Mese: Novembre 2014

L’Arci con l’Anpi/ Chiavacci «Insieme portiamo avanti un progetto democratico»

anpi tesseramento

chiavacci 2«Un consiglio che diamo sempre a chi si iscrive ad un’associazione è quello di leggerne lo Statuto. Per una associazione infatti lo Statuto rappresenta quello che per uno Stato è la Costituzione: l’atto fondativo, i valori, le prospettive. Questo esercizio acquista un particolare valore simbolico per l’Anpi, che è l’associazione che riunisce chi la Costituzione Italiana, che difende la libertà e la democrazia nel nostro Paese, l’ha resa possibile. Ma tesserarsi all’Anpi quest’anno, settant’anni dopo la Liberazione, non è semplicemente onorare uno splendido debito di riconoscenza. Nel suo Statuto l’Anpi si propone di “dare aiuto e appoggio a tutti coloro che si battono, singolarmente o in associazioni, per quei valori di libertà e di democrazia che sono stati fondamento della guerra partigiana e in essa hanno trovato la loro più alta espressione” (art. 2, lettera m). C’è quindi un tema attualissimo, un progetto collettivo a cui dare forza. Un progetto che l’Anpi stessa, nel suo Statuto, si propone di portare avanti con le altre realtà associative. Non è un caso che molti soci Arci ogni anno si tesserano all’Anpi e che tante, sui territori, siano le iniziative realizzate in comune. Le nostre due associazioni sono da sempre legate da una vicinanza storica e da un vincolo di amicizia. Insieme portiamo avanti un progetto democratico: di partecipazione, di diffusione della cultura, di libertà. Pratiche che vogliamo diffondere soprattutto alle nuove generazioni, grazie alla memoria e all’esempio di chi è stato protagonista della lotta partigiana. E il 2015, ne sono sicura, sarà un nuova sfida da raccogliere insieme.»
[Francesca Chiavacci – presidente nazionale Arci]

Prosegue il dibattito sul Bilancio

3 COMO COMUNEPalazzo Cernezzi ha concluso la prima parte della discussione sull’assestamento di Bilancio.

 

Preliminari

Mario Molteni, Per Como, ha chiesto un intervento su Enel da parte dell’Amministrazione per risolvere il problema del black out che ha colpito la parte Nord della città, ricordando anche l’illuminazione pubblica che non funziona in alcune vie.

 

Bilancio

Insediata l’Assemblea la discussione è ripresa sull’assestamento di Bilancio. Molte le perplessità espressa sull’inserimento del monumento a Volta, donato da Libeskind alla città, anche dalla maggioranza «avrei preferito un dibattito più aperto sulla decisione del luogo dove metterlo con maggiore condivisione». «Bisogna deciderne la giusta collocazione» ha incalzato Marco Butti, Gruppo misto, «c’è Volta che si gira nella tomba come un kebab!» ha aggiunto Alessandro Rapinese, Adesso Como, ricordando il referendum contro il monumento di cui è uno dei promotori.

Delle tempistiche dei lavori consiliari si è lamentata Laura Bordoli, Ncd, «abbiamo affrontato la delibera in Commissione ieri pomeriggio, abbiamo iniziato in Consiglio ieri sera…», e in più si è dichiarata insoddisfatta per gli stanziamenti del fondo rischi per il cantiere della paratie «del tutto insufficiente». Per Francesco Scopelliti, Ncd, sono invece insufficienti i fondi per la sistemazione della soletta del Cosia, delle rogge e delle rive a lago, Enrico Cenetiempo, Ncd, ha invece attaccato sulle alienazioni del patrimonio comunale «sembra un suicidio, perdere incassi sicuri come quelli delle farmacie», mentre per Sergio Gaddi, Fi, «possiamo annunciare il funerale di Villa Olmo dopo il risultato dell’ultima mostra, con la nascita del Lac (Lugano arte cultura) a Lugano».

«Non credo se ne debba celebrare il funerale – ha dichiarato nella replica l’assessore Frisoni – ora provvederemo con l’intervento finanziato dalla Fondazione Cariplo». Insoddisfatte delle risposte le minoranze, che hanno presentato 11 emendamenti e 4 ordini del giorno. L’assessore ha comunque ribadito per l’anno prossimo l’intenzione di portare il Bilancio di previsione entro fine marzo: «Se non ci riusciamo è la sconfitta dei nostri uffici, noi come parte politica spingeremo in tal senso». [Michele Donegana, ecoinformaizoni]

Lungolago riaperto a 2 corsie

lungolago-riaperto4.jpg_1010865195Torna la Ztl in piazza Roma, da lunedì possibile apertura a senso unico alternato di via Pannilani.

