Gianfranco Giudice

Gianfranco Giudice

Gianfranco Giudice parteciperà in diretta alle 21 del 15 gennaio all’incontro Laicamente sorelle e fratelli tutti di Arci, Auser, Cgil. Su Arci Como web tv una sua riflessione sul tema.

Guarda il video nell’edizione del 15 gennaio 2021 di Arci Como web tv.

Partecipa all’incontro del 15 gennaio alle 21 Laicamente sorelle e fratelli tutti da computer, tablet o smartphone.
https://global.gotomeeting.com/join/138032413

Segui l’incontro sulla pagina fb di ecoinformazioni.

29 novembre/ Emilio Russo presenta “Avvinta come l’edera”

Prima presentazione a Como per il nuovo libro di Emilio Russo. Venerdì, 29 novembre, alle ore 18.00, l’autore sarà alla libreria La Feltrinelli di via Cesare Cantù 17 per presentare il suo nuovo romanzo “Avvinta come l’edera”. A dialogare con Emilio Russo e con i lettori saranno Luciana Bianciardi, titolare della casa editrice ExCogita, e il professor Gianfranco Giudice, docente del Liceo scientifico Paolo Giovio.

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13 novembre/ “Con il sigaro in bocca”

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Lunedì 13 novembre alle 17, Gianfranco Giudice, docente di storia e filosofia al liceo Paolo Giovio di Como, presenterà al circolo Arci Xanadù il proprio libro Con il sigaro in bocca. Dialogo con mio figlio sul senso della vita (ed. Stilnovo) un’opera di divulgazione filosofica.  La presentazione seguirà la proiezione pomeridiana de I lunedì dello studente (Lady Macbeth, di William Oldroyd), a cui sono pure invitati tutte e tutti gli studenti di scuola superiore e università. 

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25 maggio/ Filosofia e psicoanalisi

filosofia e psicanalisi tuttoInOut in collaborazione con Jonas Como prosegue il seminario propedeutico Filosofia e psicoanalisi rivolto a studenti, docenti, operatori sociali ed, in generale, agli interessati a questi argomenti.

Mercoledì 25 maggio al Centro civico di Albate (Cascina Massée) in via Sant’Antonino, 1 dalle 17 alle 18.30 il tema sarà: Incontrarsi è amicizia?

Ne parleranno Gianfranco Giudice, docente di Filosofia presso il Liceo Scientifico P. Giovio, Roberto Pozzetti, psicoanalista, presidente InOut, referente provinciale Ordine psicologi Lombardia, membro Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, socio Jonas, docente Irpa. Ingresso gratuito. Info 031.266400

13 aprile/ Seminario Amore e desiderio

cuoreL’Associazione di promozione sociale InOut in collaborazione con Jonas Como promuove al Centro civico di Albate – Cascina Massee mercoledì 13 aprile dalle 16.30 alle 18 il seminario propedeutico Filosofia e psicoanalisi rivolto principalmente a studenti, docenti, operatori sociali. L’incontro dal titolo Amore e disiderio avrà come relatori il prof. Gianfranco Giudice, Docente di Filosofia presso il Liceo Scientifico P. Giovio, socio  dell’Associazione InOut e il dott. Roberto Pozzetti, psicoanalista, presidente di InOut, referente provinciale dell’Ordine psicologi Lombardia, membro della scuola Lacaniana di psicoanalisi, socio di Jonas e docente Irpa. La partecipazione è gratuita.

4 febbraio/ Giovanni Gentile al Ciceri

gentileMercoledì 4 febbraio alle 17,30 nell’Aula Magna del Liceo Teresa Ciceri in via Carducci 8 a Como,  Gianfranco Giudice discuterà del suo libro Scritti di Giovanni Gentile [Edizioni Aracne, settembre 2014, 436 pagg., 20 euro, 12 in pdf] con il Nicola D’Antonio e Paolo Ceccoli.

La filosofia ha pensato spesso la realtà come necessaria, qualcosa che è così e non può essere altrimenti. Il discorso filosofico ha cioè voluto in molti casi, ma non tutti e non sempre, cercare l’Assoluto.

