Campus universitario San Martino

Il de profundis per il Campus e per la memoria dell’Ospedale

iveri pazziPer Gianfranco Giudice la bocciatura del progetto Campus al San Martino non solo costituisce un danno per l’Università e per la stessa esistenza del Politecnico a Como, ma viene persa un’occasione per «la conservazione della memoria storica di un luogo che per oltre un secolo ha ospitato uno dei più grandi Ospedali psichiatrici italiani, dall’area di San Martino tra il 1882 ed il 1998 sono transitati circa 40.000 malati di mente che appartenevano ad un territorio assai vasto della Lombardia». Leggi il testo dell’intervento ripreso dalla mailing list Democrazia economica.

«Non si farà più il Campus universitario nell’area del vecchio Manicomio provinciale di San Martino. Per la verità possiamo considerare questo come il de profundis definitivo di un’idea, ma sarebbe meglio dire di una delle tante velleità che animano da decenni lo stanco dibattito politico comasco. Infatti di Campus universitario si parla da anni e anni, da prima ancora che chiudesse definitivamente i battenti il vecchio Ospedale psichiatrico provinciale alla fine degli anni ’90.

Personalmente non essendomi mai illuso oggi non sono neppure deluso dal fatto che sia sfumato il finanziamento della Fondazione Cariplo al primo lotto del Campus. Circa un anno fa il Comune di Como, Sindaco Lucini e Assessore Spallino in testa, avevano dato grande enfasi ad un accordo di cui si erano fatti promotori con Regione, Provincia, Univercomo e Azienda ospedaliera Sant’Anna che avrebbe dovuto finalmente sbloccare un progetto che oramai languiva nei cassetti da anni e anni.

Molti hanno pensato che quella fosse la volta buona, ma già allora aleggiava l’incognita delle risorse scarse rispetto ad un obiettivo così ambizioso che poteva far decollare finalmente la realtà universitaria comasca.

La doccia gelata che seppellisce definitivamente il Campus chiama in causa la responsabilità politica degli attori coinvolti. Chi non ha fatto fino in fondo il proprio dovere? Chi si è limitato a sfruttare l’ennesimo annuncio propagandistico per ottenere un effimero applauso da qualche pezzo di opinione pubblica per lo più distratta?

La città di Como non ha oramai da tanti anni una classe dirigente degna di questo nome, quest’ultima vicenda ne è una drammatica conferma.

Il naufragio finale del Campus non mette solo in discussione lo sviluppo dell’Università, il Politecnico rischia infatti di perdere pezzi, la prorettrice ha già annunciato che senza il Campus chiuderà i battenti il corso di disegno industriale e la conseguenza del mancato rinnovamento del Politecnico a Como sarà che molti studenti sceglieranno la sede di Milano.

 

Esiste tuttavia un’altra questione, della quale per la verità la città ed il territorio comasco sono poco interessati, ovvero la conservazione della memoria storica di un luogo che per oltre un secolo ha ospitato uno dei più grandi Ospedali psichiatrici italiani, dall’area di San Martino tra il 1882 ed il 1998 sono transitati circa 40.000 malati di mente che appartenevano ad un territorio assai vasto della Lombardia.

Il Campus universitario, qualora fosse nato avrebbe permesso di realizzare degli spazi adeguati per conservare la memoria storica dell’internamento manicomiale nel comasco, così come è avvenuto in tante altre città italiane che hanno costruito negli spazi dei vecchi manicomi archivi ed istituti storici dedicati alla storia della psichiatria.

Circa un anno fa tutto l’Archivio storico del Manicomio di San Martino, in segreto ed all’insaputa di tutti e per volere dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna che ne è la legittima proprietaria, è stato trasferito a Parma, collocato in un deposito della società Italarchivi che di fatto è oggi inaccessibile per qualunque studioso volesse consultare in modo sistematico i registri e le cartelle cliniche dei ricoverati.

