1943-1945
L’8 novembre 2013 si è tenuto il secondo incontro del ciclo di seminari sulla Resistenza organizzato dall’Istituto di storia Contemporanea Pier Amato Perretta di Como come occasione di approfondimento del periodo storico 1943-1945.
Il relatore Gerri Caldera ha analizzato due importanti testi sul tema – La Resistenza italiana. Appunti e documenti (1966) e Resistenza e storia d’Italia. Problemi e ipotesi di ricerca (1976) – entrambi dello storico torinese Guido Quazza (1922- 1996). Quazza, partigiano azionista nel 1941, poi Comandante di Brigata, successivamente studioso, docente, organizzatore culturale, militante, come Preside della facoltà di Magistero di Torino elabora una via e un impianto metodologico nuovo per la ricerca sulla Resistenza. I sottotitoli dei libri risultano esplicativi del metodo e della prassi da tenere nell’avanzamento degli studi: “Appunti” in quello del 1966, “Ipotesi” in quello del 1976. Non verità acquisite, dunque, ma cantieri storici aperti dove si integrano e si confrontano temi critici, complessi, e multiproblematici.
Secondo l’autore la ricerca sulla Resistenza è e sarà necessariamente impegnativa e lunga. Egli afferma che “L’impresa degli storici diventa cosi’ vasta da impegnare forse un’intera generazione”.
Il testo La Resistenza italiana. Appunti e documenti (1966) è formato da tre saggi: “La politica dei Comitati di Liberazione” una relazione del 1965 in cui si delinea una sintetica storia critica e una periodizzazione dei CLN; “La guerra partigiana” una lezione del 1963 dove si ribadisce la distinzione tra antifascismo e resistenza e si suddividono i venti mesi di lotta in quattro periodi; e, infine, “Un diario partigiano” (1943-1945) dello stesso Quazza ma pubblicato senza specificarne l’autore.
Nel testo Resistenza e storia d’Italia. Problemi e ipotesi di ricerca (1976) Quazza individua tre fasi di ricerca sulla Resistenza. La prima, dal 1945 al 1955, è quella della memorialistica, coi suoi contenuti di retorica e conformismo , della storiografia di partito, con la creazione dei concetti di “secondo Risorgimento”, che per Quazza è finalizzato ad esorcizzare ed anestetizzare l’estremismo di alcune posizioni, o di “rivoluzione mancata/tradita” utile alla giovane sinistra a scopo polemico contro la sinistra istituzionalizzata. La seconda fase, dal 1955 al 1965, è quella delle indagini documentarie e dello spirito internazionale. Protagonisti sono giovani storici che hanno il necessario distacco critico, non essendo stati protagonisti delle vicende che studiano. La terza fase, dal 1965 al 1968, è quella di un nuovo impegno che impone anche un impianto didattico della ricerca di tipo complesso. Si individua la necessità di studiare la relazione tra antifascismo, Resistenza, fascismo, società, cioè la Resistenza nel processo storico italiano e internazionale, nelle sue continuità e discontinuità. Una visione di “lunga durata” (Quazza indica il periodo 1919/47) che necessita uno sforzo collettivo, di un lavoro di équipe.
L’ ipotesi di fondo del libro, aperta e critica, verte sulla “continuità tra l’Italia prefascista, fascista e postfascista”. La “continuità” dell’Italia postfascista poggia sulla sconfitta politica del “vento del nord” resistenziale, che avrebbe potuto essere il motore di una democrazia dal basso e di partecipazione non delegata. Nella sconfitta politica della Resistenza grande parte viene assegnata al “compromesso storico” di Togliatti, vidimato dalla svolta di Salerno. Quazza rifiuta anche la tesi del consenso “di massa” al fascismo preferendo la tesi di un consenso “estorto o subìto” e sostiene la non autonomia ideologica dello stesso movimento politico. Nella storia del ventennio vede diversi e dialetticamente intrecciati tipi di “antifascismo” (politico, esistenziale, anche fascista e capitalista), che saranno dirompenti e conflittuali alla caduta del regime. Anche le conquiste della Resistenza (la Repubblica e la Costituzione) vengono vagliate criticamente, così come la scelta della sinistra nel dopoguerra di accettare la ideologia della “ricostruzione” e della “solidarietà nazionale”, del liberismo e del produttivismo, che portarono per Quazza a una totale restaurazione di classe. [Patrizia Di Giuseppe , ecoinformazioni]

