, dei collegi docenti e sul calendario scolastico scavalcando di fatto le competenze dei consigli di istituto».
Una presa di posizione ribadita fortemente anche a livello regionale da un documento congiunto Flc-Cgil, Cisl e Uil Scuola, firmato dal segretario generale Flc-Cgil Corrado Barachetti, che alza i toni precisando che «una “conferenza di servizio” è una riunione appunto di servizio di lavoratori di una certo ufficio (in questo caso: di dirigenti scolastici), convocata dal “capo” dell’ufficio stesso», un atto improprio secondo i rappresentanti sindacali del dirigente dell’Usp che «non è affatto il capo ufficio dei dirigenti scolastici, ma, caso mai, un dirigente pari grado» mentre il superiore gerarchico è il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Paratie e Grande stufa al sesto appuntamento con La piazza virtuale

Paratie e Grande stufa i due temi centrali del sesto appuntamento on-line con La piazza virtuale organizzata da L’AltraComo, mercoledì 19 marzo dalle 21.30.

La chiacchierata virtuale, che ha coinvolto una quindicina di persone, ha avuto inizio intorno alle 21.30. Dopo una breve introduzione nella quale gli organizzatori hanno sottolineato l’interesse della serata per le tematiche in discussione, Paratie e Grande stufa, la parola è passata a Territorio precario (Tp), un insieme di circoli, associazioni, sindacati e partiti che si occupano di analizzare il concetto di precarietà in riferimento a diversi ambiti, invitati per rispondere in merito alla questione delle Paratie. Alle prime domande poste dai presenti «a Como servono le paratie? Dopo i cambiamenti climatici degli ultimi anni esiste ancora il pericolo di esondazioni?» Tp ha risposto con un deciso no e ha da subito messo in evidenza l’aspetto politico della questione. «La “grande opera” – ha spiegato Tp – ha una funzione che non è propriamente quella di affrontare un problema concreto. Nel caso delle paratie di Como, il cui cantiere è appena iniziato, si pone un problema politico che ha a che fare con l’ideologia imperante nelle classi dirigenti, per cui ogni opera pubblica genera sviluppo e benessere.

In realtà a nostro avviso ciò genera degrado e devastazione ambientale. Per questo è importante che la popolazione si unisca in movimenti dal basso che contrastino le scelte imposte dall’alto».