Si tratta di un danno enorme per la conservazione della memoria storica e sociale del territorio lariano e per la possibilità concreta di effettuare in futuro studi scientifici su quelle preziose carte.

Personalmente ho avuto la fortuna di consultare e studiare quei documenti storici appena in tempo prima che la città di Como ne fosse privata, a questo punto possiamo dire per sempre. Dico questo perché quando un anno fa circa si è tornati a discutere del Campus, il Comune di Como nelle persone del Sindaco e dell’Assessore Spallino si erano impegnati a far sottoscrivere un impegno alla dirigenza dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna, mostratasi disponibile, a riportare nella città di Como in uno spazio adeguato all’interno del futuro Campus l’Archivio storico dell’ex O. P. P. Ovviamente oggi non ha più senso chiedersi che fine abbia fatto quell’impegno, dato che Campus e ritorno a Como dell’Archivio storico simul stabunt simul cadent. Aggiungo che attualmente nel padiglione centrale dove un tempo sorgeva la direzione del Manicomio ed oggi sono collocati alcuni uffici dell’ASL, trova ancora ubicazione la Biblioteca del vecchio Ospedale psichiatrico che ha una consistenza di oltre tremila preziosi volumi ed altri documenti rilevanti nella storia della psichiatria e del Manicomio comasco. Questo materiale oggi è alla mercé di chiunque, ma nel futuro prossimo che fine farà se qualcosa si salverà dall’incuria e dalla “critica roditrice dei topi” per dirla col filosofo? Finirà al macero o disperso come tanti altri documenti storici o arredi e strumenti medici del vecchio Opp? E ancora, in alcune cantine dei padiglioni che ospitavano un tempo i reparti psichiatrici si trovano le tavole di progettazione del Manicomio inaugurato il 28 giugno 1882, forse i roditori e l’umidità hanno finito di mangiarle… La conservazione del passato è oggi certamente l’ultima preoccupazione di chi governa la cosa pubblica, i problemi del presente sono più urgenti, ma il naufragio del Campus si mangia assieme passato, presente e futuro del nostro territorio.

Quando le ultime strutture dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna e dell’ASL, proprietari a metà dell’area del San Martino, avranno traslocato ecco pronta un’altra area Ticosa a disposizione della città come monumento dedicato al fallimento della propria classe dirigente. Il degrado dell’area conserverà per qualche tempo almeno il suo verde rigoglioso, fino a che forse qualche ruspa non provvederà a cancellare anche la memoria di quegli alberi e di quei prati spianati col sudore della fronte di molti del 40.000 matti del San Martino. [Gianfranco Giudice da Democrazia economica]

Niente fondi per il Campus

univercomoFondazione Cariplo ha deciso per Villa Olmo il presidente di Univercomo scorato ammette: «Non ce l’abbiamo fatta. Non siamo stati capaci di convincere che questa scelta fosse la vera priorità su cui puntare ».

 

«Abbiamo appena appreso la decisione del Consiglio della Fondazione Cariplo.Non possiamo che prenderne atto con profondo rispetto – dichiara il presidente di Univercomo, Mauro Frangi –.Abbiamo cercato di mettere in campo una proposta di sviluppo per il nostro territorio. Il comunicato di Cariplo è chiaro e ha giudicato inadeguato il nostro progetto. Non ci resta che prendere atto che la nostra idea non è risultata convincente. Che non siamo riusciti a raccontarla in modo chiaro. E, soprattutto, non siamo riusciti a dimostrare che fosse per davvero praticabile e realizzabile».

«Abbiamo molte ragioni per compiacerci del grande lavoro svolto.Da 20 anni Como discute di realizzare il Campus universitario – prosegue Frangi –.In pochi mesi abbiamo provato a rendere quest’idea davvero percorribile. Sapevamo dall’inizio che sarebbe stato difficile. Sapevamo che non era facile trovare un punto di equilibrio tra quattro Enti pubblici, due Università, Azienda ospedaliera e Azienda sanitaria. Lo sapevamo, ma ci abbiamo provato con convinzione. Nonostante le polemiche e nonostante un po’ di tifo contro. Nonostante molti si siano accodati al progetto solo all’ultimo momento o, comunque, con poca convinzione. Noi il Campus volevamo farlo per davvero. E non ce l’abbiamo fatta».

