Sguardi sul mistero

Antologica di Fabio Rossini allo Spazio culturale “Antonio Ratti”, ex chiesa di S. Francesco, a Como fino al 17 giugno. Inaugurazione domenica 3 giugno alle 16.30, apertura tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 21

«L’autore, fortemente influenzato dall’arte medioevale e rinascimentale, ha inizialmente trovato nell’astrattismo, in particolare nell’esperienza del gruppo “Como”, il veicolo più congeniale per esprimere gli ideali di compostezza equilibrio e razionalità – precisa un comunicato –. Ma le tensioni, le angosce e le sollecitazioni provenienti dalla realtà esterna (l’autore è medico) ma anche gli stati d’animo,le paure, la riflessione sui temi fondamentali della vita, hanno spinto Rossini verso forme espressive, in una prima fase ancora nell’astrattismo, trasformandolo in una sorta di astrattismo espressivo (da distinguere dall’espressionismo astratto di ben definito significato storico): sono opere nelle quali ricorrono schemi geometrici semplici il cui colorito psicologico di base (ad esempio la linea orizzontale e verticale che richiamano la stabilità e l’invarianza, le linee oblique che richiamano la mobilità e il cambiamento) si traspone in contenuti esistenziali cari all’autore, quali la fatica ma anche la speranza e la convinzione del rinnovamento e della rinascita. Tale trasposizione avviene incarnando lo schema geometrico semplice nei diversi materiali: ad esempio, pesanti e scuri e rispettivamente leggeri e colorati)».

«Negli anni più recenti, ripercorrendo in una sorta di personale elaborazione parallela, l’evoluzione dell’arte moderna, l’autore ha abbandonato definitivamente le ossessioni razionalistiche di Piero, e sulle orme di Du Champ, ha cercato di esprimere con maggiore libertà in forme metaforiche e concettuali le istanze che emergevano da dentro, sempre affacciate sulla vertigine del mistero: la vita e la morte, il destino, la tentazione pessimistica in dialogo con la intuizione metafisica, il bisogno di una palingenesi, i fantasmi della soluzione puramente tecnologica dei bisogni dell’uomo, la fiducia, dopo tutto, nella forza dello spirito – termina la nota –. Così si passa dall’impiego prevalente del legno all’utilizzo del ready made e dei materiali più vari, non per una scelta preconcetta ma per una comunicazione più efficace e congeniale, nella convinzione, del resto ampiamente condivisa nell’arte contemporanea, che i materiali in sé non contengano alcun valore estetico intrinseco». [md – ecoinformazioni]

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