È necessario «formare un comitato in grado di organizzare una reale opposizione» ha continuato Territorio precario sollecitato dalle domande dei partecipanti alla chat. «Attraverso questa piazza stiamo tentando di sensibilizzare e allargare l’azione – ha proseguito Tp – come per tutte le nostre iniziative cerchiamo un confronto con le soggettività presenti sul territorio per sollecitare la partecipazione attiva e inventare insieme nuove forme di opposizione». Alcuni presenti alla chat hanno proposto l’idea di lanciare un sondaggio sui giornali locali, per raccogliere le impressioni dei cittadini sul problema Paratie e sollecitare il dibattito. Territorio precario ha sottolineato la necessità di associare alla controinformazione anche azioni concrete di visibilità «per far emergere l’opposizione silenziosa dei cittadini, che abbiamo colto da quando ci occupiamo di questo progetto». «Non pensiamo ad articoli né trasmissioni – ha continuato Tp – piuttosto ad imitare movimenti come quello contro il Tav che qualcosa ha ottenuto». Territorio precario ha concluso l’intervento dando appuntamento ai “rivoltosi”, nel mondo reale, per giovedì 27 marzo alle 21 alla sede della Cgil, in via Italia libera, per un incontro-dibattito con comitati locali, associazioni e cittadini nel quale scambiare opinioni sul «che fare?».
Gli organizzatori hanno chiuso la prima parte della serata e hanno introdotto il tema «Villa Guardia ha bisogno veramente di un congeneratore a biomassa?», presentando Sabina Barca, del blog ripuliamoci.blogspot.com.
«La Grande stufa non è altro che un inceneritore a biomassa di cippato – ha spiegato brevemente Sabina – anzi un congeneratore che sarà in grado di produrre energia elettrica. Il Comune dice che bruciando la legna si produrrà energia elettrica e si potrà avere acqua calda sanitaria e per riscaldamento». «La legna – ha proseguito la blogger – sarà reperibile nel territorio da puliture di boschi, dal recupero di compostaggio e tagli di giardini. La centrale dovrà lavorare 24 ore su 24 e 12 mesi l’anno e dovrebbe subentrare alle caldaie in una zona completamente metanizzata». «Il risparmio economico – ha continuato Sabina – è dovuto al decreto legge 344 del ’98 per l’utilizzo di biomassa e dalla riduzione dell’Iva dal 20 al 10 per cento. Se una sola di queste agevolazioni decadrà il così decantato risparmio verrà a mancare». Barca ha poi posto l’accento sulle questioni che più la preoccupano: l’impatto ambientale e i rischi per la salute, «giocano sempre con la storia del Co2 nullo, ma non è qui il problema: le emissioni da combustione (anche di legna) producono diossine e altre sostanze tossiche, nonché polveri (Pm10) o le ultra sottili sotto il 2,5 Pm1. Queste polveri sono responsabili della gran parte delle malattie dei nostri anni: cardiopatie, ictus, malattie respiratorie e cancro. In Comune confidano in un filtro tecnologicamente avanzato, ma per la verità non c’è nessun filtro che può fermare le polveri sottili o le così dette nanoparticelle, che respiriamo in forma di aerosol mortale». «Il succo è – ha sottolineato Sabina – che non si deve cambiare il tipo di combustione, ma bisogna proprio eliminare le combustioni».
È poi subentrato nella discussione Piermario Vimercati, consigliere di minoranza del Comune di Villa Guardia per la lista civica Progetto per Villa Guardia, per spiegare le motivazioni che lo hanno portato a presentare una mozione alla Procura regionale della Corte dei conti per verificare «la legittimità per un’amministrazione comunale di assumere una partecipazione societaria, in una società a scopo di lucro, per di più come socio minoritario e quindi non una società “pubblica”». «Il consiglio comunale – ha spiegato Vimercati – possiede il 20 per cento delle quote della società. La legge finanziaria 2008 ha espressamente vietato ai Comuni questo tipo di partecipazioni societarie, ma poi sono state introdotte delle deroghe. L’unica deroga ammessa è nel caso in cui si tratti di società che producono servizi di interesse generale, ma per i consiglieri comunali in carica è impossibile determinare se una società come quella del teleriscaldamento abbia o meno i requisiti richiesti. Per questo vorrei sollecitare la corte dei conti affinché dia un parere al Comune». «Con la mia iniziativa in consiglio comunale – ha concluso Vimercati – ho ritenuto semplicemente di fare una cosa a garanzia dei cittadini e del Comune, ma non aspettatevi chissà quale responso dalla Corte dei conti».
Poco prima della chiusura della chat è intervenuto Fadhil, originario dell’Iraq e trasferitosi per qualche tempo nel comasco, che ha voluto condividere con i partecipanti il suo disappunto per la guerra che da cinque anni sta sconvolgendo il suo paese natale.
Sabina ha chiuso la serata ricordando a tutti gli interessati di visitare il suo blog ripuliamoci.blogspot.com per approfondire la questione della Grande stufa «perché la decisione che ha preso il Comune di Villa Guardia la respireranno in tanti!». [Greta Pini, ecoinformazioni]

Presentazione del progetto Salva un bambino!

Il Rotary club ha presentato mercoledì 19 marzo il progetto Salva un bambino! per l’educazione al primo soccorso delle persone che lavorano a stretto contatto con i bambini.

Dedicato agli insegnanti delle scuole materne, elementari e medie il Rotary Club Baradello ha organizzato nelle scuole un corso di rianimazione di bambini, rivolto a persone estranee all’ambito medico, come ad esempio i docenti. Il responsabile del progetto Alfredo Caminiti ha chiarito che il problema, nel soccorso, è quando e come intervenire, poiché il bambino è diverso dall’adulto: «l’obiettivo è insegnare le manovre giuste a coloro che non masticano medicina, per rianimare e salvare la vita ad un bimbo». C’è inoltre la difficoltà nell’uso degli strumenti: un defribillatore può salvare la vita, ma bisogna saperlo usare. Il corso dura quattro ore, in un primo momento viene spiegato l’approccio, poi mostrate delle diapositive, ed infine gli insegnanti, divisi in gruppi, passano all’esercitazione pratica. Franco Brenna, ideatore del progetto, ha chiarito che per evitare che ci si dimentichi della lezione appresa il Rotary lascia un cartellone così non si dimenticherà la procedura. Alfredo Caminiti ha messo in risalto come i primi minuti dopo il trauma siano fondamentali per un corretto soccorso e dunque saperli gestire è alla base di una buona riuscita dell’intervento. Il provveditore agli studi Benedetto Scaglione ha concluso facendo notare come l’iniziativa di formazione del personale docente risulti gratuita, grazie all’impegno volontario dei formatori. Il progetto, attualmente già attivo al Collegio Gallio, si sta diffondendo anche in istituti pubblici e l’auspicio è che sempre più scuole aderiscano. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

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