«Ovvio che ci sia molta delusione, perché è un’occasione persa che difficilmente potrà ricapitare, perlomeno nel breve periodo.Se questa è stata la decisione finale, sicuramente qualcosa abbiamo sbagliato – conclude il presidente di Univercomo –.Non siamo riusciti ad entusiasmare il territorio attorno a questo grande progetto. Abbiamo raccolto consensi larghissimi. Tutto il mondo economico e sindacale ha fortemente condiviso il progetto ed il percorso. Ma non siamo stati capaci di coinvolgere e di “fare sognare” il territorio attorno all’idea del Campus. Non siamo stati capaci di convincere che questa scelta fosse la vera priorità su cui puntare. L’unica capace di dare nuovo slancio allo sviluppo economico e sociale della provincia. L’idea di fare di Como per davvero una “città universitaria”, capace di attrarre talenti e competenze, di farne il motore fondamentale della propria ripartenza. Il dibattito su questi temi non è mai decollato per davvero. Per questo, credo, alla fine sono prevalse le considerazioni sui tempi di avvio dell’intervento, sulla coerenza del piano finanziario o le preoccupazioni sulla capacità di realizzare l’intera riqualificazione dell’ex San Martino e non solo il “primo lotto”». [md, ecoinformazioni]

Frangi contro Carioni difende il Campus di San Martino

campus san martinoAlla netta contrarietà al progetto del Campus universitario nell’area di San Martino espressa del Commissario della Provincia Leonardo Carioni che regge, sopravvissuto per nomina alla sciagurata rottamazione del Consiglio provinciale che a Como come altrove non ha più alcuna rappresentanza politica, il presidente di Univercomo Mauro Frangi risponde dichiarando di rispettare «la posizione assunta dal Commissario straordinario Carioni» ringraziandolo «della chiarezza e della franchezza con cui l’ha formulata». Leggi nel seguito dell’articolo il comunicato di Univercomo.

«Rispetto la posizione assunta dal Commissario Straordinario Carioni e, anzi, Lo ringrazio della chiarezza e della franchezza con cui l’ha formulata. Del resto, l’aveva da tempo anticipata e resa evidente non solo con dichiarazioni alla stampa ma, soprattutto, con i comportamenti assunti dalla Provincia in ogni luogo istituzionale. Non tocca certamente a me valutare il lavoro svolto da Univercomo e men che meno il progetto che, con il coordinamento di Univercomo e la partecipazione di una pluralità di Istituzioni, è stato realizzato sotto la regia della Regione Lombardia. Tale valutazione al momento compete unicamente a Fondazione Cariplo.

Con altrettanta franchezza affermo che le posizioni assunte dal Commissario Carioni mi paiono inaccettabili e ingiustificate. Le ragioni sono molte. Mi limito a quattro osservazioni principali.In primo luogo per il giudizio da Lui formulato sulla natura di Univercomo. Univercomo non solo è un soggetto voluto e governato dagli Enti Pubblici Territoriali, che esprimono per Statuto la maggioranza dei suoi amministratori.  E’ il soggetto a cui l’Amministrazione Provinciale di Como, il Comune di Como e la Camera di Commercio hanno affidato il mandato esplicito di essere “l’interlocutore unico e privilegiato” delle Università, in rappresentanza delle Istituzioni comasche. Il documento sottoscritto nel 2005 tra l’allora Presidente Carioni, il Presidente De Santis e il Sindaco Bruni chiedeva ad “Univercomo di elaborare le linee strategiche ed operative per lo sviluppo dell’Università a Como sullo scenario del decennio”. Solo questo abbiamo cercato di fare in pochi mesi – dal 2 agosto, quando ho assunto la presidenza di Univercomo – ad oggi. 

