La Corte costituzionale boccia Regione Lombardia

«Nessuna conseguenza immediata» per Raimondi, ma per le reti idriche lombarde Gaffuri chiede di riscrivere la legge

 «Le cinque province che hanno già società patrimoniali di ambito le mantengono – spiega l’assessore regionale all’Ambiente, energia e reti, Marcello Raimondi dopo che la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge regionale lombarda sul servizio idrico –. Le altre non avranno più la possibilità di costituirle».

«La società patrimoniale era stata introdotta nel 2003 proprio per consentire ai Comuni di effettuare investimenti con tempi di ammortamento più lunghi e quindi con un minore impatto sulle tariffe del servizio – precisa Raimondi, per cui c’è il rischio che – senza la patrimoniale, gli investimenti devono venire ammortizzati entro tempi più brevi, spingendo verso tariffe più alte e rallentando i necessari investimenti sulla rete».

«Spiace constatare che questo sia avvenuto per una interpretazione giuridica cavillosa che non tiene conto, purtroppo, delle concrete esigenze del settore» attacca l’assessore regionale.

Tutt’altro il parere del capogruppo del Pd Luca Gaffuri: «La Corte costituzionale ha stabilito che le reti idriche sono demanio pubblico, come le spiagge, i fiumi e le vette delle montagne e dunque ha ribadito il principio che gli italiani hanno voluto riaffermare con il referendum di giugno».

«La Regione è stata bocciata ancora una volta, su di una norma complessivamente illogica, ideologica e scritta di fretta lo scorso dicembre – prosegue l’esponente democratico –. Ora è ancora più chiaro che la legge deve essere riscritta a partire dall’esito del referendum, anche perché il sistema ha bisogno di indirizzi certi che facciano ripartire gli investimenti e garantiscano la qualità del servizio».

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