Pasolini e Moni Ovadia riempiono il Gloria/ intervista e sintesi della serata

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Spazio Gloria completamente pieno e pubblico entusiasta venerdì 10 ottobre  per il reading di Moni Ovadia degli Scritti Corsari di Pasolini. L’artista  accompagnato dagli strepitosi  Maurizio Dehò al violino e Nadio Marenco alla fisarmonica ha intrecciato gli scritti di Pasolini con sue considerazioni per meglio far cogliere l’innovazione e l’attualità delle letture. Qui le foto di Fabio Cani.

Il ritmo insolente di un violino, l’armonia di una fisarmonica, la forza del tango, il ballo “basso” per eccellenza. Quale migliore introduzione poteva esserci, per una serata dedicata a Pasolini, della musica degli ultimi, quella nata nei bordelli e nei bassifondi, quella che è stata ad un certo unto presa da chi sta in alto e tramutata in qualcosa di differente, di artificiale, di omologato?

Omologato: è una parola che torna spesso, nella lettura di Moni Ovadia. Pasolini aveva già capito il processo in atto, la trasformazione profonda della società italiana fino al degrado attuale, fino al trionfo di un modello di “sviluppo” che dalle differenze arriva all’appiattimento, ad un’”uguaglianza” virtuale e per questo molto pericolosa. E’ il 1974, ma sembra il 2014.

Un 2014 che corrisponde in pieno alla visione dell’artista friulano, la cui lucidità gli permetteva di guardare alla contemporaneità, sua e quindi nostra, con un occhio per alcuni “politicamente scorretto”, ma drammaticamente preciso.

Ovadia ha guidato quindi il pubblico in un tour del Presente, che solo per un’ironica coincidenza è datato a quarant’anni prima: un nuovo Potere ancora senza nome ma che si appresta a sostituire il vecchio, l’avvento di un Fascismo indistinto e sperso nella massa, formato da giovani che “come tutti gli altri, portano i capelli fino alle spalle o i baffetti da primo Novecento, sognano le Ferrari e le Porsche, e portano sulle proprie motociclette donne ornamentali”, non molto diversi da tanti loro coetanei. E poi le responsabilità della Sinistra, che quegli stessi giovani li bollava aprioristicamente come persi e si ripuliva la coscienza con la propria indignazione, i suoi critici come Calvino e Maurizio Ferrara, che non riuscivano e non potevano risolvere gli enigmi che Pasolini poneva, il linguaggio come il segno della sparizione del Differente,con un commento finale alla bellissima poesia di Ignazio Buttita lingua e dialettu, un grido di allarme per una morte annunciata ma non per questo meno dolorosa.

Una serata corsara, per un’artista corsaro. Moni Ovadia ha chiuso cantando alcune canzoni tradizionali della tradizione yiddish, insieme ai compagni di palco Maurizio Deho e Nadio Marenco, perfetto collegamento con il pensiero di Pasolini e con la sua eredità.

Un’Autore, Pasolini, dalla disperata vitalità, e di cui abbiamo ancora oggi un disperato bisogno.

Il reading è stato parte della rassegna Una disperata vitalità realizzata con il patrocinio ed il contributo del comune di Como ed il patrocinio del comune di Roma e Bologna, inoltre,  anche parte del progetto L’Albero del cinema di Arci Xanadù, ecoinformazioni e Associazione i Linedì del cinema realizzato con il contributo di Regione Lombardia. [Luca Frosini, ecoinformazioni]

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