In secondo luogo, tutto si può dire tranne che il “progetto Campus” non abbia coinvolto la “comunità amministrata”. Ricordo al Commissario Carioni le numerose ed approfondite occasioni di dibattito realizzate al riguardo al Tavolo della Competitività. Ricordo, soprattutto, la presa di posizione assunta nello scorso gennaio da tutte le associazioni imprenditoriali comasche e da tutte le organizzazioni sindacali comasche. Una presa di posizione rivolta con chiarezza ai rappresentanti delle tre Istituzioni Territoriali, che ha loro indicato – con una unanimità di posizione devo dire raramente riscontrata sul nostro territorio – l’avvio del progetto del Campus come la priorità assoluta e strategica.

In terzo luogo, nel merito. Lo stesso Commissario Carioni ricorda che del progetto di Campus Universitario si parla a Como da oltre 20 anni. Il precedente tentativo di promuovere un Accordo di Programma (nel 2008) non ha prodotto nulla, se non l’impegno a predisporre uno studio di pre-fattibilità. Mi permetto di fare sommessamente notare che questa – a tutt’oggi – è la prima volta che si prova, con fatica e in un tempo limitatissimo, a passare dalle parole ai fatti.

Tutti avremmo voluto fare di più, indubbiamente. Se la Fondazione Cariplo giudicherà meritevole di finanziamento il nostro progetto non solo finalmente si comincerà a “mettere mano” ad un “sogno” sin qui rimasto irrealizzato, ma si saranno tracciate in modo definitivo le linee per arrivare a mettere in campo il progetto di riqualificazione complessiva dell’ex San Martino. Lo schema di Accordo di Programma condiviso definisce in due anni il tempo utile per predisporre la  progettazione dell’intervento sull’intero comparto. Francamente, non si capisce come possa essere considerato un tempo troppo lungo o troppo indeterminato, dopo 20 anni di inutile attesa. 

Infine, registro che il Commissario Carioni, su un punto almeno, ha profondamente cambiato opinione. All’indomani della seduta del Tavolo della Competitività che aveva condiviso il progetto del Campus come prioritario, aveva dichiarato – vista la sua presenza nella Commissione chiamata a formulare un parere sui progetti presentati alla Fondazione Cariplo – la necessità di una sua assoluta neutralità ed imparzialità. Così, almeno, aveva motivato la Sua decisione di non sottoscrivere il documento che ha dato avvio al processo che ci ha portato sin qui. Prendo atto che da “neutrale” è diventato contrario». [Mauro Frangi, presidente di Univercomo]

Campus in campo

campus san martinoSi riaccendono le speranze per il Campus universitario di San Martino.  Mauro Frangi, presidente di Univercomo e tra i più convinti sostenitori per progetto,  a margine della riunione per la definizione della bozza di accordo di programma del 29 gennaio alla Regione Lombardia, ha reso pubblico il commento che riportiamo nel seguito del post.

«È stato condiviso tra tutti i partecipanti all’incontro un testo che precisa compiutamente gli impegni di ogni soggetto istituzionale.

Regione Lombardia trasmetterà il testo che definisce i contenuti dell’Accordo di Programma e comunicherà i tempi e i modi dei passaggi successivi per consentire, in un tempo molto ristretto, a ciascun Ente – nei rispettivi organi deliberativi – di provvedere a deliberare la sottoscrizione dell’Accordo di Programma.

