Lavorare meno per lavorare tutti

lavorare meno CacaceLavorare di meno per lavorare tutti, come si fa da 100 anni: questo il titolo dell’incontro organizzato dall’associazione Ares nella serata di martedì 12 novembre nel salone di Confcooperative a Como. Ospite principale l’economista ed ingegnere Nicola Cacace.

Uno slogan provocatorio, capace però di fornire proposte efficaci per affrontare l’odierna emergenza occupazionale. E’ questo il messaggio sostenuto da Nicola Cacace, giornalista e già presidente di Nomisma, nel corso dell’iniziativa promossa da Ares e ospitata nella sede comasca di Confcooperative.

Partendo da un suo articolo pubblicato recentemente sull’Unità, lo studioso ha concentrato la sua analisi sul delicato tema del rilancio del nostro Paese, da attuare partendo da pratiche in voga in tutta Europa, come appunto la riduzione dell’orario lavorativo a favore di diverse tipologie contrattuali: “i dati Ocse mostrano come si lavori di più nelle zone maggiormente colpite dalla crisi, come la Grecia e il resto del Sud Europa- ha esordito l’esperto- solo in Italia il monte ore è superiore del 23% alla media continentale”. Numeri emblematici, visto che in Germania o negli stati scandinavi l’orario annuo è molto inferiore rispetto al nostro o a quello degli altri vicini mediterranei. “Così facendo abbiamo perso almeno 4 milioni di posti di lavoro- ha insistito Cacace- e nonostante ciò il tema è completamente assente dal dibattito politico ed accademico”.

Nella riflessione di Cacace i motivi di questo tracollo risiedono nella mancanza di strategie economico-politiche davvero efficaci: “mentre in Germania  si punta su strumenti come la banca delle ore o i contratti di solidarietà, in Italia ci si concentra sulla detassazione del lavoro straordinario o sull’innalzamento dell’età pensionabile, bloccando così ogni tentativo di creare nuova occupazione”- ha rilanciato lo scrittore.

Un “problema Italia” che però parte da lontano, sicuramente dall’assoluta impreparazione del nostro Paese di fronte ai cambiamenti dell’ultimo trentennio. Per Cacace infatti “nuova occupazione non potrà mai arrivare come nel Dopoguerra dall’industria. Tutelando certamente le struttura d’eccellenza che ancora abbiamo, dovremmo puntare invece sulla modernizzazione del terziario, su settori come turismo, trasporti, tecnologia e cultura. Ecco, oggi siamo in passivo in tutte queste voci”.

In conclusione l’esperto ha voluto lanciare un motivo d’ottimismo, dicendosi «sicuro che saranno i giovani salvarci. Questa società veloce e dinamica è fatta per loro, devono solo capirlo e agire di conseguenza». [Luca Frosini, ecoinformazioni]

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