Uno dei presuppostidi questa ricerca dell’Assoluto sta nel concetto di epistème (dal greco ἐπιστήμη – stare su, che si tiene su da sé), la certezza indubitabile sulla quale, come su di una roccia inamovibile, ogni conoscenza e ogni pensiero della realtà si fonderebbe.

Aristotele, Kant almeno in parte, la tradizione scettica e una buona parte della filosofia del Novecento hanno inteso la filosofia in altro modo: come ricerca di un’enciclopedia del sapere, come ricerca del senso stesso della ricerca, come ricerca del senso della vita, come analisi del linguaggio o dei linguaggi, come riflessione morale.

La passione verso l’Assoluto è comunque una delle principali attrazioni del discorso filosofico e in Italia nel primo Novecento questa passione è stata coltivata con ardore dal filosofo di Castelvetrano Giovanni Gentile (1875-1944).

Gentile, noto ai più per la riforma della scuola che da lui prende il nome (Riforma Gentile, 1923) fu innanzitutto pedagogista e storico della filosofia, fu anche teorico del fascismo, fascista convinto fino all’adesione alla Repubblica Sociale Italiana, direttore dell’Enciclopedia Italiana, poligrafo e docente universitario nei più prestigiosi atenei italiani, direttore e dirigente della Normale di Pisa e della Bocconi di Milano.

Come si vede dagli incarichi ricoperti fu un uomo ambizioso ed ebbe la carriera brillante che desiderava, ma anche un uomo tragicamente coerente. Condivise le sorti del regime fascista e del suo leader, Mussolini, fino a pagare con la vita la fedeltà a quello che considerava l’ideale nazionale e perciò universale, universale concreto come avrebbe detto lui, del Fascismo in tutte le sue forme. I partigiani che lo uccisero nella primavera del 1944, al di là delle polemiche che suscitò e suscita ancor oggi l’assassinio di un filosofo inerme, uccisero in lui il più alto rappresentante intellettuale del regime che aveva portato l’Italia nel baratro della Seconda Guerra Mondiale.

Gianfranco Giudice, docente di Storia e Filosofia al Liceo Giovio di Como, autore di vari libri tra cui il bellissimo Un manicomio di confine: storia del San Martino di Como [con prefazione di A. V. Sironi e fotografie di G. Angri, Laterza, 2009, pagg. 316, 24 euro], ha pubblicato di recente presso l’editore Aracne di Roma un’antologia degli scritti di Gentile tutta tesa e presentarne la figura e il pensiero.

Della figura abbiamo detto, non ci resta che accennare al pensiero. Di entrambe le cose comunque discuteremo il prossimo 4 febbraio alle ore 17.30 nell’Aula Magna del Liceo Teresa Ciceri con Nicola D’Antonio, dirigente scolastico dell’istituto, quando Giudice ci presenterà il suo lavoro.

Gentile ritenne di aver risolto tutti i problemi della filosofia come teoria generale della realtà affermando che tutto può essere riassunto, compreso, colto o racchiuso nell’atto del pensare.

Qualunque cosa ciò voglia dire, l’atto del pensare, non il pensiero o il pensato, ma il processo stesso del pensare, fuori dal quale non esiste nulla, perché ogni qualvolta affermiamo o neghiamo l’esistenza di qualcosa attiviamo il pensiero, è l’intera realtà senza residui né eccezioni. Insomma l’atto del pensare sarebbe l’epistèmegentiliana.

Ogni filosofia è in un certo senso idealismo, conoscere, filosofare è produrre concetti, idee; ogni scienza è in un certo senso costruzione ideale, le teorie sono astrazioni che permettono agli uomini di controllare la realtà, ma restano astrazioni.

La filosofia di Gentile però pretende di essere la teoria che comprende tutte le teorie fino ad annullarle in sé nel paradosso della sua involuzione, secondo la quale tutto che si può dire in verità lo si può dire solo filosofando e filosofare vuole dire pensare questo processo di pensiero in una spirale infinita da cui, come per un vortice della riflessione, tutte le cose si mostrano agli uomini.