Nello specifico le intese raggiunte riguardano:

– le modalità con cui l’Azienda Ospedaliera metterà a  disposizione gli immobili interessati dal  I lotto del Campus;

– i criteri di determinazione del canone di concessione dovuto da Univercomo;

– gli impegni economici assunti da Univercomo, dal Politecnico e dalla Camera di Commercio di Como per finanziare il I lotto dell’intervento;

– il piano finanziario predisposto da Univercomo;

– il cronoprogramma per l’effettuazione dell’intervento. Giudico estremamente positivo che, grazie alla fattiva collaborazione di tutti i soggetti interessati si sia finalmente definito un quadro certo e condiviso di impegni che consentirà a ciascuno di assumere le decisioni di propria competenza. Ovviamente, l’intero dossier sarà trasmesso a Fondazione Cariplo cui compete la valutazione del progetto e la decisione sulle Erogazioni Emblematiche, che, come è noto, costituiscono l’elemento finanziario  determinante ed indispensabile per procedere da subito con il I Lotto. L’accordo definito contiene anche il processo e i passaggi salienti attraverso cui arrivare, entro due anni dalla sottoscrizione dell’AdP, alla definizione dell’intero recupero funzionale dell’area dell’ex san Martino».

Campus/ Como si sviluppa se attrae e forma giovani talenti

urbanisticaMauro Frangi, presidente di Univercomo, approfondisce quanto introdotto nell’articolo Campus: freddezza ingiustificata e risponde all’invito di ecoinformazioni a chiarire questioni connesse al progetto Campus San Martino. «Alcuni dubbi sollevati tempo fa da Gianpaolo Rosso – riferendo, in verità, anche opinioni non sue – mi guidano nella stesura di queste note sul progetto avviato da Univercomo per la realizzazione del Campus Universitario di Como nell’area dell’ex Ospedale Psichiatrico “San Martino”.Li riprendo scorrendo e sistematizzando i messaggi Facebook con cui me li ha, a suo tempo, espressi. Intanto il dubbio di fondo. È un progetto che partirà davvero o resterà lettera morta come tante altre idee di sviluppo della città in questo ultimo decennio? E, anche se dovesse partire, non siamo, forse, giunti ormai “fuori tempo massimo”. Sicuramente, ha pienamente ragione quando mi ricorda che “altrove” queste cose son state fatte decenni e decenni fa. Infine, il dubbio più di fondo. Se è sicuramente vero che investire in cultura, formazione, ricerca costituisce la priorità per rilanciare lo sviluppo, è davvero giusto farlo puntando su un unico “luogo” e non, invece, su un modello che preveda una maggiore diffusione territoriale, una pluralità di spazi, luoghi, ambienti? Non so se il ragionamento risulterà convincente come Gianpaolo mi chiede di essere. Provo comunque a svilupparlo cercando di essere il più possibile schematico.

1. Como ha una tradizione universitaria molto recente – solo 25 anni – e,  quindi, inevitabilmente, debole.

Una tradizione difficile da affermare non foss’altro che per ragioni geografiche: Milano e i suoi Atenei storici e  blasonati sono a pochi chilometri da noi.

Ancora più difficile da affermare in tempi, come quelli che stiamo vivendo, in cui crescono, anche per il sistema universitario, le spinte a razionalizzare le risorse pubbliche investite, riducendo le sedi decentrate e “tagliando” le offerte formative non di eccellenza.

Per tutte queste ragioni, la presenza dell’Università in città non è, per nulla, un fatto scontato, una realtà acquisita una volta per tutte.

2. Il primo nodo su cui interrogarsi è proprio questo.

Serve veramente avere l’Università a Como?

Qualcuno discute proprio questo punto.

Che l’Università a Como sia un lusso “inutile” e non una ricchezza.

Che gli studenti comaschi possono anche prendere il treno e andare a studiare a Milano.

Che forse sarebbe meglio per loro fare così.

Il punto non sta qui.

L’idea di Como “città universitaria” non ha nulla a che fare con i vantaggi, reali o presunti, di avere uno o più Atenei nel “giardino di casa”.

Nasce, invece, dall’idea che una delle leve fondamentali per lo sviluppo del sistema economico e sociale di un territorio stia proprio nelle sue capacità di formare le giovani generazioni e di attrarre “capitale umano” qualificato e di eccellenza.

Un territorio non cresce senza la capacità di attrarre e formare nuovi giovani talenti.

Senza la capacità di generare e qualificare il “capitale umano” capace di contribuire ad innovare il territorio, la sua economia e le sue imprese, la vita delle nostre comunità.

