livio-pepinoCirca cinquanta persone hanno assistito alla presentazione comasca di Grammatica dell’indignazione [Edizioni gruppo Abele, 2013, 288 pagg, 16 euro], il saggio di Livio Pepino, direttore della rivista Questione giustizia, ex magistrato e presidente di Magistratura democratica  curato insieme a Marco Revelli. Organizzata dal Nodo cittadino di Alba nel salone dell’ex circoscrizione 7, la serata ha visto il saggista, affiancato al tavolo dei relatori da Massimo Lozzi e Fausta Bicchierai, spaziare a 360 gradi sulla situazione nazionale, partendo proprio dall’anomalia richiamata nell’introduzione del libro, quella  di un indignazione crescente ma incapace di avere un peso istituzionale. «Per capire quanto questa è basta viaggiare su un bus o su tram, frequentare un mercato, parlare con le persone per strada- ha argomentato Pepino – eppure non riesce ad incidere minimamente, cadendo spesso preda di movimenti populisti incapaci di sostenersi per le proprie contraddizioni interne, soprattutto di contenuti».

Per l’ex magistrato il riferimento è ovviamente la recente protesta dei forconi, sgonfiatasi con rapidità proprio per il suo dare spazio alle richieste e alle pulsioni più diverse, nonostante «abbia bloccato la città in cui abito, Torino, per diversi giorni». Il risultato è stata così la definitiva affermazione di un pensiero dominante, basato su un modello di società ed economia «insostenibile e deleterio, interessato a criminalizzare il dissenso per rendersi inattaccabile». Un pensiero che ormai accomuna entrambi gli schieramenti politici, tanto da rendere le larghe intese un approdo naturale del nostro sistema istituzionale: «se confrontiamo i programmi e le dichiarazioni – ha continuato Pepino – di esponenti del centrodestra e del centrosinistra, le differenze sono nulle. Per questo il governo Letta non è affatto una stranezza dettata dall’emergenza, ma qualcosa di perfettamente normale».

La Sinistra, intesa nel suo senso più ampio, ha quindi grandi responsabilità nella deriva in atto: <negli ultimi dieci anni tanti di noi sono rimasti prigionieri di vere e proprie illusioni-ha insistito l’esperto- dalla convinzione che esistesse ancora un grande partito di sinistra nel nostro Paese a quella nel ruolo salvivico della magistratura, senza riuscire a costruire un’alternativa efficace. Inoltre si è quasi abbandonato il problema della rappresentanza istituzionale, rincorrendo una presenza sociale spesso inconsistente>.

Un orizzonte fosco in cui non mancano però motivi di speranza, individuati nei «movimenti di protesta in Val Susa, nella reazione della popolazione lampedusana alle continue tragedie, nei sempre più estesi fenomeni di resistenza civile». Stuzzicato anche dagli interventi del pubblico,  Pepino ha concluso individuando in questi fenomeni i segni di una possibile riscossa: «la sfida è dare così una strutturazione solida ed efficace a queste realtà, spingerle a fare rete. L’obiettivo del libro è appunto quello di fornire una vera e propria cassetta degli attrezzi, una grammatica comune ad un movimento che si spera sempre più ampio». [Luca Frosini, ecoinformazioni]

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