Giorno: 3 Dicembre 2009

Intervista a Giuseppe Giulietti, articolo 21

Intervista a Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, che parlerà alla Biblioteca di Como giovedì 3 dicembre alle 18 nell’incontro Libertà d’informazione: diritto costituzionale o chimera? Organizzato dal Comitato per la difesa della Costituzione.

 «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Queste sono le prime parole dell’Articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana: siamo di fronte a un diritto costituzionale in pericolo? Si interroga oggi su questo tema, la libertà d’informazione nel nostro paese, il Comitato per la difesa della Costituzione di Como, che organizza alle 18 un incontro alla Biblioteca comunale. Relatore sarà Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, deputato del gruppo misto (ex Italia dei Valori), giornalista attivo da anni nella difesa di un’informazione libera e plurale. «La Costituzione – dichiara il portavoce di Articolo 21 – è sempre più oltraggiata, sempre più assaltata, umiliata. Come dimostra l’incredibile dibattito che si è aperto nel centro destra sulle parole di Gianfranco Fini: in qualsiasi altro paese europeo le dichiarazioni del presidente della Camera sul fatto che chi ha la maggioranza non può fare quello che vuole sarebbero state considerate un’ovvietà, proprie di qualunque leader di centrodestra. In Italia invece sono state addirittura chieste le dimissioni di Fini. È evidente che le sue considerazioni sono ritenute gravissime da Berlusconi, significa che il Presidente del Consiglio ha in qualche modo in mente il superamento di un principio costituzionale». Ma qual è la percezione del problema da parte dell’opinione pubblica? I cittadini “sentono” la libertà dell’informazione come una priorità? «Credo che il tema sia più sentito oggi che in passato. Certamente – continua Giulietti – la percezione di tale emergenza è stata a lungo molto bassa e la responsabilità è anche dell’opposizione: il conflitto d’interessi non affrontato dal centrosinistra, lasciato in appalto a Berlusconi, con un’azione di contrasto blanda, si rivela oggi la vera metastasi italiana. Ciò detto, ho la sensazione che tra i cittadini, nella società civile, tra i manifestanti e nella rete, dunque dal basso, stia crescendo la consapevolezza che un sistema mediatico oscurante è pericoloso per le libertà dei cittadini stessi». E da internet è nato appunto l’appello per il No Berlusconi day, che si terrà sabato 5 dicembre a Roma: cosa può fare allora la piazza per la libertà d’informazione? «Più che di piazza dobbiamo chiederci cosa possono fare milioni e milioni di cittadini insieme. Io parteciperò alla mobilitazione ma sia chiaro che non sarà un referendum interno al centrosinistra, quanto piuttosto un evento libero e autonomo promosso da ragazzi e ragazze. In questo senso dobbiamo essere ovunque ci sono persone che manifestano il loro amore per la legalità e la Costituzione. Dopo il No B day chiederemo a tutte le associazioni che hanno promosso il 3 ottobre di lanciare mille iniziative in tutti i Comuni – è quanto chiederò anche a Como oggi -, per arrivare poi ad un’altra grande manifestazione unitaria che riunisca tutti i cittadini, indipendentemente dal voto che hanno espresso alle elezioni. Vedo come data ideale per questa mobilitazione conclusiva l’inizio dell’iter finale alla Camera e al Senato del ddl sulle intercettazioni e sul processo breve: in quel momento bisognerà andare in piazza in milioni, senza bandiere, né gelosie o protagonismi. Non a caso il Presidente Ciampi ha invitato alla sorveglianza democratica; ritengo che il suo appello – che non è certamente quello di un estremista – non sia stato compreso fino in fondo». Quanto alla Rai, per Giulietti il servizio pubblico radiotelevisivo «è in una pessima situazione, ridotto ad essere un satellite di Mediaset, con scarsa autonomia industriale ed editoriale; non era mai accaduto che dieci testate giornalistiche su undici fossero controllate dall’attuale maggioranza». Dunque il “caso” del direttore di RaiTre Paolo Ruffini, sostituito in corsa nonostante gli ottimi risultati ottenuti, è ancora una volta emblematico di certe dinamiche tutte italiane: «è stato cacciato perché Berlusconi ne ha chiesto la testa da oltre un anno, così come vuole la testa di altre trasmissioni come Report e Anno Zero. Nutro grande stima per il nuovo direttore Di Bella, ma se fossi in lui mi metterei da parte tutte le proteste per l’espulsione di Ruffini, incluse quelle di Articolo 21, dovrà affrontarle…E il centrosinistra in questa situazione gravissima non trova di meglio che celebrare Ruffini, non vedo cosa ci sia da festeggiare: è la solita sindrome degli sconfittisti». Per saperne di più: http://www.articolo21.info. [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como del 2 dicembre 2009

Il sindaco ha ascoltato stizzito le obiezioni delle minoranze al suo operato sulla Ticosa, mentre i rapporti con Multi diventano sempre più tesi. Seduta speciale sull’affaire Ticosa in diretta su Etv, come per le paratie, mercoledì 2 dicembre.

