Crisi economica e ricadute sociali

Mercoledì 13 aprile nella biblioteca dell’istituto Caio Plinio Secondo di Como ultimo incontro del convegno Economia scelta con il preside della facoltà di sociologia dell’Università Cattolica di Milano Mauro Magatti, che ha trattato il tema: Crisi economica e ricadute sociali.Magatti con l’ausilio di efficaci metafore ha analizzato le cause e gli effetti della crisi economica che il mondo globalizzato sta vivendo.

La crisi finanziaria scoppiata nel 2008 non è ciclica, quindi funzionale al sistema capitalistico, ma strutturale e in quanto tale ha colpito al cuore il sistema stesso: è stato come un infarto che ha provocato un grande spavento. La metafora dell’infarto permette di spiegare che la crisi è stata prodotta da comportamenti sbagliati anche se considerati legittimi. Come ad un infartuato si somministrano le medicine che gli permettono di superare il momento peggiore così gli Stati hanno pompato denaro nei mercati finanziari per evitare il tracollo. Ma superata l’emergenza è necessario individuare i comportamenti sbagliati per apporre i correttivi. Ad esempio lo sviluppo del sistema finanziario degli ultimi 30 anni ha reso possibile uno straordinario aumento del volume delle risorse disponibili; ma, avendo abbandonato gli investimenti nell’economia reale, a fronte di un grande sviluppo economico non si è determinato un altrettanto sviluppo sociale. Infatti in economia si è insinuata la convinzione che non ci fossero limiti alle speculazioni: si è continuato a montare l’uovo in modo da farne aumentare il volume facendovi entrare aria, ma questa miscela rende il tutto estremamente instabile, al minimo intoppo “la maionese” impazzisce. E così è stato, la crisi finanziaria è data dallo “sgonfiamento” di una situazione montata al di fuori dell’economia reale.

Queste miopi scelte hanno amplificato le diseguaglianze sociali in quanto una piccola parte si è arricchita mentre molti si sono impoveriti. Ma a differenza degli anni ’60 e ’70 le popolazioni hanno perso la capacità di reagire collettivamente per rivendicare condizioni di vita migliori, si cercano soluzioni individuali che di colpo possono modificare la propria posizione economica e sociale, efficacemente Magatti riassume la questione con una battuta: si è passati “dalla lotta di classe alla lotteria”.  

In conclusione il sistema capitalistico sopravvivrà ancora a molte generazioni e amaramente Magatti conclude ricordando che è necessario scrivere delle regole condivise a livello internazionale e, considerato che l’ultima volta che ciò è accaduto è stato dopo la seconda guerra mondiale, si spera che per produrle non si debba aspettare un altro conflitto.

Un’analisi che ha prodotto un’ottima opportunità di riflessione ma che per vari aspetti getta una luce non ottimistica sul futuro.

Tra i numerosi gli interventi, un breve accenno va fatto all’intervento di uno studente, Giulio, che insieme a Simone ha reso particolarmente vivaci i dibattiti del convegno. Giulio è convinto che si possono individuare antidodi al sistema capitalistico vigente, infatti egli sostiene che dopo l’infarto non può esserci una semplice somministrazione temporanea di farmaci, ma occorre individuare il cambiamento dello stile di vita, vera causa della malattia. Inoltre egli sottolinea come la condizione economica sia sempre più importante e selettiva, come il capitalismo abbia trasformato il pensiero collettivo in un’ottica individualistica e materialistica, e come si stiano perdendo valori che vanno al di là della materia economica, come ad esempio valori culturali, morali, sociali che vengono messi in secondo piano. E mentre parla sorride, vorrebbe continuare ma come in altre occasioni per pudore si ferma lasciando nell’aria più di quanto dice. In quel sorriso gli altri studenti si rianimano, assieme al relatore sorridiamo anche noi e ci concediamo più sollevati. [Rosa Mucerino per ecoinformazioni]

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