Diminuisce il lavoro a Como

Un’indagine di Confindustria su 107 imprese con 10.471 dipendenti per il 2010 fa il punto sulla situazione occupazionale in Provincia di Como

 «Sul campione osservato – spiegano l’associazione dei datori di lavoro comaschi di cui riportiamo il comunicato –, il saldo tra i dati al 31/12/2009 e quelli al 31/12/2010 del numero complessivo di lavoratori dipendenti impiegati è negativo (- 251 unità, di cui nei contratti a tempo indeterminato full-time per i lavoratori di sesso maschile: -212 unità)».

Tipologia contrattuale

Lavoratori al 31/12/2009

Lavoratori al 31/12/2010

Maschi

Femmine

Maschi

Femmine

T. Indeterminato full-time

7.132

2.658

6.920

2.616

T. Indeterminato part-time

53

527

63

497

T. determinato full-time

152

99

203

99

T. determinato part-time

3

30

11

14

Contratto di inserimento

5

2

4

0

Contratto di apprendistato

33

28

25

19

Totale

7.378

3.344

7.226

3.245

«Nello specifico, a fronte di 1.339 rapporti di lavoro cessati, 743 dei quali a tempo indeterminato, sono state registrate 1.074 nuove assunzioni (771 a tempo determinato, 284 a tempo indeterminato); sono inoltre stati trasformati a tempo indeterminato 185 rapporti di lavoro.

La quota di lavoratori con contratto a tempo indeterminato, sia esso a tempo pieno o part-time è pari al 96,4% (a fronte di una media regionale di 95,9%).

Positivi anche i dati relativi ai contratti part-time (indipendentemente dalla durata del contratto) pari al 5,6% del totale, contro una media regionale di 6,2% e dei contratti in somministrazione: incidenza del 1,9% in provincia di Como e 4,1% a livello regionale.

Nonostante la quota di assunzioni a tempo indeterminato (35%) sia inferiore di tre punti percentuali rispetto alla media, il tasso di stabilizzazione (percentuale di conversione di contratti temporanei in contratti a tempo indeterminato) è molto superiore alla media: 57% per Como e 42% per la Lombardia.

Il tasso di femminilizzazione per Como, è pari al 31%, maggiore rispetto al dato regionale (28,6%) e tra i più elevati insieme a Milano e a Lecco.

Il dato relativo alla suddivisione dei lavoratori dipendenti per titolo di studio ha indicato che su 10.192 addetti: 1.067 sono laureati, 398 dei quali in discipline scientifiche; 3.642 sono maturati/diplomati; 5.483 possiedono un titolo inferiore.

La scolarizzazione del personale, calcolata in base alla quota di laureati tra i lavoratori dipendenti, raggiunge il 10,5% a fronte di un dato regionale del (22,9%. Si sottolinea che il dato per la Lombardia è fortemente influenzato dai dati raccolti dalle province di Milano (32%) e Monza-Brianza (27,4%), ove la presenza del settore terziario è più rilevante. Le province comparabili a Como, per peso del manifatturiero sul totale delle attività, sono allineate verso valori più bassi: 7,8% per Brescia; 8,8% per Lecco; 9% per Bergamo.

Analogamente, valutando il tasso di terziarizzazione implicita, si riscontra una sostanziale differenza tra le varie aree geografiche: si passa dal 34% di Brescia e Lecco; 38% di Como; 39% di Bergamo; al 64% e 74% rispettivamente per Monza-Brianza e Milano.

L’incidenza di lavoratori stranieri sul totale della forza lavoro è pari al 5,7%, maggiore rispetto a quella registrata a Lecco (4,8%) e più alta della media in Lombardia (3,3%).

Alla richiesta di esprimere una previsione sui livelli di occupazione per il 2011, il 24,3% prevede di aumentare i propri livelli occupazionali, il 54,2% prevede di mantenerli stabili, ed il 20,6% immagina che alla fine dell’anno vi sarà stato un ridimensionamento.

Le assenze medie rilevate per categorie e divise per sesso di appartenenza sono state le seguenti:

Quadri: 1,3% gli uomini e 1,7% le donne (su un tot. medio rispettivamente di 21 e 29 ore);

Impiegati/Intermedi: 2,2% gli uomini, il 2,9% le donne (su un tot. medio rispettivamente di 37 e 48 ore;

Operai: 5,4% gli uomini e 6,8% le donne (su un tot. medio rispettivamente di 89 e 105 ore)».

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