Il Ticino versa le quote delle imposte 2013

canton ticinoDa Bellinzona verranno versati all’Italia 58,7 milioni di franchi, la Svizzera vuole concludere i concordati con l’Italia entro la fine della primavera 2015, se no il Ticino minaccia il blocco dei ristorni.

 

«Il Consiglio di stato ha deciso di non bloccare il versamento all’Italia della quota parte delle imposte alla fonte dei frontalieri dell’anno 2013, che ammonta a 58,7 milioni di franchi, in applicazione dell’Accordo tra la Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri e alla compensazione a favore di Comuni italiani di confine del 3 ottobre 1974 – spiega una nota del Consiglio di stato ticinese –. La decisione, come noto, è stata preceduta negli ultimi mesi da incontri e aggiornamenti sull’avanzamento delle trattative con l’Italia riguardo alla rinegoziazione della convenzione contro la doppia imposizione e dell’Accordo sull’imposizione dei frontalieri con la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, il segretario di stato Jacques de Watteville e anche la Deputazione ticinese delle Camere federali».

«Da questi incontri è scaturita la ferma volontà delle autorità federali di concludere i negoziati con l’Italia al più tardi entro la fine della primavera del 2015 – specifica il comunicato –. Se ciò non dovesse realizzarsi nei termini previsti la consigliera federale Widmer-Schlumpf ha garantito alla Deputazione ticinese e al Consiglio di stato che saranno presi provvedimenti concreti a salvaguardia degli interessi del Ticino e della Svizzera».

«Questo chiaro impegno del Governo federale ha condotto la maggioranza del Consiglio si stato a decidere di non bloccare il pagamento della quota spettante all’Italia dell’imposta alla fonte sui redditi dei lavoratori frontalieri del 2013 secondo quanto previsto dall’accordo internazionale – sottolineano da Bellinzona–. La decisione contribuirà a rafforzare la posizione della delegazione svizzera che conduce le trattative al fine di rinegoziare la Convenzione contro la doppia imposizione e l’Accordo sull’imposizione dei frontalieri, che ne è parte integrante. Un blocco dei ristorni, parziale o totale, avrebbe messo fortemente a rischio la continuazione delle trattative».

«Il Consiglio di stato osserva in questa sede come i negoziatori svizzeri siano perfettamente edotti e consapevoli delle aspettative ticinesi riguardo sia al provento dell’imposta alla fonte dei lavoratori frontalieri, sia dell’importanza della nuova regolamentazione fiscale per il futuro della piazza finanziaria ticinese, già confrontata con importanti cambiamenti strutturali derivanti dal contesto internazionale – rileva la nota –. Nella denegata ipotesi in cui i negoziati con l’Italia non dovessero concludersi entro la fine della prossima primavera, accanto ai provvedimenti concreti garantiti dall’autorità federale tornerebbe d’attualità il blocco dei ristorni, che in quell’occasione potrebbe completare l’eventuale risposta elvetica all’inconcludenza di un negoziato che il Consiglio di stato, con la decisione odierna [mercoledì 25 giugno], auspica di contribuire a perfezionare in tempi accettabili per tutte le parti». [md, ecoinformazioni]

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