ecoinformazioni on air/ Razzismo elvetico

logo ecopopIl servizio del 10 febbraio di Michele Donegana per Radio Popolare. Ascolta il servizio. Passa, di misura, il referendum contro gli immigrati in Svizzera. L’Unione democratica di centro può cantare vittoria, il 50,3 per cento degli svizzeri ha accolto, nelle consultazioni referendarie di domenica 9 febbraio, la sua proposta Contro l’immigrazione di massa. Zurigo, Basilea e la Svizzera Romanda hanno votato contro la proposta, ma il resto della Svizzera l’ha accolta con favore e soprattutto il Canton Ticino con un 68 per cento di consensi, il dato più alto nella Confederazione.

Chiasso è un Comune di quasi 8mila abitanti appena al di là della frontiera che lo divide da Como, vede passare migliaia di frontalieri ogni giorno e il 72 per cento dei suoi cittadini non li vuole. Un dato conforme al voto ticinese per il referendum, approvato di misura in tutta la Confederazione, voluto dall’Unione democratica di centro, promotrice anche della campagna xenofoba Bala i ratt contro i frontalieri accumunati a topi che attentano al formaggio svizzero.

Ora sono in forse gli accordi sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea e per i 60mila frontalieri che ogni giorno passano le dogane dall’Ossola alla Valtellina e i 500mila italiani residenti si apre un periodo di incertezza.

Il testo parla della introduzione di un tetto massimo annuale di lavoratori, ritornerebbero i contingenti, ed era stato respinto dal Parlamento elvetico, dai sindacati e dal padronato svizzero. Non ci sarebbero stravolgimenti repentini, ma si danno 3 anni di tempo per rinegoziare gli accordi con l’Unione. Se salta la libera circolazione però Bruxelles potrebbe rivedere anche tutti gli accordi bilaterali sin qui siglati.

Tutto ciò mentre sono in corso trattative fra Roma e Berna per la definizione di un accordo fiscale in cui rientrerebbero anche i ristorni fiscali delle imposte a carico dei frontalieri. Infatti i deputati del Pd delle zone di frontiera hanno recentemente chiesto in una interrogazione parlamentare cosa voglia fare il Governo per salvaguardare il quadro normativo sull’imposizione fiscale per i frontalieri. Anche perché il Canton Ticino ha chiesto al Consiglio federale l’abrogazione dell’accordo del 1974 oggi in vigore.

Grande preoccupazione è stata espressa dai sindacati italiani e svizzeri, i primi per la tutela dei frontalieri e dei loro posti di lavoro, i secondi per paura dell’aumento del lavoro nero e del dumping salariale. [Da Como Michele Donegana, ecoinformazioni]

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