Questo pensiero vertiginoso è stato definito da qualcuno un delirio, mentre altri lo considerano profondissimo e fecondo. Da entrambi i punti di vista il suo fascino, e in un certo senso anche la sua spaventosità,consisteproprio nel fatto che si oppone nella maniera più radicale ad uno degli aspetti più fondamentali della modernità: quello per il quale il pensiero è sempre insufficiente, sempre inadeguato, quello per il quale il legno storto dell’umanità non potrà mai essere raddrizzato, quello per cui il poeta poteva dire che «ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia».

Ecco, a differenza di quanto riteneva Shakespeare, per Gentile non c’è nulla fuori della sua filosofia. [Paolo Coccoli per ecoinformazioni]

Il de profundis per il Campus e per la memoria dell’Ospedale

iveri pazziPer Gianfranco Giudice la bocciatura del progetto Campus al San Martino non solo costituisce un danno per l’Università e per la stessa esistenza del Politecnico a Como, ma viene persa un’occasione per «la conservazione della memoria storica di un luogo che per oltre un secolo ha ospitato uno dei più grandi Ospedali psichiatrici italiani, dall’area di San Martino tra il 1882 ed il 1998 sono transitati circa 40.000 malati di mente che appartenevano ad un territorio assai vasto della Lombardia». Leggi il testo dell’intervento ripreso dalla mailing list Democrazia economica.

«Non si farà più il Campus universitario nell’area del vecchio Manicomio provinciale di San Martino. Per la verità possiamo considerare questo come il de profundis definitivo di un’idea, ma sarebbe meglio dire di una delle tante velleità che animano da decenni lo stanco dibattito politico comasco. Infatti di Campus universitario si parla da anni e anni, da prima ancora che chiudesse definitivamente i battenti il vecchio Ospedale psichiatrico provinciale alla fine degli anni ’90.

Personalmente non essendomi mai illuso oggi non sono neppure deluso dal fatto che sia sfumato il finanziamento della Fondazione Cariplo al primo lotto del Campus. Circa un anno fa il Comune di Como, Sindaco Lucini e Assessore Spallino in testa, avevano dato grande enfasi ad un accordo di cui si erano fatti promotori con Regione, Provincia, Univercomo e Azienda ospedaliera Sant’Anna che avrebbe dovuto finalmente sbloccare un progetto che oramai languiva nei cassetti da anni e anni.

Molti hanno pensato che quella fosse la volta buona, ma già allora aleggiava l’incognita delle risorse scarse rispetto ad un obiettivo così ambizioso che poteva far decollare finalmente la realtà universitaria comasca.

La doccia gelata che seppellisce definitivamente il Campus chiama in causa la responsabilità politica degli attori coinvolti. Chi non ha fatto fino in fondo il proprio dovere? Chi si è limitato a sfruttare l’ennesimo annuncio propagandistico per ottenere un effimero applauso da qualche pezzo di opinione pubblica per lo più distratta?

La città di Como non ha oramai da tanti anni una classe dirigente degna di questo nome, quest’ultima vicenda ne è una drammatica conferma.

Il naufragio finale del Campus non mette solo in discussione lo sviluppo dell’Università, il Politecnico rischia infatti di perdere pezzi, la prorettrice ha già annunciato che senza il Campus chiuderà i battenti il corso di disegno industriale e la conseguenza del mancato rinnovamento del Politecnico a Como sarà che molti studenti sceglieranno la sede di Milano.

 

Esiste tuttavia un’altra questione, della quale per la verità la città ed il territorio comasco sono poco interessati, ovvero la conservazione della memoria storica di un luogo che per oltre un secolo ha ospitato uno dei più grandi Ospedali psichiatrici italiani, dall’area di San Martino tra il 1882 ed il 1998 sono transitati circa 40.000 malati di mente che appartenevano ad un territorio assai vasto della Lombardia.

