Museo d’Arte di Mendrisio

Addio Lugano bella 
anarchia tra storia e arte

anarchia-crocevia-ticinoDa Bakunin al Monte Verità, da Courbet ai dada, mostra al Museo d’arte di Mendrisio, in piazza San Giovanni, aperta fino al 5 luglio da martedì a venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17, sabato e domenica dalle 10 alle 18, lunedì chiuso (festivi aperto), ingresso 10 franchi, ridotto 8, in contemporanea a Disegno e dinamite. Le riviste illustrate tra satira e denuncia al Palazzo delle Paure a Lecco, aperta fino al 31 maggio.

 

«Nell’ambito del progetto Anarchia Crocevia Ticino, legato all’iniziativa “Viavai. Contrabbando culturale Svizzera-Lombardia” promossa dalla Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, il Dicastero Museo e Cultura di Mendrisio presenta una grande mostra allestita contemporaneamente, fra Italia e Svizzera, al Museo d’arte Mendrisio e al Palazzo delle Paure di Lecco – spiegano gli organizzatori –. Il percorso espositivo nella sede di Mendrisio, prendendo avvio dal fitto intreccio di fatti e personaggi che diede vita nel Ticino di fine Ottocento e inizio Novecento a un importante capitolo della storia dell’anarchismo, si articola in ben tredici sezioni: i simboli dell’anarchia, la Comune parigina, città e campagna, lavoro e miseria, la figura emblematica del vagabondo, sciopero rivolta e repressione, la lotta contro i poteri, satira e denuncia, l’utopia di una nuova società, giusta e armoniosa».

«La mostra si racchiude temporalmente tra gli ultimi trent’anni dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento, ovvero gli estremi cronologici della ricca vicenda ticinese – precisano –: dal soggiorno di Bakunin a Locarno e Lugano (negli anni dell’Ottocento) all’insediamento della Comunità naturista del Monte Verità nei primi anni del secolo, non dimenticando la continua presenza nel Ticino di grandi personalità dell’Anarchia Michel Bakunin, Elisée Reclus, Carlo Cafiero, Andrea Costa, Errico Malatesta, Pietro Gori, Luigi Fabbri, Eric Mühsam, Raphael Friedeberg, Max Nettlau, eccetera. Una serie di capolavori dell’arte, fra verismo e avanguardie storiche, accompagna lo spettatore attraverso i temi scelti. Un centinaio di opere – dipinti, sculture e grafiche – provenienti da istituti e collezionisti italiani svizzeri e francesi, tra cui spiccano il Ritratto di Proudhon di Gustave Courbet dal Musée d’Orsay di Parigi, la Louise Michel sur les barricades di Théophile Alexandre Steinlen dal Musée du Petit Palais di Ginevra, i grandi studi preparatori per Il quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo in arrivo dalle collezioni piemontesi, il capolavoro di Angelo Morbelli Per ottanta centesimi! dal Museo Borgogna di Vercelli, il celebre Bagno Penale a Portoferraio di Telemaco Signorini dalle raccolte di Palazzo Pitti a Firenze, oltre a L’oratore dello sciopero di Emilio Longoni, e una sequenza di opere grafiche straordinarie dei maestri francesi del puntinismo, da Seurat a Vallotton, da Pissarro a Signac».

«Le opere costituiscono lo sfondo ed evocano l’intensa atmosfera di un periodo estremamente inquieto e conflittuale, testimoniando il profondo interesse da parte dell’artista per la cosiddetta – a quei tempi – “questione sociale” – prosegue la nota –. Ne furono toccati tutti, in ogni parte del mondo: realisti e simbolisti, neoimpressionisti e divisionisti, medievalisti/neogotici e futuristi, e molti di loro si dichiaravano di fede anarchica. La mostra è corredata da un ricchissimo materiale storico: lettere, documenti, libri, foto, filmati, vero e proprio alter ego della parte artistica; un taglio espositivo particolare suggerisce giochi di rimandi fra arte e storia, fra ricerca formale e impegno sociale. All’affascinante capitolo della denuncia e della satira, attraverso una miriade di pubblicazioni, è interamente dedicata la mostra in programma al Palazzo delle Paure di Lecco. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in tutta Europa si conosce infatti una grandiosa fioritura di giornali e riviste, mezzi di diffusione per eccellenza delle idee anarchiche. Il disegno di denuncia e di satira diviene così una formidabile arma di lotta nelle mani di grandi illustratori come Vallotton, Steinlen, Kupka, Grandjuan, Jossot, Scalarini, Galantara, de Camara, Masereel, Schrimpf, che pubblicano i loro disegni su testate divenute leggendarie: Le Père Peinard, l’Assiette au beurre, La Feuille, La Sciarpa nera, L’Asino, Mother Earth, Die Aktion, Die freie Strasse».

