Alle radici/ Non abbiamo bisogno di un nuovo cammino, ma di un nuovo modo di camminare
Una gigantografia sorridente del volto di Chico Mendes ha osservato per tutta la mattinata, dal palco del teatro San Teodoro, gli oltre 170 studenti e studentesse del liceo Fermi, dell’Enfapi e dell’istituto Sant’Elia di Cantù hanno partecipato alla sessione L’uomo e la foresta del convegno Alle radici del Coordinamento comasco per la Pace e del Comune di Cantù.La maggior parte di loro probabilmente non aveva mai sentito parlare del sindacalista brasiliano assassinato nel 1988, promotore di tante battaglie a difesa del lavoro dei seringueros, i raccoglitori di caucciù, e della foresta amazzonica. Ad aprire i lavori Claudio Bizzozero, «per la prima volta come sindaco di Cantù, dopo tanti anni come direttore del Coordinamento comasco per la Pace», che ha introdotto il concetto di «contrasto tra culture», per descrivere le lotte che dalla scoperta dell’America sino ad oggi hanno caratterizzato i popoli nativi e gli stranieri giunti nel continente latinoamericano.

La figura di Chico Mendes è stata raccontata dalle parole di padre Luigi Ceppi, che lo ha conosciuto personalmente nella sua missione in Brasile: «Chico non parlava solamente di preservare l’amazzonia, ma proponeva anche un’economia sostenibile; sapeva che l’umanità sopravvive solo se rispetta la foresta, la madre terra». Attraverso video e immagini è proseguito questo viaggio alla scoperta dello stato brasiliano di Acre, composto da foreste in gran parte protette per legge, abitato da oltre quindici popolazioni indigene e caratterizzato dalla produzione e dall’estrazione della gomma. È da qui che, a partire da Chico Mendes, si sta sperimentando una forma di sviluppo sostenibile che coniuga principi di cittadinanza responsabile con il rispetto dei ritmi e delle risorse naturali. «Ogni anno vengono distrutte nel mondo 13 milioni di ettari di foreste equatoriali, una superfice pari a poco meno della metà dell’Italia – ha raccontato Giovanni Moretti, dell’associazione Chico Mendes –. Questo comporta una diminuzione nella produzione di ossigeno, del legname pregiato e della biodiversità. In Acre si utilizzano risorse economiche limitate, viene tagliata solo il 5% della foresta per permetterne il ricambio, secondo i ritmi naturali di rigenerazione. Ma occorre prendere consapevolezza in tutto il mondo dell’importanza di salvaguardare il futuro delle foreste equatoriali ». La preoccupazione per il destino del pianeta è anche il tema proposto da Jorge Viana, attuale vicepresidente del senato brasiliano: «Qual è argomento che interessa più ai giovani oggi in Italia? Sicuramente ci deve essere la preoccupazione per il mondo in cui viviamo e vivremo. Chico Mendes trent’anni fa si preoccupava del futuro del pianeta, quello che lui voleva era un mondo migliore per tutti, in cui si proteggessero la foresta e i suoi abitanti. Lo hanno ucciso per le idee che divulgava, ma molte cose sono cambiate dopo la sua morte, le sue idee sono vive oggi, è il nostro pianeta che rischia invece di scomparire». La Terra ha oggi sette miliardi di persone, ma quasi 2 miliardi non hanno accesso all’acqua potabile, mentre altri non hanno certezza di essere alimentati, quando una minima parte ha invece tutto e più di tutto: «Se ogni abitante della terra avesse le stesse possibilità di chi vive qui a Cantù, il pianeta non potrebbe resistere. Serve che alcuni diminuiscano i loro consumi e altri invece li aumentino, come Chico Mendes pensava. In amazzonia siamo riusciti a diminuire e ridurre la distruzione della foresta, con progetti di sviluppo sostenibile». Ma la leva che deve scattare è quella dell’interesse dei giovani per la politica, per la causa ambientale come priorità: «i grandi cambiamenti, nel bene e nel male, sono fatti dalla politica e se rimaniamo a mani conserte, qualcuno lo farà per noi. È indispensabile che i giovani si sveglino, creando nuove forma di produzione e consumo nel pianeta, cambiando modello di pensiero. Non abbiamo bisogno di un nuovo cammino ma di una nuova maniera di camminare». Alle domande che chiedono di indicare strade concrete da percorrere, Viana risponde così: «A volte sprechiamo molto tempo per cercare risposte, ma possiamo fare molte domande senza preoccuparci sempre delle risposte. Voi giovani dovete domandare e esigere, per mettere in discussione questo modello di vita».

La speranza di Moretti e Ceppi è riuscire a creare una collaborazione tra Acre e Cantù, in vista di Expo 2015, che coinvolga realtà differenti, dalle imprese alle scuole, dalle istituzioni ai cittadini. L’invito finale rivolto da Jorge Viana ai giovani è quello di andare a conoscere di persona il Brasile, l’amazzonia, Acre: «A volte pensiamo che il mondo sia solo quello che sta attorno a noi, oggi con internet e i mezzi di comunicazione crediamo di poter comunicare meglio, ma nulla può sostituire le relazioni personali. Sfruttate ogni occasione di viaggiare e conoscere il mondo, la vostra testa sta sempre dove stanno i piedi, portate i vostri piedi a scoprire cose differenti». [Tommaso Marelli, ecoinformazioni – foto di Federica dell’Oca]

