Innanzitutto le persone

lavoroguanellaI numeri di una crisi che dura ormai da cinque anni. Le storie di chi sta provando a non mollare. Le possibili soluzioni per uscirne. Se n’è parlato martedì 18 giugno al don Guanella di Como in un’iniziativa organizzata unitariamente da Cgil, Cisl, Uil e moderata da Marilena Lualdi (responsabile economia, quotidiano La provincia). Gurda i video degli interventi sul canale video di ecoinformazioni.

13 mila persone messe in mobilità, disoccupazione giovanile al 14,1 %, 21 milioni per rifinanziare gli ammortizzatori sociali. Sono le cifre di una crisi che, anche nel comasco, morde le caviglie e il cuore dei cittadini. Dati impietosi quelli presentati da Salvatore Monteduro (segretario provinciale Uil), fotografia di cinque anni difficili e un paese a rischio coesione sociale. Numeri. Dietro ai quali però ci sono volti, sogni, storie. Come quella di Marco, 37 anni passati in azienda e un futuro da esodato. Paola, dipendente di una società in crisi. E Marco, laureato e futuro giovane disoccupato. «10 anni fa mi preparavo alla maturità, pieno di speranze. La settimana scorsa mi hanno avvisato che da settembre sarò senza lavoro. Da mille euro a zero.». A monte futuro e progetti di vita. L’ennesimo calcio, dopo anni da precario. «Non siamo scatolette di tonno», commenta amaramente il ragazzo. Chi dal pubblico lo invita a cercar fortuna altrove ha ricevuto però una risposta inaspettata, piena di orgoglio: «io voglio rimanere. Non serve scappare. Ho la mia famiglia, una ragazza, gli amici. Il mio cuore è qui, voglio metterci anche il mio cervello». La voglia di non mollare quindi, pure in una nazione che ha condannato un’intera generazione, la sua, alla precarietà. Un intervento molto apprezzato e ripreso da Michele Tortora (prefetto di Como): « Il ragazzo fa bene a non darsi per vinto. È diverso parlare di economia quando ci sono le testimonianze dirette. Le storie  ascoltate sono quelle di migliaia di giovani, imprenditori e occupati, strangolati anche dai diversi lacci e lacciuoli burocratici. È fondamentale mantenere la rete di relazioni, affrontare la crisi e mantenere la speranza».
Coltivare i rapporti e utilizzare la solidarietà in senso propositivo e non solo difensivo è una delle idee alla base delle iniziative future dei sindacati. «A metà 2012 abbiamo cominciato a pensare a un fondo di solidarietà territoriale per aiutare chi lavoro non ce l’ha e chi lo sta perdendo – spiega Gerardo Largi (segretario provinciale Cisl laghi) – Oggi siamo pronti, mancano solo pochi dettagli. I primi a versare soldi sono stati i lavoratori, dando il buon esempio e mettendo in relazioni interessi differenti a disposizione di un progetto globale». Welfare di secondo livello, cooperative di occupati e contratti di solidarietà da interpretare in senso espansivo sono altre proposte emerse: «dobbiamo cominciare a dare risposta a questa crisi che colpisce i pilastri della democrazia».
Le soluzioni proposte mettono in soffitta le politiche del rigore: «non bisogna spostare la coperta ma allargarla – sottolinea Nino Baseotto (segretario regionale Cgil Lombardia) che aggiunge – è importante che la proposta sia giunta dai sindacati uniti, è un bel segnale».
Mettere al centro le persone, i lavoratori, e la loro dignità è l’asse attorno al quale costruire i prossimi anni, come sottolinea nel suo intervento Don Giuseppe Corti. «Io faccio parte di una generazione che ha potuto costruirsi il futuro – ricorda il responsabile della Pastorale sociale e del lavoro – dobbiamo riuscire a insegnare ai giovani ad affrontare la crisi con la speranza negli occhi». Ma i ragazzi hanno più bisogno di testimoni che di maestri. Perché la strada è lunga e lo sanno: «dobbiamo risolvere la piaga della disoccupazione prima che lo sconforto e la depressione si impadroniscano delle nuove generazioni – spiega Fulvio Alvisi (vice presidente della Camera di Commercio di Como) – e il tessuto creativo ha un ruolo fondamentale per le nostre aziende».
Una situazione disperata, che si trascina ormai da cinque anni. Francesco Cancellato (ricercatore Aaster) propone però alcune soluzioni. « Oggi difendiamo le cose senza muoverci, le teniamo ferme in giardino, come la Gran Torino del film di Clint Eastwood», ammonisce lo studioso. Che aggiunge: «la nostra economia è fortemente polarizzata. Sentiamo ripetere il mantra del “bisogna esportare”. Ma consideriamo un dato: vendono all’estero le aziende con più di 10 dipendenti, in Italia il 94 % delle realtà non arriva alla doppia cifra». A un’analisi spietata Cancellato però affianca qualche speranza: « prendiamo un dato: 23mila imprese hanno un fatturato positivo. Si occupano di software, consulenze, servizi. Il cambiamento, la svolta, arriva solo da un’ibridazione fra le due generazioni, quella legata alla vecchia manifattura e quella di oggi, sovra istruita, sotto occupata, che spesso e volentieri espatria all’estero. Il giusto mix di conoscenze e approcci potrebbe essere la ricetta giusta». [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

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