 

«Il livello del lago continua a scendere e ad oggi sono tornate ad essere transitabili due delle tre corsie – annuncia Paalazzo Cernezzi –. Con la riapertura della seconda carreggiata, il transito lungo il percorso piazza Roma-via Fontana-via Cairoli è tornato ad essere consentito solo agli autorizzati ed è stata ripristinata la zona a traffico limitato. Tale percorso continuerà ad essere utilizzato dai bus. Il trasporto pubblico tornerà a transitare sul lungolago quando si potrà riaprire anche la terza corsia, presumibilmente lunedì».

«Per ogni informazione sui percorsi e le fermate – ricorda il Comune di Como –, consultare il sito www.asfautolinee.it oppure contattare il call center, attivo tutti i giorni feriali dalle 7.30 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 17.00 (venerdì dalle 7.30 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 16.00) al numero 031/247111».

«Per quanto riguarda, infine, le strade chiuse, da lunedì, in giornata, in via Pannilani dovrebbe essere istituito il senso unico alternato regolato da semafori – conclude la nota –. La possibilità è legata alla conclusione di alcuni interventi di messa in sicurezza del versante e alla posa di una barriera di protezione. Si viaggia a senso unico alternato anche in via Bixio dove sono ripresi già nei giorni scorsi i lavori di messa in sicurezza del versante franato. Restano, invece, chiuse via Cardano, via Valeria, via Monte Caprino e via per Civiglio». [md, ecoinformazioni]

2 milioni e 450mila euro di danni per il maltempo

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Queste le stime predisposte sulla base dei metri quadri e delle superfici per Comune e privati.

 

«I tecnici del Comune di Como hanno trasmesso oggi in Regione l’elenco dei danni, pubblici e privati, per dissesto idrogeologico e allagamenti – annuncia il Comune di Como –. La valutazione è stata predisposta sulla base dei metri quadri e delle superfici interessate e degli interventi previsti e comprende: per quanto riguarda le frane gli episodi verificatisi in via per Civiglio e via alla Grotta, via Nino Bixio, via Valeria, via Pannilani, via Cardano, via Monte Caprino e via Maestri Campionesi, via Mognano, via Zampiero, il crollo del muro di via Grandi nell’area Ticosa; per quanto riguarda gli allagamenti e l’esondazione del lago Lazzago, via D’Annunzio, via Monte Caprino, via Ninguarda, via XXVII Maggio, via Canova, via Mognano, via Venturino e piazza Cavour».

«La richiesta dell’elenco dei danni è stata formulata a tutti gli enti locali dalla Regione che ha già presentato, nei giorni scorsi, alla presidenza del Consiglio dei Ministri un’istanza di deliberazione dello stato di emergenza – prosegue il comunicato –. In particolare, le zone interessate dal maltempo in Lombardia sono state Milano città e provincia e una serie di Comuni delle province di Varese, Lecco, Como, Monza, Brianza, situati sull’asta dei fiumi Seveso, Lambro, Olona, già duramente colpiti dalle alluvioni della scorsa estate, e altri Comuni delle province di Lodi, Cremona, Pavia, Mantova, Bergamo, Brescia e Sondrio»

«Mi auguro che la promessa di svincolare dal Patto di stabilità gli interventi di messa in sicurezza del territorio sia presto trasformata in realtà» afferma il sindaco di Como Mario Lucini. [md, ecoinformazioni]

Video/ Pessima la scuola di Renzi, devastata dall’ideologia liberista e anticostituzionale

