Donne migranti a scuola di italiano: la parola come accoglienza

Seminario donne migranti scuola L2Uno degli effetti spesso poco considerati delle migrazioni è quello legato alla capacità di comunicare, di prendere e di dare parola alle persone che vengono a vivere in Italia. Chance di Como, realtà che si occupa di mediazione linguistica in ambito scolastico e sanitario, ha dedicato il seminario di venerdì 22 novembre all’approfondimento sulle donne migranti a scuola di italiano, sia attraverso analisi numeriche e qualitative che esperienze empiriche. L’incontro si è svolto all’istituto Comprensivo di Rebbio, in presenza di oltre ottanta insegnanti e operatori, tra cui l’assessore all’istruzione Silvia Magni, che ha sottolineato come l’iniziativa fosse un grande dono e occasione di integrazione per tutta la città. Nell’introdurre i lavori, Gilda Dangelo ha spiegato come «I corsi di italiano lingua seconda rappresentano per le donne che li frequentano luoghi d’accoglienza, momenti di rottura dall’isolamento linguistico e culturale, spazio di confronto di vite diverse e lontane». In Europa il numero di donne migranti è maggiore rispetto a quello degli uomini, anche se rappresentano la parte nascosta e meno visibile di questo fenomeno. Nel primo intervento, le formatrici Annita Veneri e Milena Angius hanno spiegato come la donna sia «mediatrice naturale tra culture e saperi, figura ponte in grado di abitare spazi meticci e fondamentale anello di congiunzione tra “prima” e “ora”». Le motivazioni che spingono ad imparare la seconda lingua sono legate al bisogno di integrazione, per poter accedere ai servizi, facilitare i rapporti con le istituzioni e potersi orientare al di fuori delle mura domestiche. Ma imparare l’italiano è visto anche come occasione di riscatto sociale, specialmente nei casi di analfabetismo, e serve a rafforzare la propria posizione genitoriale seguendo e comprendendo il percorso scolastico dei figli. Nella seconda parte del pomeriggio, due differenti realtà attive a Milano hanno illustrato i propri metodi e i risultati ottenuti. «Il progetto di Mamme a scuola – come spiegato da Ornella Bider – è nato nel 2004 dedicandosi in particolare alle donne arrivate per ricongiungimento familiare, per le quali il contatto con la scuola dei figli rappresenta il vero inizio del cammino di integrazione nel nuovo tessuto sociale». Tale progetto, attivo grazie ad un centinaio di volontari e sette collaboratrici retribuite, tenta di sostenere nella crescita anche i bambini fino ai 3 anni, attraverso uno spazio bimbi curato da personale specializzato, ma investe anche sui ragazzi nati e cresciuti in Italia, fino ai 14 anni, sperimentando con loro l’insegnamento della lingua d’origine, elemento importante per costruire la relazione educativa con i genitori su un terreno comune. Asnada, invece, è una realtà più giovane: attiva dal 2010, questa scuola di italiano per stranieri nasce con la convinzione che «l’apprendimento avviene attraverso molteplici canali ed esperienze differenziate, per questo il nostro gruppo di lavoro si compone non solo di docenti ma accoglie contributi di figure che portano altri sguardi pedagogici, di ricerca e di azione, quali psicologi, antropologi, mediatori linguistici, architetti, maestri di teatro, designer e educatori». Nelle immagini mostrate da Margherita Giorgio è emerso chiaramente l’importanza dell’approccio accogliente e di socializzazione che viene sperimentato nella loro realtà e che porta la scuola ad essere passaggio dal quale chi è straniero si senta partecipe del luogo in cui abita. L’importanza delle scuole di italiano va quindi oltre il basilare insegnamento della lingua, diventando luogo dove mogli e madri condividono con altre donne il proprio disagio, ma allo stesso tempo possono raccontare e scoprire nuovi ambiti di conoscenza e di scambio, che vanno al di là del loro familiare. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]

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