In questo sta la ricchezza derivante dall’essere “città universitaria”.

3. Se le due affermazioni precedenti sono vere – come io credo – la conseguenza del ragionamento è piuttosto scontata.

Se vogliamo mantenere sul nostro territorio la presenza di un articolato e qualificato sistema di Istruzione Universitaria di eccellenza dobbiamo “essere capaci di meritarcelo”.

Dobbiamo, cioè, essere capaci di generare condizioni virtuose che inducano gli Atenei ad investire sul nostro territorio, qualificando l’offerta formativa e le proprie strutture di ricerca.

E, nel contempo, dobbiamo riuscire a rendere Como attrattiva per studenti di eccellenza che scelgano questa città – il suo ambiente, la sua cultura… – come luogo in cui valga la pena vivere la propria esperienza formativa fondamentale.

Perché in questo territorio trovano strutture formative di eccellenza a livello internazionale e un contesto di vita e di socialità favorevole. Residenze, servizi, proposte culturali di livello e non solo una “gran bella città”.

4. Mi sia permesso un inciso.

Che l’Università a Como sia stata una grande “ricchezza” è un’affermazione che, secondo alcuni, sarebbe tutta da dimostrare.

Basta guardare ai 25 anni trascorsi per convincersene.

Le ragioni sono molte, per chi vuole fare la fatica di osservarle.

Grazie all’Università Como si è scoperta attrattiva.

Oggi sui 1.800 studenti iscritti a Como al Politecnico quasi 800 non sono italiani. Provengono da oltre 30 Paesi del mondo.

La città di Como – forse senza accorgersene fino in fondo – si è aperta al mondo, ospitando un numero via via crescente di studenti provenienti da ogni Paese.

Studenti che hanno scelto Como come un luogo in cui vale la pena vivere gli anni della propria formazione e hanno arricchito Como con la loro presenza.

Studenti che, tra l’altro, domani, saranno testimoni di Como nel mondo.

In secondo luogo, in questi decenni le imprese del territorio hanno potuto godere di un rapporto proficuo con l’Università, fruendo di opportunità di innovazione e di trasferimento tecnologico e potendo contare sull’inserimento in azienda di giovani laureati di qualità.

La positiva interrelazione con le strutture di ricerca che le Università hanno insediato sul territorio ha contribuito a generare nuove imprese innovative o a trasmettere ad imprese esistenti nuova linfa decisiva per il loro successo.

E, infine, il sistema economico comasco ha potuto contare sul rilevante indotto mosso dall’Università stessa.

Basti pensare ai servizi offerti dalle imprese comasche a supporto del funzionamento delle sedi universitarie. Oltre 40.000 mq. di aule, laboratori, uffici, spazi per la ricerca e l’accoglienza.

Sedi che richiedono interventi di manutenzione, di pulizia, servizi …

O, più semplicemente, all’indotto generato dalle migliaia di studenti, ricercatori, docenti che a Como vivono, producono reddito, consumano. Mangiano il gelato e la pizza e vanno al cinema.

Per non parlare, infine, degli edifici storici – Palazzo Natta, il compendio di Sant’Abbondio… – che proprio grazie all’Università hanno ritrovato vita, valorizzazione, qualificazione.

Certo è una presenza che ha beneficiato del forte impegno – anche economico – del territorio e delle sue Istituzioni, ma che ha saputo restituire al territorio qualità, innovazione, capacità di attrarre giovani talenti. In una parola, sviluppo.

5. La sfida del Campus Universitario al San Martino è la sfida di far compiere un ulteriore e decisivo “salto di qualità” a tutto questo.

Per qualificare ulteriormente la presenza dell’Università nella nostra città e, soprattutto, la sinergia, l’integrazione tra l’Università e la città, i suoi abitanti e le sue imprese.

Anche qui le ragioni sono molteplici.

