Como attiva nella cooperazione internazionale

marcello iantornoIntervista all’assessore al Patrimonio del Comune di Como Marcello Iantorno, che ha rappresentato la città (il comune di Como e l’Associazione comasca per la cooperazione internazionale) in occasione dell’incontro internazionale del Programma di Sviluppo umano a Cuba, tenutosi a L’Avana il 25 e 26 giugno.

C’è chi associa l’espressione “cooperazione internazionale” ad un “aiuto” offerto dai paesi più avanzati alle nazioni in via di sviluppo. E c’è chi, invece, considera la cooperazione come un’attività di concerto, intrapresa da attori in rapporto di parità, che mettono a disposizione mezzi umani ed economici per raggiungere obiettivi utili alla collettività e coltivare un rapporto di dialogo e scambio destinato a maturare nel tempo. Di questo avviso è l’assessore del Patrimonio, del Comune di Como Marcello Iantorno, che ha rappresentato la città (il comune di Como e l’Associazione Comasca per la Cooperazione Internazionale) all’incontro internazionale del Programma di Sviluppo umano a Cuba, tenutosi a L’Avana il 25 e 26 giugno. A esso hanno preso parte un centinaio di rappresentanti istituzionali e di attori della cooperazione internazionale. Abbiamo intervistato l’assessore in merito agli esiti del meeting cubano e del ruolo della città di Como nel progetto di cui si è discusso.

Qual era la finalità dell’incontro a cui ha preso parte nel corso dell’ultima settimana di giugno, e quali istituzioni e soggetti vi hanno preso parte?

L’incontro a L’Avana aveva l’intento di verificare gli esiti di un progetto intrapreso dall’Onu quindici anni fa, oltre a voler lanciare nuove proposte e rinnovare l’impegno alla cooperazione per il futuro. Al progetto, denominato PDHL, cioè Programa para el desarrollo humano y local (Programma per lo Sviluppo umano e locale), hanno partecipato rappresentanti diplomatici, sia dell’Onu e di altre Ong, sia di ambasciate, oltre a delegati di enti locali come, appunto, il comune di Como ed a soggetti operanti nella cooperazione internazionale; naturalmente hanno partecipato al dibattito esponenti del governo del paese ospitante. Era inoltre presente il dott. Miguel Márquez, responsabile delle politiche sanitarie in America Latina in ambito internazionale. In tutto, circa un centinaio di persone. Va segnalata una significativa presenza di italiani, a livello internazionale (il dott.Giovanni Camilleri, coordinatore dell’Onu a Ginevra e uno dei responsabili del progetto UNDP- ART Global Initiative, Barbara Pesce, ex ambasciatrice dell’Onu presso la capitale cubana), diplomatico (Carmine Robustelli, ambasciatore italiano a Cuba) e locale, come nel mio caso per quanto riguarda il comune di Como e l’Associazione comasca per la Cooperazione Internazionale.

In quale contesto nasce il progetto Pdhl e com’è cambiata Cuba negli ultimi vent’anni?

 La fine della Guerra Fredda e la caduta dell’Unione Sovietica ha comportato conseguenze di grande entità su Cuba, unico paese comunista nell’emisfero occidentale e perciò fortemente svantaggiata a livello geopolitico. Particolarmente incisivo sull’economia locale è stato il blocco delle importazioni e delle esportazioni, soprattutto ha gravato sul paese l’embargo unilaterale imposto dagli Stati Uniti e non ancora revocato. Venuto meno il sostegno sovietico, Cuba necessitava di allacciare nuovi rapporti internazionali per avviare una ripresa economica. Da questo punto di vista, le Nazioni Unite hanno giocato un ruolo fondamentale:  oggi il paese caraibico manifesta un atteggiamento dinamico ed aperto rispetto alla comunità internazionale, superando il modello politico-economico fortemente centralizzato e pianificato degli anni del bipolarismo. Così, la piccola imprenditoria privata ha intrapreso una fase di sviluppo, mentre a livello istituzionale sono state varate riforme che hanno reso più capillare e “plurale” l’amministrazione statale e locale.
Cuba è pronta e disponibile a rapporti con l’estero, che dà segno di voler intraprendere con correttezza e spirito di partecipazione attiva. Nel corso della mia permanenza, mi ha molto colpito l’enfasi posta sulla cooperazione come scelta di compartecipazione tra pari, in cui ognuno mette a disposizione della collettività risorse   – di varia natura: umana, economica, materiale – ed idee per creare e coltivare un rapporto di dialogo e di collaborazione. Il concetto di “carità” troppo spesso associato, nell’opinione pubblica, alle relazioni internazionali – “paesi avanzati” che aiutano “paesi in via di sviluppo” – è erroneo, superato, non aiuta a creare rapporti realmente paritetici nella comunità internazionale e, di conseguenza, a risolvere problemi comuni, non ascrivibili ai confini di un certo paese. Certo, Cuba ha ancora bisogno di aiuto, non soltanto monetario, ma non ha intenzione di “stare a guardare”, vuole anzi essere parte integrante della società globale contemporanea e dare il proprio contributo; per farlo, ovviamente, ha bisogno di rilanciare se stessa. La popolazione cubana mostra fierezza, consapevolezza di sé, intelligenza, grazie ad un’efficace scolarizzazione e ad un’affermata coscienza sociale: visitando fabbriche, scuole, ospedali e parlando con responsabili di associazioni territoriali, ho potuto conoscere anche la “vera” Cuba e ne ho tratto un’impressione positiva.

