Ninetto Davoli al Gloria: una stagione di vita con Pasolini

davoli pasoliniPiù di un centinaio di persone ha partecipato all’ultima serata della rassegna Una disperata vitalità dedicata da Arci Xanadù a Pier Paolo Pasolini. Giovedì 30 ottobre, allo Spazio Gloria, ospite d’onore è stato Ninetto Davoli, attore, grande amico di Pasolini, che ha incantato il pubblico con ricordi e momenti di vita legati al regista. «Per me ricordare Pier Paolo è un onore oltre che un piacere» così Ninetto ha aperto i quarentacinque minuti di racconti che hanno ammaliato il pubblico presente in sala prima della proiezione di Uccellacci e Uccellini, film del 1966 interpretato oltre che Davoli stesso, da uno straordinario Totò che per questa pellicola fu premiato a Cannes.

Alla bellezza del film, che non ha perso nulla del suo smalto originario, si sono così aggiunti i racconti di Ninetto. Dal primo incontro  con Pier Paolo, sul set del film La ricotta, incontro propiziato dal fratello maggiore di Ninetto, che in quel film lavorava come falegname, alla “comparsata”, di straordinaria intensità, in Il vangelo secondo Matteo, fino al debutto vero e proprio con, appunto, Uccellacci e uccellini. La partecipazione al film causò a Ninetto molti tentennamenti, risolti alla fine solo dopo aver saputo che lui, ragazzo di borgata, sarebbe stato pagato come un attore vero. Il ricordo forse più vivo, e più esilarante, è stato però dedicato a Totò, ovvero al primo incontro con lui, nella sua principesca casa davanti a una principesca cena (del resto Totò era davvero il principe De Curtis).

Ninetto ha ripercorso «una stagione lunga e bellissima della mia vita» e sulla pellicola che sarebbe stata proiettata subito dopo il suo intervento ha dichiarato: «Uccellacci e uccellini è un film di più di quarant’anni fa che sembra girato ieri». Resta al pubblico il ruolo di leggerlo anche in prospettiva storica, poiché per Pier Paolo Pasolini quel film era sì una fiaba, ma una fiaba filosofico-politica, sul ruolo degli intellettuali, sul presente e sul futuro del marxismo, sul destino della società.

Si chiude così la lunga retrospettiva che l’Arci a Como ha voluto dedicare a una straordinaria figura della cultura italiana, Pasolini, personaggio scomodo e controcorrente che seppe mettere in luce con Disperata vitalità le contraddizioni e i conflitti del suo tempo – che è anche, ancora, il nostro tempo – e che seppe descrivere e interpretare le bellezze e gli orrori di un’Italia in trasformazione.

[Jlenia Luraschi, Fabio Cani, ecoinformazioni]

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