Felicità condivisa e voglia di continuare
I Comitati per l’acqua pubblica e contro il nucleare mercoledì 15 giugno hanno manifestato alla stampa la loro gioia per il risultato straordinario raggiunto e le prospettive future del vasto gruppo di cittadine e cittadini (esponenti di associazioni, di movimenti, di sindacati, di gruppi politici e persone alcune delle quali attive per la prima volta) che hanno reso possibile la splendida pagina di democrazia diretta del 12 e 13 giugno dove anche a Como, con il superamento del quorum e la vittoria dei sì, si è messo un definitivo stop alla privatizzazione dell’acqua, alla scelta cretina, anacronistica, pericolosa e antieconomica dell’energia nucleare e alla limitazione della giustizia.Eva Gabaglio e Edi Borgianni per il Comitato 2sì per l’acqua bene comune e Paolo Di Adamo per il Comitato vota sì per fermare il nucleare hanno ribadito le ragioni dei Sì e rivendicato un lavoro ampissimo, profondo e originale con il quale si è saputo contattare gran parte della popolazione senza poter contare sull’appoggio dei grandi media. Altri esponenti hanno evidenziato come l’attuale vittoria sia anche un successo del percorso iniziato con i Social Forum dieci anni fa a Genova quando furono condivisi i nuovi linguaggi dei beni comuni del Contratto mondiale sull’acqua e le nuove modalità dell’azione politica dal basso e come l’attuale impegno sia parte di una più generale mobilitazione per i Diritti umani vero cardine per la costruzione di un nuovo mondo possibile. Altri interventi hanno messo in evidenza il ruolo positivo svolto da alcuni partiti che fin dall’inizio hanno condiviso obbiettivi e campagne dei referendari o che le hanno sposate successivamente ma con grande convinzione. Altri hanno evidenziato come sia stato possibile che persino nella parte di destra (anche quella leghista così lontana da ogni ideale di comunità globale e di civiltà del diritto) dell’elettorato la consapevolezza dei beni comuni si stia seppur lentamente facendo strada. Entrambi i Comitati hanno dichiarato la volontà di continuare la loro azione e di non disperdere capacità politiche e di relazione faticosamente perfezionate in anni di lavoro carsico solo negli ultimi giorni balzate all’evidenza dell’attualità politica italiana e comasca.
Riportiamo di seguito il testo del Comunicato del Comitato Acqua reso pubblico mercoledì 15 giugno.
«Nonostante il boicottaggio sistematico da parte dei grandi mass media, nonostante i tentativi trasversali di trasformare la campagna referendaria nell’ennesimo scontro politicista tutto interno al Palazzo, le donne e gli uomini della provincia di Como hanno risposto con una straordinaria partecipazione al voto e con un’inondazione di SI’ (affluenza del 52.86% – SI’ 92.98% – 93.63%). Si, la gestione dell’acqua deve essere sottratta al mercato; SI, sull’acqua non si possono fare profitti. Questo hanno detto anche i cittadini comaschi vincendo una grande battaglia di civiltà. E’ stata una campagna straordinaria che ha attraversato ogni angolo della provincia con allegria e determinazione. E i comaschi hanno risposto, dimostrando, insieme al resto degli italiani, come un’intera società sia in movimento per la riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni. Da oggi molto cambierà. Con questo straordinario voto, per la prima volta dopo due decenni, il popolo italiano ha sonoramente sconfitto le politiche liberiste e l’idea che l’intera vita delle persone debba essere assoggettata al mercato. Le donne e gli uomini della nostra provincia hanno detto con chiarezza che un altro mondo è possibile, che la gestione dell’acqua deve essere ripubblicizzata, che i beni comuni devono essere difesi. Questo limpido voto dice anche quali dovranno essere i prossimi passi. Con la vittoria dei Sì al primo dei quesiti referendari, viene abrogato l’art. 23 bis del famigerato Decreto Ronchi, con cui l’acqua era stata definita un “servizio pubblico di rilevanza economica”, cioè una merce. Lo stesso Decreto imponeva a tutti i comuni di mettere sul mercato – entro il 31 dicembre del 2011 – la gestione dei servizi idrici. Pertanto ora i comuni e le province potranno optare per una gestione totalmente pubblica dei loro acquedotti, nell’interesse dei cittadini/utenti. Con la vittoria dei Sì al secondo quesito, viene abrogata la cosiddetta “remunerazione del capitale investito”, pertanto ora la tariffa del servizio idrico non dovrà computare il profitto sulla gestione degli acquedotti. Ma in Lombardia la vittoria dei Sì assume anche un altro valore: infatti con l’abrogazione del Decreto Ronchi viene rimessa in discussione la legge regionale 21/2010 che, applicando l’art. 23 bis, obbliga alla privatizzazione dell’acqua nella nostra regione. Si ricorda che i Comitati acqua della Lombardia avevano fortemente contestato la legge regionale, approvata dalla sola maggioranza del Consiglio Regionale. Ora in Lombardia, così come in tutta Italia, l’acqua dovrà essere gestita solo a livello pubblico, scongiurando la privatizzazione delle gestioni. Dal 2007 è depositata in parlamento una legge d’iniziativa popolare, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua – di cui facciamo parte – con oltre 400.000 firme che deve essere immediatamente portata alla discussione ampia e partecipativa delle istituzioni e della società. E’ stata una straordinaria traversata per l’acqua e la democrazia. E’ il tempo della festa. In tutte le piazze. Con tutte le donne e gli uomini che ci hanno creduto. Ora possiamo guardare al futuro con nuova fiducia».


Riporto qui il comunicato di PACO che gioisce per la vittoria: http://pico.co.it/2011/06/14/e-quorum-fu/