Quali risultati concreti sono stati riscontrati, ad oggi, nell’ambito del progetto internazionale Pdhl?

Il bilancio dei primi quindici anni dal varo del progetto appare favorevole: sono stati mobilitati fondi internazionali per 60 milioni di dollari, cifra che ha permesso l’avvio di circa 1100 progetti nei quali si sono attivati più di 300 attori della cooperazione internazionale a vari livelli istituzionali (governi locali e regionali, Ong, università, imprese, sindacati…). A Cuba, oggi, si assiste in particolare ad un rilancio del patrimonio immobiliare, grazie a numerose e importanti opere di restauro e ristrutturazione: sono stati recuperati circa 150 immobili, tra cui il centro storico della capitale, dichiarato patrimonio dell’Unesco [dal 1982, ndr]. Senza contare il dinamismo di idee, esperienze e conoscenze che tali iniziative mettono in circolo, garantendo il mantenimento e l’evoluzione nel tempo dei rapporti che si vengono a creare ed accelerando il ritmo del cambiamento.

Come e perché la città di Como si inserisce in questa rete di rapporti internazionali?

Per tradizione storica e situazione geografica, Como manifesta un’effettiva vocazione all’internazionalità, come dimostra l’impegno della città nei rapporti internazionali (non solo con Cuba: Como mantiene rapporti con Haiti, Marocco, Senegal, Sri Lanka; è gemellata con città in Germania, Giappone, Israele e Palestina ed ha ottenuto lo status di “città messaggera di pace”). Comunque, non sarebbe fattibile, né ragionevole, supporre che la cooperazione di Como con Cuba sia “autoreferenziale” : al contrario, la città agisce in modo coordinato rispetto, per esempio, alle altre realtà locali italiane attive in questo senso, a livello regionale e nazionale, sia nel pubblico, sia nel privato. Del resto, il contributo italiano a Cuba è senz’altro considerevole anche grazie alla rete di rapporti e di interconnessioni tra i vari attori.

Tra i progetti che vedono la collaborazione del Comune di Como e dell’Associazione comasca per la Cooperazione internazionale con Cuba possiamo citare: la ristrutturazione del Monasterio de Belén, adibito a servizi sociali quali un centro per anziani, un asilo nido ed una scuola; il rilancio di un istituto superiore presso Pinar del Río (considerato, peraltro, uno dei migliori istituti scolastici di Cuba), il recupero di scuole professionali e laboratori artigianali.

 L’attenzione dimostrata da Como dà visibilità positiva alla nostra città presso le istituzioni e le associazioni cubane. Come rappresentante del Comune di Como in occasione dell’incontro, oltre a trasmettere i saluti della città,  ho espresso l’impegno dell’amministrazione cittadina a mantenere un ruolo attivo nella cooperazione internazionale.

Progetti previsti per il futuro?

Mancano soltanto due anni all’Expo Internazionale di Milano 2015, il cui tema centrale sarà l’alimentazione. Si presenta per Como un’importante opportunità: quella di ospitare un evento internazionale per diffondere la “cultura della cooperazione”. Certamente, essa darebbe alla città di Como una considerevole visibilità nell’ambito della cooperazione internazionale, senza contare l’afflusso di visitatori che l’Expo milanese catalizzerà verso il capoluogo lariano, il quale intende prendere parte attivamente a un’occasione di tale importanza; per farlo, ancora una volta sarà importante un rapporto cooperativo di Como con altre città della regione. L’iniziativa ha già l’interessamento delle Nazioni Unite, che il dott. Camilleri ha espresso, nel corso dell’incontro a L’Avana. Si sta dunque verificando la fattibilità del progetto, data l’incombenza dell’Expo; sarà comunque importante approfondire i contatti con la rappresentanza del Pnus [Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo].

Sul breve periodo, invece, sono previste iniziative aperte ai cittadini sul tema della cooperazione internazionale in cui Como è attiva?

 Mi auspico di realizzare, nel prossimo futuro, un incontro inerente all’intervento in situazioni di cooperazione internazionale nei paesi “in via di sviluppo”; un’occasione in cui dare spazio ad interventi di personalità attive in questo specifico ambito, alla cui realizzazione contribuiscano associazioni comasche. In data 11 luglio, nel frattempo, l’Associazione Comasca per la Cooperazione Internazionale farà il punto su quanto emerso dall’incontro a L’Avana. In ogni caso, la città di Como  – a livello amministrativo ed associativo – intende mantenere un ruolo attivo nella sfera dei rapporti internazionali. [Alida Franchi per ecoinformazioni]

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