Giorno: 17 Febbraio 2009

Oltre la globalizzazione: il ritorno al territorio.

I temi trattati nelle relazioni tenute a Bergamo venerdì 13 e sabato 14 febbraio alla sesta Assemblea nazionale enti locali sul tema Oltre la globalizzazione: il ritorno al territorio. Un resoconto di due giorni di approfondito dibattito con seminari specifici che hanno coinvolto oltre quattrocento persone, amministratori, rappresentanti di associazioni, studiosi di varie discipline, cittadini, i componenti l’ufficio partecipazione del Comune di Bergamo.

Si è tenuta a Bergamo venerdì 13 e sabato 14 febbraio la sesta Assemblea nazionale enti locali sul tema Oltre la globalizzazione: il ritorno al territorio. Il sindaco di Bergamo Roberto Bruni non si è limitata ad un intervento formale ma ha permesso di entrare già nel tema di come i governi locali possano coinvolgere la popolazione nelle scelte concrete. Anche il federalismo sposta il tema sul ruolo degli enti locali, i Comuni tornano al centro del dibattito territoriale ma le scelte politiche del governo penalizzano il loro ruolo sottraendo risorse essenziali. Così oggi gli enti sono chiamati a approvare bilanci più difficili e sofferti a causa dei tagli imposti. La crisi finanziaria economica d’altra parte richiede l’adozione di regole nuove. Quando si parla di federalismo fiscale (meglio parlare di autonomie locali) occorre anche parlare di partecipazione dei cittadini al governo della città e diventano inevitabili la diffusione di pratiche partecipative. Il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenico Finiguerra, che rappresenta anche il neocostituito movimento Stop al consumo di territorio., ha presentato un intervento caratterizzato da un messaggio che nasce dal territorio: l’Italia è un paese meraviglioso con una malattia: consumo forsennato della terra, del territorio. I Comuni sono sottoposti ad una costante difficoltà finanziaria e per risolverla oggi possono ricorrere alla monetizzazione del territorio. Gli oneri di urbanizzazione possono essere utilizzati per pareggiare bilancio. Un’interpretazione largamente condivisa dai partecipanti al convegno dal Salento alla Sicilia, all’Alto Adige, alla Lombardia. Dall’urbanistica dal territorio condotta con la consapevolezza che la terra è bene comune si possono cercare nuove vie, nuove modalità per fare la gestione urbanistica e delle infrastrutture. Possono discendere buone pratiche, vere, che vanno a toccare il nervo scoperto quando i piani pubblici vengono delegati a mani private. La nostra Costituzione dice che la libera intrapresa non deve essere in contrasto con i l’interesse pubblico. Non fare scelte con uso del territorio non significa essere contro lo sviluppo. C’è un assioma: se non si crede in competitività, crescita e sviluppo sembra non si sia adatti a amministrare. Al contrario si possono e devono fare proposte alternative e noi dobbiamo essere in grado di farlo. «La partecipazione può essere – per Finiguerra –un percorso fondamentale per fermare il consumo del territorio. La terra non è nostra ma di chi verrà dopo di noi». Nel suo intervento Alberto Magnaghi, presidente della Rete nuovo municipio, ha ricordato che la Rete nel suo convegno di Milano aveva scritto una sorta di Decalogo consumo zero per il territorio e che anche a Roma tra i punti finali si ribadiva lo stesso concetto. Però non è successo nulla e inoltre sovente assistiamo a Comuni che dichiarano lo stop al consumo, ma poi vediamo le gru dovute a processi messi in atto in precedenza. I relatore ha invitato i Comuni a una moratoria sull’utilizzo del territorio ed indagare prima di consumarlo e ha proposto che dall’assemblea uscisse l’impegno a mettere in atto la moratoria, reale, operativa per i Comuni che aderiscono alla rete. È necessario oggi riflettere sul ruolo che vengono ad assumere i percorsi di democrazia partecipativa nel contesto delle trasformazioni profonde del quadro istituzionale ed economico, in primis della crisi del capitalismo mondiale. Si assiste alla progressiva trasformazione dei partiti di massa: fine delle rappresentanze sociali di classi, ceti, culture, identità come concreti canali di trasmissione dal sociale alle istituzioni, verso una rappresentanza di gruppi di interesse, comitati di affari, lobbies, capitale imprenditivo e finanziario, multiutilities. I sindaci diventano esecutori delle grandi strutture finanziarie e produttive espresse dai loro partiti. Esempi Firenze (Tav e nuovo stadio). Da questi contesti nascono comitati di difesa del territorio, esempio toscano più di 160 comitati per la difesa del territorio. A livello Globale per Finiguerra la finanziarizzazione del capitale e globalizzazione economico finanziaria: la crisi economica e la recessione mondiale hanno messo a nudo l’allucinante disegno del capitale: autonomizzazione da produttori e consumatori: anche l’impresa di produzione diventa merce. Di fronte a queste trasformazioni generali a livello locale si deve constatare la crisi dei municipi e del neomunicipalismo nato a Porto Alegre con la Carta del nuovo municipio e sviluppatosi con Arnm e anche la crisi fiscale, da regime consociativo, da cultura dello “sviluppo”, degenerazioni corruttive dilaganti. Sono pochi i municipi che resistono a questa molteplice tenaglia che ha reso difficile la crescita di processi partecipativi, con la conseguente crisi del progetto di federalismo municipale solidale. Il territorio può divenire il luogo di difesa della crisi valorizzandole potenzialità e le peculiarità identitarie dei patrimoni locali. La coscienza di luogo si può in sintesi definire come la consapevolezza acquisita attraverso un percorso di trasformazione culturale degli abitanti, del valore patrimoniale dei beni comuni territoriali (materiali e relazionali) in quanto elementi essenziali per la riproduzione della vita individuale e collettiva, biologica e culturale. In questa presa di coscienza il percorso individuale e collettivo connota l’elemento caratterizzante la ricostruzione di elementi di comunità, in forme aperte, relazionali, solidali. Questa crescita di coscienza comunitaria è la condizione per lo sviluppo della società locale in forme solidali che richiede di: promuovere il rafforzamento dei sistemi economici locali, per una globalizzazione dal basso come rete federativa e non gerarchica di luoghi (città, microregioni, distretti, regioni) in grado di incrementare lo scambio sui mercati globali di ciò che solo in quel luogo si può produrre, valorizzando culture, saperi, paesaggi locali; sviluppare la domanda di reti locali di mutuo soccorso; alimentare i sistemi economici locali con le reti del “nuovo mutualismo”, commercio equo, finanza etica, cooperazione popolare internazionale, Gas, banche del tempo, monete locali complementari (Tonino Perna); diffondere le reti corte fra produzione e consumo riducendo la mobilità, la velocità,favorendo stili di vita più lenti, aumentando l’attenzione e la cura dei valori tipici dei singoli luoghi; valorizzare le risorse ambientali e locali per produrre energia, acqua, cibo, informazioni e cultura; finalizzare le politiche dei governi locali alla valorizzazione dei beni comuni e del benessere: i sistemi economici locali come mezzo per realizzare il fine del benessere. [Danilo Lillia, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 16 febbraio

