Cantù/ Aldo Nove alla Festa dell’Unità

locandina aldo noveAldo Nove è stato ospite nella serata di giovedì 11 luglio della Festa dell’ Unità di Cantù, località Bersagliere. L’autore, dopo un breve incontro con i suoi lettori, ha presentato lo spettacolo teatrale Mi chiamo Roberta, ho 40 anni e guadagno 250 euro al mese, tratto dal libro omonimo. Al termine  spazio per una chiacchierata con Nove e con gli attori protagonisti dell’iniziativa, Francesca Francassi e Guido Baldoni della compagnia “i”.

Datato 2006, Mi chiamo Roberta è stata forse una delle prime inchieste capaci di parlare del precariato non solo come freddo dato numerico, ma anche come condizione esistenziale di un intera generazione e, di riflesso, di un Paese oggi più che mai in difficoltà. Ai margini della serata dedicata allo spettacolo teatrale tratto dal libro, l’autore ha voluto rispondere ad alcune brevi domande sulla “genesi” dell’opera, rivelando nello stesso tempo le sue idee sul presente, sul futuro e sulle direzioni da seguire per uscire dalla crisi attuale.

D: com’è nato il progetto di una rappresentazione tratta dal tuo libro? Cosa può dare in più il teatro ad un tema così complesso?

N: “il progetto è nato nel 2007, appena un anno dopo la pubblicazione del libro. L’idea, che inizialmente comprendeva un “melologo”, una lettura del testo accompagnata dalla musica, si è pian piano ampliata, divenendo così uno spettacolo a tutto tondo. Ciò forse dimostra la vera forza del teatro, la sua capacità di essere “aperto” alla realtà circostante, il suo cambiare continuamente rispetto all’esistente non pagando alcun prezzo”.

D: Nell’opera viene mostrato quanto la precarietà sia ormai un dato costitutivo della società italiana, vero e proprio incubo generazionale. Secondo te com’è si è arrivati a tutto questo?

N: “la svolta, se così si può definire, arriva con il il trionfo del liberismo. Questa ideologia ha portato negli ultimi trent’anni alla distruzione di ogni valore di classe, in favore invece di un individualismo sfrenato, senza sbocchi. Tale processo ha costruito stili di vita basati su bisogni effimeri e sulla mera sopravvivenza quotidiana, un mix che insieme alle difficili condizioni economiche ha alla fine creato intere generazioni incapaci di costruire il proprio futuro”.

In una situazione così grave, ci possono essere motivi di speranza, dei possibili sbocchi?

“La vedo molto difficile, soprattutto per il nostro Paese. Il berlusconismo, micidiale braccio armato della tirannia liberista di cui sopra, ha causato danni così profondi che saranno necessari decenni per cancellarli del tutto. Però devo ammettere che qualcosa sta cambiando, molti ormai si rendono conto della sbornia distruttiva in cui eravamo caduti e provano a reagire, proponendo modelli di sviluppo più fattibili ed efficaci. In poche parole, abbiamo toccato il fondo, non ci resta che risalire.”

Una curiosità finale: tempo fa scrivevi che volevi raccontare una generazione priva di un futuro che, purtroppo, è arrivato lo stesso. E’il Domani che ti aspettavi, rispetto anche ai tuoi esordi? 

“Quando ho iniziato, a metà degli anni Novanta, non pensavo di vedere questo sfacelo. Berlusconi all’epoca sembrava un fenomeno passeggero, quasi folcloristico nelle sue assurdità. Invece abbiamo completamente sottovaluto il suo potenziale distruttivo, non riuscendo così a contrapporli degli anticorpi efficaci. Tutto il resto deriva da questo errore originario, mancanza di prospettive sociali di ogni genere compresa. Ormai il delirio di cui parlavo nei miei primi libri è divenuto il Sistema stesso.”

In seguito Nove ha ribadito gli stessi temi nell’incontro  successivo, ideale prologo allo spettacolo in questione. L’ultima parte della serata è stata dedicata infine ad una chiacchierata informale con lo scrittore e  con gli attori della compagnia “i”, Francesca Fracassi e Guido Baldoni, occasione perfetta per conoscere il “dietro le quinte”, la realizzazione e l’evoluzione della pièce tratta dallo scritto omonimo. [Luca Frosini, Ecoinformazioni]

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