I paesaggi di Carrà. 1921-1964

Carrà L'Attesa 11-26È visitabile fino al 19 Gennaio 2014 a Mendrisio, nel Canton Ticino elvetico,un’interessante mostra retrospettiva su Carlo Carrà che è anche la prima grande antologica svizzera sull’artista italiano, figura chiave dell’arte europea del ‘900. Carlo Carrà (Quargnento (Al) 1881- Milano 1966), nato in una famiglia diartigiani, ancora ventenne ebbe modo di lavorare come decoratore murale a Parigi per l’Esposizione Universale del 1889 – dove frequentò gli artisti dell’Avanguardia parigina tra cui Apollinaire e un giovanissimo Picasso –  e nel 1904 fu a Londra ove si appassionò alle opere di Constable e Turner. Tornato in Italia dal 1905 si distinse negli studi a Milano alla Scuola superiore d’Arte applicata all’Industria del Castello Sforzesco e poi all’Accademia di Brera, maturando le prime consapevolezze artistiche che lo portarono ad essere tra i fondatori del Movimento futurista insieme a Boccioni, Balla, Severini e Russolo. Durante la 1°guerra mondiale Carrà si arruolò, da interventista convinto e su posizioni politiche vicine all’anarchismo proprie dei cosiddetti “futuristi di sinistra”. Ma il disincanto prodotto dagli orrori della Grande Guerra contribuì all’esaurirsi della tensione ideale del cosiddetto “Primo futurismo”e Carrà, segnato personalmente da sindrome da stress bellico, dopo la morte dell’amico Boccioni, prese le distanze dalla deriva fascista di altri artisti futuristi. In questi anni, dopo lebrevi parentesi “Divisionista” e “Primitivista” abbracciò la corrente dell’Arte Metafisica nata nel contesto delle relazioni con i due De Chirico (Giorgio e il fratello Alberto Savinio, conosciuti proprio a Ferrara durante il suo ricovero per esaurimento nervoso), con Ardengo Soffici, Giovanni Papini, Filippo De Pisis e il mercante d’arte e collezionista parigino Paul Guillame, dal 1914 anche nel contesto dell’esperienza editoriale della rivista “Lacerba”.

Gli anni tra il 1915 e il 1920 furono dunque periodo di ripensamento e svolta per l’uomo e per l’artista: a contatto con gli amici intellettuali Carrà trascorse un intenso periodo di meditazione sulla pittura italiana del ‘300 e del ‘400 che sarebbe sfociato nei suoi sorprendenti scritti su Giotto, Paolo Uccello, Piero della Francesca e Masaccio. Il recupero in chiave moderna dei “primitivi” italici e soprattutto di Giotto lo portò versoquella che egli stesso definì una pitturadi «forme primordiali», dove la natura si rivela in tutta la sua essenza spirituale. Sintesi compositiva, forza plastica, spazialità, architettura accordata a colori tonali sono le basi su cui si sviluppa la sua terza, più lunga e più intensa stagione, quella del «realismo mitico». Una stagione assai prolifica inaugurata da “Pino sul mare” del 1921, considerato dalla critica un primo “capolavoro assoluto” della storia dell’arte europea del ‘900, e nelle parole del contemporaneo e amico Roberto Longhi:“unico dipinto italiano da poter oggi ambire al nome abusato di composizione”.Fu dipinto da Carrà quarantenne e acquistato dal compositore ed intellettuale Alfredo Casella.
Come documenta anche la sua Autobiografia, dagli anni Venti, avviandosi verso la maturità artistica, il tentativo di Carrà di costruire uno spazio sintetico e di ricreare una rappresentazione mitica della natura si incarnerà – attraverso la frequentazione di ambienti naturali – in una lunga serie di tele scaturite da un’immersione totale nel paesaggio: i monti della Valsesia, le marine della Liguria e di Forte dei Marmi, le Alpi Apuane, la laguna veneziana, le campagne e i laghi lombardi (nel 1943 riparò a Corenno Plinio sul Lario durante i bombardamenti di Milano). Tempi“sospesi” nella vita di Carrà, occasione di esplorazione dell’ambiente naturale che nella riflessione astratta e “sacrale” del pittore non tarda a diventare mitico e magico, tra arcaismo e avanguardia, natura e metafisica. Una successione di Paesaggi come spunto continuo di sperimentazione in cui nella composizione e nella tela dipinta Carràpoteva passare da una pittura di sintesi a una forma mediata di impressionismo, da un’immagine realista a una visione onirica e surreale, sempre con risultati di straordinaria intensità.E nella mostra di Mendrisio tutti i registri espressivi di Carrà sono percepibili grazie all’impegno dei Curatori Simone Soldini e Elena Pontiggia insieme a Chiara Gatti e Luca Carrà di presentare 53 oli, trenta disegni in folio e 23 incisioni, tra cui opere di capitale importanza come Pino sul mare (1921), Crepuscolo (1922), L’attesa (1926), L’estate (1930), I nuotatori (1932), Capanni al mare (1927), Canale a Venezia (1926), Lo Squero di San Trovaso (1938) e I contadini della Versilia (1938).
Accanto alle tele viene propostauna vasta documentazione di lettere, libri e fotografie  che testimoniano la statura intellettuale dell’artista e le sue relazioni con grandi personalità della cultura italiana ed Europea dagli anni Venti ai Sessanta del ‘900. Carrà, vero erede della tradizione italiana ottocentesca prese in quei decenniparte a tutte le vicende del rinnovamento artistico dell’epoca nuova, dalla Metafisica al “Novecento”  e fino all’esperienza di “Valori Plastici”. Passaggitutti segnati da una consapevolezza che si tradurrà oltre che nella attività di docenza a Brera, anche in quella di teorico e pubblicista, di cui fanno fede in mostra vari numeri delleRiviste d’Arte, “L’Ambrosiano” e “Valori Plastici”, con i contributi pubblicistici del Maestro.Anche con artistiticinesi Carrà intrattenne intercorsi epistolari e frequentazioni, accuratamente documentate dai dipinti di piccolo formato della sala “Svizzera” della mostra: furono realizzate tra il 1920 e il 1950 dagli epigoni e amici svizzeri che subivano profondamente l’influsso di Carlo Carrà:  per una“provincia italiana del Nord come il Ticino” un passaggio necessario da un’arte ancora ottocentesca ad una moderna.
La location espositiva nel cuore del borgo antico di Mendrisio è di grande suggestione: il Museo d’Arte di Mendrisio dal 1982 occupa le sale e il bellissimo chiostro ad arcate cinquecentesche che furono del convento dei Serviti con annesso hospitalis, un complesso monumentale oggi pienamente recuperato a usi culturali e attiguo alla Settecentesca, fastosamente decorata,chiesa di San Giovanni e all’oratorio della Madonna delle Grazie che alberga una preziosa lunetta attribuita a Giovanni da Milano, della metà del XIV secolo. Catalogo a cura del Museo d’Arte  piazza San Giovanni, Mendrisio Tel. 0041 (0)58 688 33 50, museo@mendrisio.ch. Orari ma-ve: 10 – 12/14 – 17  lunedì chiuso, tranne festivi  Entrata Fr 10.- ridotto Fr 8. [Idapaola Sozzani per ecoinformazioni]

Immagine: Carlo Carrà/ L’attesa, 1926, olio su tela, 95 x 100 cm (Collezione privata) .

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