buonascuola21novUn’occasione importante per analizzare con profondità e competenza e dialogare senza pregiudizi e accondiscendenze alla propaganda governativa sulle trasformazioni della scuola volute da Renzi quella offerta da Sel con l’incontro Legge di iniziativa popolare La buona scuola venerdì 21 novembre alla ex Circoscrizione 6 di Como. L’iniziativa ha raccolto una ventina di addetti ai lavori (in massima parte insegnanti) che hanno esaminato le molte criticità della proposta renziana che è stata giudicata assai negativamente da tutti gli interventi. Per Alessia Petraglia (senatrice Sel, 7° commissione Istruzione e Beni culturali), Giacomo Licata (segretario provinciale Cgil Flc), Salvatore Anzaldi (segretario provinciale Cub scuola), Anna Toffoletti dirigente scolastica Istituto comprensivo di Galbiate e  Marco Lorenzini (coordinatore provinciale Sel) relatrici e relatori dell’incontro e per Gianfranco Giudice, Luigi Tavecchio, Gianluigi Fammartino e Celeste Grossi che hanno animato il dibattito non solo la proposta che la maggioranza di governo vuole imporre dopo una consultazione truccata alla scuola è in grado di devastare il settore della formazione pubblica,  ma in essa sono contenuti pericolosi elementi anticostituzionali che costituiscono un grave pericolo per la democrazia italiana. Una speranza nasce dalla sostanziale inapplicabilità di alcune parti, evidentemente scritte con esclusivo intento propagandistico, che risulteranno non trasferibili in provvedimenti di legge. Presto on line su canale di ecoinformazioni i video degli interventi.

Presto on line tutti gli altri video

Ex casa albergo di via Volta: a dicembre un bando per la riqualificazione

via_voltaPromuovere benessere sociale, tutelare e fare prevenzione. L’amministrazione comunale ha grandi progetti per l’edificio di via Volta 83 e lancia una sfida al terzo settore: «Facciamolo diventare insieme qualcosa di bello, non una casa della sfiga»

«Possiamo tirare avanti a campare oppure provare a raccogliere una sfida che chiede a tutti noi un passo di sostanza innovativo, nel metodo e negli obiettivi. Sia chiaro: in questo caso, vinciamo o perdiamo insieme». È perentorio l’assessore alle politiche sociali del Comune di Como Bruno Magatti, intervenuto all’incontro pubblico di presentazione rivolto agli operatori del terzo settore. La casa di via Volta 83 deve diventare un vanto per la città e un’occasione per sperimentare un metodo di lavoro, quello della co-progettazione, che se si rivelasse vincente potrebbe essere adoperato in altre circostanze.
Situato in pieno centro, l’edificio ha una superficie di tremila metri quadrati con trentanove mini appartamenti al suo interno. «È uno dei nostri gioielli di famiglia – ricorda l’assessore al patrimonio Marcello Iantorno – e ha un grande valore economico».
In concreto, un terzo della casa sarà destinata a chi necessita di un sostegno. Il restante spazio sarà occupato da chiunque voglia proporre iniziative, servizi e attività. Un mix abitativo e di utilità sociale che insieme possa promuovere un processo attivo. L’idea prevede la possibile creazione di un’impresa che produca reddito, sociale ed economico. «Non sarà l’albergatore che farà l’educatore – sottolinea Magatti – ma il contrario. La fragilità, inserita in un contesto positivo, può essere “risolta”. Del resto, possiamo continuare ad affrontare i problemi con le stesse ricette o proviamo a innescare un processo attivo».
A dicembre sarà pubblicato il bando, entro aprile dovranno essere presentati i progetti. A maggio una commissione tecnica li selezionerà e a giugno, con la firma del contratto, comincerà la co-progettazione.
Destinatari sono gli operatori e le realtà del terzo settore – presenti in massa all’ incontro -, i quali avranno il compito di scrivere un progetto e un business plan, oltre ad accollarsi il recupero e la riqualificazione dell’immobile («è in buono stato – spiega Iantorno – ma necessità di qualche lavoro d’ammodernamento»). Il Comune, dal canto suo, metterà a disposizione lo stabile, le rette per l’accoglienza di persone e nuclei segnalati dagli uffici delle politiche sociali e parteciperà al tavolo di governance.
Chi pagherà l’affitto? «Aspettiamo le vostre proposte – rispondono i due assessori – non vogliamo mettere paletti iniziali».
Perché provare una sperimentazione del tutto nuova in centro città? «Vogliamo un luogo vivo, giovane – spiega Magatti – non triste e bolso. E sappiamo quanto il contesto sia importante». [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

21 novembre/ Verso la conferenza organizzativa del Pd. Incontro con Alessandro Alfieri

pdLa conferenza organizzativa del Partito Democratico, apre una fase importante di confronto con iscritti e cittadini sulla forma-partito in una società che è cambiata e sulle nuove modalità di partecipazione alla vita politica. Per discutere sull’argomento, la segreteria provinciale del Pd comasco, invita iscritti e simpatizzanti ad un incontro dell’assemblea provinciale venerdì 21 novembre alle 21 presso la sala convegni dell’Hotel Continental di viale Innocenzo XI, 15 a Como. Sarà presente Alessandro Alfieri segretario regionale del Partito Democratico. Scarica il documento con gli Spunti di discussione.