 

cernezzi2Le grandi mostre s’hanno da fare. Dopo otto sedute, di cui una andata deserta, alle 4.30 del mattino di martedì 17 febbraio è stata approvata grazie ai voti della maggioranza del Pd e dei Socialisti la delibera sulle grandi mostre. La città può finalmente vivere serena, riprendere a respirare superare il groppo alla gola che le impediva di deglutire pensando che la Delibera non passasse. Si consuma l’ultimo atto di una farsa vissuta con uguale capacità teatrale da maggioranza e opposizioni.

 

Ricordo trasversale per la scomparsa dell’ex assessore Beppe Santangelo nel Consiglio comunale di lunedì16 febbraio, da Luca Gaffuri, Pd, a Donato Supino, Prc, passando per Vittorio Mottola, Pd, e Alessandro Rapinese, Area 2010, fino ad arrivare al sindaco ne hanno tracciato la figura e l’impegno per la città di Como.

Bruni ha ripercorso la carriera politica di Santangelo ed il Consiglio ha tenuto un minuto di silenzio in suo ricordo.

Un altro lutto è stato ricordato prima dell’inizio della seduta da parte di Supino che ha delineato la storia di Perugino Perugini, esponente dell’Anpi comasca, ex partigiano, uno tra i fondatori del Cna, attivo nel mondo del cooperativismo.