Approntata la Sala stemmi per permettere la visione in diretta del Consiglio, negli stacchi pubblicitari questa volta era mantenuto l’audio del dibattimento, pochissimi cittadini comaschi si sono presentati all’appuntamento solo una quindicina. Nelle preliminari Roberta Marzorati, Per Como, ha ribadito la mancanza di una adeguata rete fognaria in città che solo in parte convoglia i reflui al depuratore, mentre Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto nuovamente la nomina di un rappresentante in Agenda 21 e la convocazione della Commissione biblioteca. «Il popolo svizzero si è dimostrato saggio, prudente e lungimirante – ha dichiarato Giampiero Ajani, Lega, riferendosi al referendum che ha proibito i minareti nella Confederazione – ha assestato un colpo all’espansione islamica». Iniziato il consiglio Mario Lucini, Pd, ha dipanato le vicende che hanno riguardato l’ex Tintoria comense negli ultimi vent’anni dalla chiusura nel 1980, con il conseguente acquisto da parte di Palazzo Cernezzi due anni dopo, sino ad oggi. Particolare attenzione sulle vicende della bonifica, non ancora iniziata, con le richieste di Multi di un piano più preciso per ricevere il terreno senza ulteriore bonifiche da fare. Lucini ha stigmatizzato poi i procedimenti «una delibera derubricata, non si era mai sentita. Le delibere si revocano, così non si sa cosa c’era scritto» e la lettera secretata «Se non si chiuderà il contratto con Multi il Comune sarà costretto a rimborsarle i costi della demolizione e dello smaltimento». «Dall’82, quando è stata acquisita dal Comune al ’94 non è stato fatto nulla e la Ticosa è diventata il simbolo, la metafora, dell’immobilismo – ha affermato Lucini – ora, dopo l’abbattimento dello Shed e del corpo C e i toni trionfalistici ci troviamo che dal ’94, Giunta Botta, ad ora sono passati 15, più di quel primo lasso di tempo. «Per la seconda volta deve essere la minoranza a spiegare ai cittadini cosa succede in città perché voi non ne siete capaci» ha sottolineato con forza Bruno Saladino, Pd. Gli altri consiglieri di opposizione hanno ripercorso le inefficienze e le mancanze dell’attuale Giunta comunale; «siete al Governo in città da 17 anni, in Regione da 15 e in provincia da 7», Luca Gaffuri, Pd, arrivando a chiedere con Mario Molteni, Per Como, «le dimissioni subito e andare al voto!». Per il sindaco salvo qualche piccolo intoppo tutto sta invece procedendo regolarmente. Anche se i toni dell’ultima lettera inviata a Multi, resa nota solo durante la serata sono piuttosto tesi e vi si minaccia: «salvo successivi nuovi e diversi accadimenti da parteciparsi entro breve termine, riteniamo di dover prender atto dell’insanabile divergenza attualmente esistente tra questa Amministrazione comunale e Multi Investment B.V. in merito all’esecuzione del preliminare del 3 agosto 2006, e comunichiamo che, atteso il Vostro comportamento pretestuosamente inadempiente, procederemo all’escussione della fideiussione, così come previsto all’art. 10 del preliminare di che trattasi». «Nel 2007 si voleva fare una Stu – ha quindi aggiunto il sindaco – e noi l’abbiamo impedito, perché è una cosa molto statalista e molto di sinistra, guardate Bagnoli. Le Giunte rosse come quelle di Firenze si sono bloccate. Si tratta di chiacchere». Affermazioni che per il tono e l’attacco strumentale alla “rossa” sinistra hanno esacerbato gli animi. Dopo vari interventi dei consiglieri di minoranza, soli due quelli di maggioranza oltre al sindaco, uno del capogruppo Pdl Butti, la serata, prolungatasi ad oltranza oltre l mezzanotte si è conclusa senza neanche una votazione, dato che si trattava solo della presentazione di un documento non vincolante.

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