Khorakhanè/ Giornata della Memoria/ Sterminio dei rom

categoriesterminioA forza di essere vento, con il redattore della rivista anarchica A Paolo Finzi. L’iniziativa  del 31 gennaio nella biblioteca di Fino Mornasco, patrocinata dal Comune e dal Coordinamento comasco per la Pace ha messo a fuoco la storia delle violenze contro i rom e come essa parli anche di noi.

Di fronte ad un pubblico di cinquanta persone, con una buona componente di giovani, si èsvota la matassa di una storia residente alla periferia non solo delle metropoli, alla periferia dell’interesse del mondo. I nomadi si pensa inizino il loro viaggio dall’India, la loro prima presenza in Italia è testimoniata a Bologna nel 1300. I dati sono sempre imprecisi, anche quelli che testimoniano l’odio. Nei lager nazisti non vengono certificati dalla spietata precisione tedesca, si presume siano 500 mila i rom trucidati. Per loro c’è qualcosa di più, c’è un disprezzo trasversale: hanno un campo di concentramento a parte, sono gli unici che vengono allontanati persino dagli altri detenuti. Sono gli unici dei quali si ha testimonianza di una rivolta organizzata, così inaspettata che i tedeschi, venuti a sterminare un intero campo, si ritirano e si vedono obbligati a rimandare di tre mesi il massacro.

Paolo Finzi dopo una buona mezzora dall’inizio ha fatto vedere uno spezzone di un dvd, dove un sinto tedesco racconta dello strazio vissuto ad Aushwits. A volte nell’enormità delle cifre si perde la storia singola, quella che ci appare molto più vicina e reale. Le parole crude del deportato è sembrato ferissero l’aria, e un silenzio commosso è sceso in sala.

Poi qualche parola sulla fine della persecuzione nazifascista. Al processo di Norimberga l’unico rom presente,alla vista di un imputato, precedentemente suo aguzzino, muove le mani contro di lui venendo immediatamente espulso dall’aula. Non conoscono il “decoro” da tenere nelle aule della giustizia. Non sanno nemmeno giocare al gioco dei potenti, perché il rimborso di guerra prima viene negato, poi dato solo a chi può rimborsare le spese per le cure sanitarie ricevute in Germania. Un rom non è ricco, e quindi non può aspirare ad aver giustizia.

Per terminare una conferenza continuata a lungo, sulle ali di un dibattito partecipato, il redattore di “A” parla del rapporto con questa popolazione oggi. In Italia i rom sono 170 mila, ma regolarmente diventano nelle cronache qualche milione. Nei periodi di crisi ciclicamente si vede additare la minoranza come capro espiatorio, e con qualche zero aggiunto in fondo ad un numero il razzismo sembra più accettabile. Al contrario di quanto si pensa ci sono molte differenze, a seconda della provenienza, tra i diversi gruppi di rom. La maggior parte non sono più nomadi (il nomadismo è un reato), cosa della quale non sembra curarsi l’ufficio “nomadi e stranieri” di Milano. Al pressappochismo nell’utilizzo delle parole si aggiunge superficialità nella tutela dei loro diritti. Per quei rom che vogliono tentare di rimanere nella legalità è quasi impossibile che sia accettata una loro denuncia. Alcuni sono cittadini italiani da ormai tre generazioni. Sono i rappresentanti di un sottoproletariato, con tante contraddizioni. Non si può chiedere apertura mentale e contemporaneamente ghettizzare. È ugualmente razzista chi deifica i rom come incarnazione della libertà e chi li disprezza: non è la realtà. Forse non sapremo bene come vivono, ma abbiamo un idea di come muoiono, dato che la vita media di un rom,nelle condizioni dei campi, è di soli 56 anni.

Esiste una scarsa testimonianza della cultura rom, esiste forse una sola canzone che riconosce il romanes (lingua dei rom) degno di essere cantato. È Khorakhanè [A forza di essere vento], quella che ha dato il titolo a questo bell’incontro,. E dove il riconoscimento ufficiale come lingua di minoranza non arriva dallo stato italiano, denunciato per questo più volte dall’Unione europea, arriva la breve poesia di Fabrizio De André. Arriva a colpire al centro, ma solo per scolpire ai bordi, come si spera abbiano fatto le parole di questo incontro. Parafrasi di un’altra poesia in musica, è  Una storia sbagliata, la canzone del cantautore genovese per Pasolini, ma che ben racchiude la sofferenza degli emarginati. [Stefano Zanella, econinformazioni]

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