Intanto, perché consente di radicare definitivamente nel nostro territorio il Politecnico e, quindi, di consolidare quel mix virtuoso tra la qualità, il blasone e la capacità di attrazione, anche internazionale, di quell’Ateneo e della formazione che eroga e la capacità della nostra città di essere attrattiva.

Un modello virtuoso che potrebbe in futuro essere replicato con altre Istituzioni accademiche, magari anche straniere.

In secondo luogo, perché la tendenziale qualificazione scientifica delle Università a Como impone di mettere in campo strategie specifiche per accrescere la capacità di attrarre iscrizioni di giovani, compensando il minor appeal che – soprattutto le facoltà delle cosiddette “scienze dure” dell’Insubria – hanno sui giovani.

Inoltre, perché non è possibile pensare di essere “città universitaria” senza costruire luoghi capaci di identificare e rendere “visibile” alla città e ai suoi abitanti la presenza stessa dell’Università.

Luoghi in un qualche modo “identitari” e quindi moltiplicatori di quello scambio generativo tra Università e territorio che è condizione per il suo sviluppo.

Da ultimo, per la necessità di moltiplicare luoghi di residenza e di “vita”, per gli studenti, come si sta facendo in questi mesi con la ristrutturazione del compendio edilizio della “Presentazione”, recuperandolo da una condizione di pericoloso degrado a residenza universitaria per 160 studenti.

6. La realizzazione del Campus è, quindi, una sfida strategica.

Non, banalmente, per fare in nuove e più adeguate sedi ciò che oggi si fa nelle vecchie.

Ma per contribuire in modo decisivo allo sviluppo economico e sociale della città e dell’intero territorio provinciale.

Innestandosi e connettendosi in modo virtuoso con gli altri investimenti strategici che il territorio ha compiuto in questi anni.

Qui dissento fortemente dalla tesi – forse non sua – prospettata da Gianpaolo.

Perché in questi ultimi anni Como ha saputo investire – e molto – moltiplicando i luoghi e i poli di un nuovo modello di sviluppo incentrato sulla cultura, la formazione, la ricerca, l’innovazione scientifica e tecnologica.

Penso alla valorizzazione del cosiddetto “Chilometro della Conoscenza” compreso tra Villa Olmo e Villa Sucota.

Un’infrastruttura di eccellenza che ha restituito ai comaschi la possibilità di fruire di un patrimonio naturale, culturale e storico-artistico di grande pregio e, nel contempo, di rendere riconoscibile un ambito dove umanesimo e scienza, arte, creatività e sistema imprenditoriale possano fertilizzarsi reciprocamente.

Ancora, un investimento che ha sensibilmente accresciuto la visibilità ed il richiamo internazionale del territorio, e quindi la sua capacità di attirare visitatori e talenti.

Penso, ancora, al grande investimento rappresentato dal Parco Scientifico e Tecnologico di Lomazzo , “Como Next”

Anche in questo caso, senza “costruire”, ma recuperando una ex grande fabbrica da tempo dismessa e restituendo al territorio uno spazio strategico per trainarne lo sviluppo, per generare “Nuove Energie x (il) Territorio”

Un Parco che oggi ospita decine di aziende innovative e un “incubatore” di impresa per stimolare e supportare giovani energie imprenditoriali.

E nel quale sono molte decine i giovani che quotidianamente lavorano.

In gran parte neo-laureati di qualità in discipline innovative.

E, per rimanere. in tema di Università, penso, infine, al completo recupero del compendio di Sant’Abbondio.

7. Resta l’ultimo dubbio. Il più difficile da affrontare.

Si riuscirà veramente a far decollare il “progetto Campus”?

Qui vale la pena partire anzitutto dai fatti.

Intanto, si tratta di una scelta di cui la città discute da tempo.

I primi documenti risalgono addirittura al 1995.

Altri – il riferimento è alla vicina Lecco – che sono partiti con noi in quegli anni ci hanno nel frattempo superato.

Anche se partivano da posizioni più arretrate delle nostre, sia in termini di numero di studenti che di offerta formativa.

