A Villa Olmo un’altra “grande” mostra di Como

Nona puntata della saga annuale dedicata alle “grandi” mostre di Como sotto l’egida dell’assessorato alla cultura del Comune di Como. Centrata sulla “dinastia Brueghel” e visitabile fino al 29 luglio, l’esposizione presenta qualche significativa differenza con le precedenti esperienze, ma continua a sollevare dubbi sulla politica culturale dell’amministrazione cittadina.

La mostra è dedicata alla bottega dei Brueghel che ad Anversa – tra Cinque e Seicento – diedero vita a un vero e proprio “marchio” artistico, impegnato a soddisfare le esigenze di un mercato che all’epoca era in forte espansione e che giunse a costituire oltre un decimo dell’export delle Fiandre all’inizio del XVII secolo. Così sintetizzato il nucleo della mostra è di un certo interesse: è l’occasione di verificare le caratteristiche di una produzione artistica “di consumo”, costitutivamente interessata alla possibilità di collocazione delle opere, alla sua replica in serie (di alcuni soggetti si contano oltre cento repliche), alla sua rispondenza ai gusti imperanti (i fiamminghi avevano veri e propri agenti che comunicavano alle botteghe in patria i motivi più richiesti). Tale analisi non è certo nuova – già il Vasari si lamentava dell’onnipresenza dei dipinti fiamminghi, che si potevano vedere, diceva, fin nelle botteghe dei ciabattini – ma può essere sempre interessante.

Di qui a presentare la mostra di Como come una mostra di capolavori ce ne corre, e non sembra nemmeno la strategia giusta, poiché rimuove il vero motivo di interesse della ricerca. L’esposizione è in effetti frutto di uno sforzo di approfondimento non episodico; e il fatto che la sottolineatura dei cinque anni di lavoro fatta da uno degli studiosi stranieri intervenuti alla conferenza stampa di presentazione sia stata accolta con un certo fastidio dall’assessore comasco, fa presumere che il Comune di Como sia intervenuto solo al termine del percorso – e senza comprenderne veramente il senso.

La ricerca storico-artistica trova modo di esprimersi nel catalogo che accompagna l’esposizione: per la prima volta in nove anni ci si trova di fronte a una serie di contributi articolati e pertinenti e persino a schede critiche dedicate alle singole opere e non a semplici didascalie.

Purtroppo il fatto che la politica delle “grandi” mostre abbia fatto il vuoto intorno non facilita il compito a esposizioni come queste: all’interno di realtà museali degne di questo nome (come ci si immagina che saranno le prossime tappe del tour espositivo) la mostra dei Brueghel potrebbe essere un’occasione di approfondimento, abbandonata a se stessa, sia pure in una “location” (come è stata più volte definita) affascinante, solleva il dubbio che non si sia capaci di andare oltre il “richiamo” del nome. I Brueghel erano un “brand”, ma trattarli come una “griffe” qualsiasi non rende loro giustizia. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

1 thought on “A Villa Olmo un’altra “grande” mostra di Como

  1. PENSO CHE LA MOSTRA NON ANDAVA FATTA ANCHE PER LE ELEZIONI,PER IL MOMENTO DI RECESSIONE E PER ALTRI MOTIVI .IL FATTO POI CHE LE MOSTRE SIANO UN LAVORO PER UN’ASSESSORE CHE E’ UNA FIGURA POLITICA MI SEMBRA UNA COSA FUORI DALLA REALTA’.LA LOCATION E’ PIU’ ADATTA A CONVEGNI O AD ALTRE MANIFESTAZIONI.IN ITALIA CI SONO ALLESTITORI DI MOSTRE CHE METTONO DEL LORO SENZA GRAVARE SULLE SPESE PUBBLICHE .

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