Per informazioni tel. 0041.586883350, e-mail museo@mendrisio.ch, Internet www.mendrisio.ch/museo. [md, ecoinformazioni]

I paesaggi di Carrà. 1921-1964

Carrà L'Attesa 11-26È visitabile fino al 19 Gennaio 2014 a Mendrisio, nel Canton Ticino elvetico,un’interessante mostra retrospettiva su Carlo Carrà che è anche la prima grande antologica svizzera sull’artista italiano, figura chiave dell’arte europea del ‘900. Carlo Carrà (Quargnento (Al) 1881- Milano 1966), nato in una famiglia diartigiani, ancora ventenne ebbe modo di lavorare come decoratore murale a Parigi per l’Esposizione Universale del 1889 – dove frequentò gli artisti dell’Avanguardia parigina tra cui Apollinaire e un giovanissimo Picasso –  e nel 1904 fu a Londra ove si appassionò alle opere di Constable e Turner. Tornato in Italia dal 1905 si distinse negli studi a Milano alla Scuola superiore d’Arte applicata all’Industria del Castello Sforzesco e poi all’Accademia di Brera, maturando le prime consapevolezze artistiche che lo portarono ad essere tra i fondatori del Movimento futurista insieme a Boccioni, Balla, Severini e Russolo. Durante la 1°guerra mondiale Carrà si arruolò, da interventista convinto e su posizioni politiche vicine all’anarchismo proprie dei cosiddetti “futuristi di sinistra”. Ma il disincanto prodotto dagli orrori della Grande Guerra contribuì all’esaurirsi della tensione ideale del cosiddetto “Primo futurismo”e Carrà, segnato personalmente da sindrome da stress bellico, dopo la morte dell’amico Boccioni, prese le distanze dalla deriva fascista di altri artisti futuristi. In questi anni, dopo lebrevi parentesi “Divisionista” e “Primitivista” abbracciò la corrente dell’Arte Metafisica nata nel contesto delle relazioni con i due De Chirico (Giorgio e il fratello Alberto Savinio, conosciuti proprio a Ferrara durante il suo ricovero per esaurimento nervoso), con Ardengo Soffici, Giovanni Papini, Filippo De Pisis e il mercante d’arte e collezionista parigino Paul Guillame, dal 1914 anche nel contesto dell’esperienza editoriale della rivista “Lacerba”.