Il Campus universitario, qualora fosse nato avrebbe permesso di realizzare degli spazi adeguati per conservare la memoria storica dell’internamento manicomiale nel comasco, così come è avvenuto in tante altre città italiane che hanno costruito negli spazi dei vecchi manicomi archivi ed istituti storici dedicati alla storia della psichiatria.

Circa un anno fa tutto l’Archivio storico del Manicomio di San Martino, in segreto ed all’insaputa di tutti e per volere dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna che ne è la legittima proprietaria, è stato trasferito a Parma, collocato in un deposito della società Italarchivi che di fatto è oggi inaccessibile per qualunque studioso volesse consultare in modo sistematico i registri e le cartelle cliniche dei ricoverati.

Si tratta di un danno enorme per la conservazione della memoria storica e sociale del territorio lariano e per la possibilità concreta di effettuare in futuro studi scientifici su quelle preziose carte.

Personalmente ho avuto la fortuna di consultare e studiare quei documenti storici appena in tempo prima che la città di Como ne fosse privata, a questo punto possiamo dire per sempre. Dico questo perché quando un anno fa circa si è tornati a discutere del Campus, il Comune di Como nelle persone del Sindaco e dell’Assessore Spallino si erano impegnati a far sottoscrivere un impegno alla dirigenza dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna, mostratasi disponibile, a riportare nella città di Como in uno spazio adeguato all’interno del futuro Campus l’Archivio storico dell’ex O. P. P. Ovviamente oggi non ha più senso chiedersi che fine abbia fatto quell’impegno, dato che Campus e ritorno a Como dell’Archivio storico simul stabunt simul cadent. Aggiungo che attualmente nel padiglione centrale dove un tempo sorgeva la direzione del Manicomio ed oggi sono collocati alcuni uffici dell’ASL, trova ancora ubicazione la Biblioteca del vecchio Ospedale psichiatrico che ha una consistenza di oltre tremila preziosi volumi ed altri documenti rilevanti nella storia della psichiatria e del Manicomio comasco. Questo materiale oggi è alla mercé di chiunque, ma nel futuro prossimo che fine farà se qualcosa si salverà dall’incuria e dalla “critica roditrice dei topi” per dirla col filosofo? Finirà al macero o disperso come tanti altri documenti storici o arredi e strumenti medici del vecchio Opp? E ancora, in alcune cantine dei padiglioni che ospitavano un tempo i reparti psichiatrici si trovano le tavole di progettazione del Manicomio inaugurato il 28 giugno 1882, forse i roditori e l’umidità hanno finito di mangiarle… La conservazione del passato è oggi certamente l’ultima preoccupazione di chi governa la cosa pubblica, i problemi del presente sono più urgenti, ma il naufragio del Campus si mangia assieme passato, presente e futuro del nostro territorio.

Quando le ultime strutture dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna e dell’ASL, proprietari a metà dell’area del San Martino, avranno traslocato ecco pronta un’altra area Ticosa a disposizione della città come monumento dedicato al fallimento della propria classe dirigente. Il degrado dell’area conserverà per qualche tempo almeno il suo verde rigoglioso, fino a che forse qualche ruspa non provvederà a cancellare anche la memoria di quegli alberi e di quei prati spianati col sudore della fronte di molti del 40.000 matti del San Martino. [Gianfranco Giudice da Democrazia economica]

Essere figli

jonasMercoledì 19 giugno si svolgerà il dibattito riguardante la genitorialità Cosa significa essere figli oggi? con Massimo Recalcati, psicoanalista, opinionista di La Repubblica, direttore Irpa e docente alle Università di Pavia e Losanna. L’iniziativa ha il patrocinio del Comune di Como e si svolgerà presso il Centro civico di Camerlata in via Varesina, 1/A.  Coordina Roberto Pozzetti, psicoanalista, Jonas Como. Discutono: Cristina Pellegrini, psicoterapeuta, presidente Jonas Como; Gianfranco Giudice, filosofo, docente Liceo scientifico Giovio; Alberto Terzi, sociologo, Associazione Aprua. Ingresso libero.

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