Il sindaco ha affermato di avere le dimissioni degli assessori Gatto e D’Alessandro, ma non ancora quelle di Colombo, che spera siano in suo possesso entro mercoledì, quando scadranno i termini per osservazioni e controdeduzioni e la procedura di revoca degli incarichi sarà perfezionata. «Credo che il sindaco debba comunicare le motivazioni della revoca» ha chiesto Gaffuri, di tutt’altro parer il primo cittadino per cui si è iniziato un procedimento che non ha ancora raggiunto il risultato e la relazione avverrà solo alla fine del tutto.

Anche le aperture nei giorni festivi hanno avuto spazio nelle preliminari «una forzatura – per Gaffuri – perché è intervenuta in un momento di virtuale vacanza dell’assessorato al commercio». Un atto non urgente per i consigliere dato che «l’unica scadenza imposta dalla legge regionale in materia, oltre la quale il Comune non può più decidere circa le aperture domenicali e festive, è il 30 novembre».

Contrario soprattutto per quella del 25 aprile Supino. «Una data da ricordare in maniera assoluta» da togliere dalle aperture «per permettere di partecipare alla festa della Liberazione dal nazifascismo».

Il Consiglio è tornato quindi sulla delibera delle grandi mostre con Lega, An e parte di forza Italia che hanno fatto ostruzionismo, prendendo il più possibile la parola, esaurendo tutto il tempo a disposizione, oltre che presentando subemendamenti.

La maggioranza delle minoranze ha invece sostenuto la parte della maggioranza che ha proposto la delibera ed ottenuto l’approvazione di un articolato emendamento sulla stessa comprendente anche di «avviare un percorso di costruzione di una fondazione» per la gestione degli eventi e di una consulta della cultura «Un accordo palese – per Marco Butti, An – Siamo amareggiati che a noi, membri della maggioranza, non sia stato dato ascolto mentre ad altri sì».

All’opposizione di maggioranza è passato solo un emendamento, proposto da Emanuele Lionetti, Lega, sulla valorizzazione del patrimonio italiano e comasco con particolare riferimento ai razionalisti.

Bocciati gli emendamenti di parte della maggioranza sulla gratuità delle esposizioni per i cittadini comaschi, sulla diminuzione dei biglietti omaggio, sull’istituzione di una commissione di controllo sulle spese dell’assessorato e la maggior parte dei subemendamenti proposti.

Frattura nelle minoranze con Area 2010 e Prc smarcati dal Pd e Supino che ha attaccato «questo modo di fare con un accordo bloccato».

Arrivati alla mezzanotte i liberal di Forza Italia, Carlo Ghiri, Popolari liberali, Per Como, Pd ed il sindaco hanno votato per la continuazione ad oltranza della seduta con 23 voti. Tutti gli altri sono usciti per cercare di far venire meno il numero legale.

Il Consiglio, tutto ripiegato su se stesso e su una bizzarra percezione della realtà che lo ha portato a credere che questo fosse il tema centrale dirimente e quasi esclusivo a cui dedicarsi si è sviluppato sfiorando i confini della realtà, del paradosso e a tratti il paranormale. Certamente una delle pagine meno sensate della vita amministrativa lariana.  Sull’ordine del giorno proposto da Claudio Corengia, An, per interessare il sindaco a chiedere finanziamenti l ministro Bondi per l a mostra, dopo gli apprezzamenti di questi per le esposizioni a Villa Olmo è quindi, alle 3.10 del mattino, venuto meno il numero legale, dopo che An, la Lega, parte di Forza Italia, tra cui il sindaco, Area 2010, Prc, e Pierangelo Gervasoni per i Popolari liberali hanno abbandonato l’aula.

Dopo il quarto d’ora da regolamento grazie a Pd e Vincenzo Sapere per i socialisti, con 21 presenze, è potuto riprendere il Consiglio ed è stata quindi approvata la proposta di Corengia, così come quella successiva per una diversa raccolta degli sponsor da affidarsi ad esperti del settore.

La delibera è stata così votata all’alba delle 4.20 del mattino con i soli voti favorevoli dei liberal di Fi e del Pd. Contrari Prc, Lega, Area 2010, parte di Fi. Astenuto il sindaco. Hanno abbandonato l’aula Gervasoni ed in dissenso con i propri gruppi Corengia e Francesco Pettignano, ultimi rimasti di An, Lionetti, e Mario Molteni, Pd. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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