«Chiediamo i nostri diritti»

Molto più bassa delle aspettative la partecipazione alla manifestazione per la richiesta di un luogo di culto per la comunità musulmana comasca

 Venerdì 9 dicembre una trentina di persone, contro le 150 previste, hanno aderito all’appello lanciato dall’Associazione culturale islamica di Como per una manifestazione in sostegno della richiesta di concessione dei permessi per l’apertura di uno spazio di preghiera.

Concentramento in piazza Vittoria a Como, «sei anni sotto la neve, il sole, la pioggia», denunciavano i cartelli in più lingue (italiano, arabo e inglese); discreta la presenza delle forze dell’ordine, polizia e vigili urbani.

«Noi non siamo una minaccia – ha rivendicato Safwat El Sisi portavoce dell’associazione, che ha tenuto a precisare – nei paesi musulmani sono permesse e le chiese». «Nell’antica Roma i cristiani erano perseguitati e uccisi, noi in un altro modo siamo perseguitati» ha dichiarato.

La richiesta è quella di un luogo di culto per la comunità musulmana, dopo la proibizione di utilizzare ormai da sei anni, come luogo di preghiera, la sede dell’associazione in via Domenico Pino a Camerlata, e l’immobilismo dell’Amministrazione comunale che, date le pressione della Lega Nord, non ha previsto nel nuovo Pgt spazi per luoghi di culto non cristiani.

Nel volantino distribuito ai passanti si leggeva infatti che la manifestazione era stata indetta «per chiedere all’Amministrazione della città di Como il diritto di poter esercitare il proprio rito religioso in una struttura dignitosa e sicura e naturalmente senza oneri a carico del Comune».

Una richiesta fatta sulla base dei diritti fondamentali dalla nostra Costituzione repubblicani «in particolare negli articoli 8, 18 e 19».

Al grido di «Allah akbar», Dio è grande, e «la ilaha illa Allah», non ci sono altre divinità oltre a Dio, i manifestanti si sono poi incamminati, raccolti dietro uno striscione dell’associazione, in un corteo lampo lungo viale Cesare Battisti (sul lato del marciapiede dove si fa il mercato, non bloccando il traffico), per proseguire lungo via Nazario Sauro e terminare davanti ai cancelli del Municipio in via Bertinelli.

«Facciamo anche noi parte della popolazione comasca» hanno rivendicato alla partenza lanciando alcune stoccate contro la Lega e chi si è espresso pubblicamente contro il loro diritto a manifestare.

«Non siamo qui con prepotenza – ha precisato El Sisi lanciando un appello al sindaco Bruni – lasci un buon ricordo», intendendo di permettere la nascita di un luogo di culto. Alcuni dei presenti hanno poi preso la parola «non possiamo portare i nostri figli a pregare per non farli ammalare per il freddo» ha esclamato un genitore, «vogliamo gli stessi diritti dei nostri fratelli turchi», che hanno una sala in Borgo Vico, «è una vergogna!» hanno urlato in coro, prima di lasciare la parola a due ragazze musulmane, una di origine comasca, che hanno chiesto il rispetto dei diritti costituzionali. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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