Processi avviati sono rimasti al palo per lunghi anni.

L’accordo sottoscritto dalla Giunta Bruni con Regione Lombardia nel 1998 non ha mai superato lo scoglio della definizione di uno “studio di fattibilità”.

La recente approvazione del PGT del Comune di Como, che ha inequivocabilmente definito la “vocazione” dell’area dell’ex Ospedale Psichiatrico di San Martino quale sede del Campus Universitario e di un parco pubblico, da un lato, e l’”occasione” offerta dalle Erogazioni Emblematiche Maggiori di Fondazione Cariplo, dall’altro, hanno costituito le “molle” decisive per quello scatto in avanti atteso da tempo.

Su di esse si sono innestate la decisa volontà della Camera di Commercio e dell’intero sistema economico territoriale di cogliere tali opportunità e provare a recuperare il tempo perduto.

Grazie alle sinergie realizzate, in particolare con il Politecnico, in pochi mesi siamo riusciti a progettare il primo lotto funzionale del Campus e a definire le risorse economiche necessarie alla sua realizzazione.

Regione Lombardia si è impegnata formalmente con le Istituzioni territoriali (Comune di Como, Camera di Commercio, Univercomo), gli Enti proprietari delle aree (Azienda Ospedaliera e Asl), Politecnico e Università dell’Insubria a promuovere, entro il prossimo 31 gennaio, l’Accordo di Programma necessario a realizzare l’intero progetto.

Se Fondazione Cariplo giudicherà il progetto meritevole delle proprie Erogazioni Emblematiche, l’impegno  di Univercomo è quello di ultimare il primo lotto funzionale del Campus entro l’avvio dell’anno accademico del 2016.

Se ciò accadrà, in accordo con Regione Lombardia, entro il 2018 si dovranno definire le condizioni – i progetti e le risorse economiche – per il recupero integrale dell’area a sede delle Università comasche.

8. Questi sono i fatti.

Il giudizio sulla bontà del progetto compete ora esclusivamente alla Fondazione Cariplo.

Se lo giudicherà meritevole del suo contributo ci sono – finalmente! – le condizioni per imboccare la strada giusta.

Certo richiede in tutti gli attori – e soprattutto nelle Istituzioni Pubbliche, a cominciare dall’Amministrazione della Città – la capacità di concentrare progettualità, iniziative, risorse economiche su un grande disegno a lungo termine.

Di accettare e di essere all’altezza di questa sfida.

Sapendo che solo la capacità di immaginare e costruire il futuro è la condizione per sperare di averne uno migliore del presente.

9. Ci sarà modo, se verrà ritenuto opportuno, di entrare anche “nel merito” del progetto.

Metri quadri, spazi, risorse economiche, soluzioni architettoniche e progettuali previste.

Nel frattempo, non credo sfuggano tre implicazioni per così dire “minori” del progetto.

Intanto – e ancora una volta – nessuna nuova “grande opera”.

Nessuna nuova costruzione.

Ma solo il recupero e la restituzione alla città di edifici da tempo abbandonati e in condizione di degrado e, comunque, di sottoutilizzo,

La loro piena riqualificazione funzionale.

In secondo luogo, il recupero e la restituzione alla fruizione integrale della città di un’area di eccezionale bellezza come quella dell’ex OPP del san Martino. Un’area oggi largamente sottoutilizzata e in condizioni di abbandono che, grazie anche alla realizzazione di un grande parco pubblico, tornerebbe ad essere luogo vitale e fruibile per i giovani e i cittadini comaschi.

Infine, la trasformazione di un’area storicamente riservata agli “esclusi” dalla convivenza e abitata per decenni da sofferenza e marginalità in uno dei motori per lo sviluppo della Como di domani.

La memoria di quel passato – che necessariamente dovrà trovare uno spazio adeguato nel progetto – sarà una delle migliori energie per pensare a quel domani. [Mauro Frangi per ecoinformazioni]

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