Gli anni tra il 1915 e il 1920 furono dunque periodo di ripensamento e svolta per l’uomo e per l’artista: a contatto con gli amici intellettuali Carrà trascorse un intenso periodo di meditazione sulla pittura italiana del ‘300 e del ‘400 che sarebbe sfociato nei suoi sorprendenti scritti su Giotto, Paolo Uccello, Piero della Francesca e Masaccio. Il recupero in chiave moderna dei “primitivi” italici e soprattutto di Giotto lo portò versoquella che egli stesso definì una pitturadi «forme primordiali», dove la natura si rivela in tutta la sua essenza spirituale. Sintesi compositiva, forza plastica, spazialità, architettura accordata a colori tonali sono le basi su cui si sviluppa la sua terza, più lunga e più intensa stagione, quella del «realismo mitico». Una stagione assai prolifica inaugurata da “Pino sul mare” del 1921, considerato dalla critica un primo “capolavoro assoluto” della storia dell’arte europea del ‘900, e nelle parole del contemporaneo e amico Roberto Longhi:“unico dipinto italiano da poter oggi ambire al nome abusato di composizione”.Fu dipinto da Carrà quarantenne e acquistato dal compositore ed intellettuale Alfredo Casella.
Come documenta anche la sua Autobiografia, dagli anni Venti, avviandosi verso la maturità artistica, il tentativo di Carrà di costruire uno spazio sintetico e di ricreare una rappresentazione mitica della natura si incarnerà – attraverso la frequentazione di ambienti naturali – in una lunga serie di tele scaturite da un’immersione totale nel paesaggio: i monti della Valsesia, le marine della Liguria e di Forte dei Marmi, le Alpi Apuane, la laguna veneziana, le campagne e i laghi lombardi (nel 1943 riparò a Corenno Plinio sul Lario durante i bombardamenti di Milano). Tempi“sospesi” nella vita di Carrà, occasione di esplorazione dell’ambiente naturale che nella riflessione astratta e “sacrale” del pittore non tarda a diventare mitico e magico, tra arcaismo e avanguardia, natura e metafisica. Una successione di Paesaggi come spunto continuo di sperimentazione in cui nella composizione e nella tela dipinta Carràpoteva passare da una pittura di sintesi a una forma mediata di impressionismo, da un’immagine realista a una visione onirica e surreale, sempre con risultati di straordinaria intensità.E nella mostra di Mendrisio tutti i registri espressivi di Carrà sono percepibili grazie all’impegno dei Curatori Simone Soldini e Elena Pontiggia insieme a Chiara Gatti e Luca Carrà di presentare 53 oli, trenta disegni in folio e 23 incisioni, tra cui opere di capitale importanza come Pino sul mare (1921), Crepuscolo (1922), L’attesa (1926), L’estate (1930), I nuotatori (1932), Capanni al mare (1927), Canale a Venezia (1926), Lo Squero di San Trovaso (1938) e I contadini della Versilia (1938).
Accanto alle tele viene propostauna vasta documentazione di lettere, libri e fotografie  che testimoniano la statura intellettuale dell’artista e le sue relazioni con grandi personalità della cultura italiana ed Europea dagli anni Venti ai Sessanta del ‘900. Carrà, vero erede della tradizione italiana ottocentesca prese in quei decenniparte a tutte le vicende del rinnovamento artistico dell’epoca nuova, dalla Metafisica al “Novecento”  e fino all’esperienza di “Valori Plastici”. Passaggitutti segnati da una consapevolezza che si tradurrà oltre che nella attività di docenza a Brera, anche in quella di teorico e pubblicista, di cui fanno fede in mostra vari numeri delleRiviste d’Arte, “L’Ambrosiano” e “Valori Plastici”, con i contributi pubblicistici del Maestro.Anche con artistiticinesi Carrà intrattenne intercorsi epistolari e frequentazioni, accuratamente documentate dai dipinti di piccolo formato della sala “Svizzera” della mostra: furono realizzate tra il 1920 e il 1950 dagli epigoni e amici svizzeri che subivano profondamente l’influsso di Carlo Carrà:  per una“provincia italiana del Nord come il Ticino” un passaggio necessario da un’arte ancora ottocentesca ad una moderna.
La location espositiva nel cuore del borgo antico di Mendrisio è di grande suggestione: il Museo d’Arte di Mendrisio dal 1982 occupa le sale e il bellissimo chiostro ad arcate cinquecentesche che furono del convento dei Serviti con annesso hospitalis, un complesso monumentale oggi pienamente recuperato a usi culturali e attiguo alla Settecentesca, fastosamente decorata,chiesa di San Giovanni e all’oratorio della Madonna delle Grazie che alberga una preziosa lunetta attribuita a Giovanni da Milano, della metà del XIV secolo. Catalogo a cura del Museo d’Arte  piazza San Giovanni, Mendrisio Tel. 0041 (0)58 688 33 50, museo@mendrisio.ch. Orari ma-ve: 10 – 12/14 – 17  lunedì chiuso, tranne festivi  Entrata Fr 10.- ridotto Fr 8. [Idapaola Sozzani per ecoinformazioni]

Immagine: Carlo Carrà/ L’attesa, 1926, olio su tela, 95 x 100 cm (Collezione privata) .

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