Como civica per The Life Electric

comocivicalogoDopo le dichiarazioni alla stampa di Amici di Como, che garantiscono di accollarsi anche le spese per l’Iva, Como civica sostiene la costruzione del monumento a Volta.

 

«Adesso è ufficiale, il costo per il Comune sarà 0 (zero) euro. Il problema dell’Iva è stato risolto come previsto (gli Amici di Como se ne sono fatti carico). Neanche un euro sottratto alle casse del Comune o distolto dalla manutenzione ordinaria – affermano nella propria newletter gli esponenti della lista civica che sostiene la Giunta Lucini a Palazzo Cernezzi –. Prima dell’installazione partiranno i lavori di consolidamento della diga, danneggiata anni fa e mai completamente riparata. Lavori che resteranno e per i quali finora i finanziamenti non erano stati mai trovati. Il tondello verrà allargato e la base dell’installazione sarà una seduta vista lago e città (ai privati quindi spese di progettazione, sistemazione tondello, installazione, manutenzione ordinaria e straordinaria, Iva)».

«Considerazioni estetiche: difficili e soggettive. Solo serve ricordare il valore dell’architetto (magari citando il rifacimento di Ground Zero a New York e il museo dell’Olocausto a Berlino) e che l’architettura moderna sempre genera polemiche (esempi quasi abusati il Pompidou di Renzo Piano a Parigi e la piramide di vetro di Pei al Louvre, prima portatrici di grande discussioni, adesso entrati nell’immaginario parigino) – prosegue la nota sottolineando il favore alla edificazione del nuovo monumento –. Nessun danno irreversibile al paesaggio, non sbancamenti di colline, non deturpazioni permanenti. Se l’opera non dovesse piacere (ma non accadrà) fra cinque anni potrà essere spostata».

«Con che diritto decidiamo? – si chiedono gli esponenti di Como civica – Giusto: il decidere non è un diritto, ma un dovere verso chi ci ha dato il voto perché appunto decidessimo (e che ce lo toglierà se non sarà soddisfatto). In coda, il referendum».

«Per chiarire: nessuna critica allo strumento, ma al suo utilizzo in questo caso – termina recisamente lo scritto –. La valutazione dei costi (poco meno di 200mila euro, unica spesa per l’Amministrazione – perché questi no, nessun privato ce li regalerà!) e la tempistica poco congrua (voto a giugno con Expo che apre a maggio) potrebbero indurre i proponenti a qualche riflessione». [md, ecoinformazioni]

Salute e creatività per il “vecchio” Sant’Anna

Anche le aree dismesse (o quasi) hanno bisogno di cura. In tutti i sensi: cura come attenzione, cura come risanamento, cura come servizio.

È questa la morale, per quanto semplice, dell’incontro sul futuro del vecchio ospedale Sant’Anna organizzato il 19 novembre alla Sala Canonica del Teatro Sociale da un composito gruppo di enti e associazioni – Cittadella della salute, Azienda ospedaliera Ospedale Sant’Anna, Ordine degli architetti – che hanno affrontato il tema dai rispettivi punti di vista. Per quanto diverse, le voci non sono risultate stonate, tutt’altro: il riuso (riqualificazione o rifunzionalizzazione che dir si voglia) dell’area del vecchio (ma non vecchissimo: ricordiamo che in via Cadorna ci sono i resti di un’altra sede ospedaliera utilizzata fino agli anni Trenta del secolo scorso) ospedale è l’occasione per ricucire molti diversi aspetti. L’area del Sant’Anna di via Napoleona è infatti una cerniera nell’organizzazione urbana che abbandonata a se stessa rischia di mandare in blocco l’intera città, e che invece riattivata può servire non solo alla rivitalizzazione del quartiere di Camerlata, ma addirittura al rinnovamento della città storica, adagiata subito sotto, nella convalle. Ma soprattutto quell’area può servire a riconfigurare e “ricompattare” il sistema sanitario avventatamente destrutturato nei decenni scorsi e frammentato in una serie di competenze ultraspecialistiche e in una serie di entità fornitrici di servizi isolati, disperse sul territorio.

Il progetto di ricomposizione è al tempo stesso politico, organizzativo, sanitario, urbanistico e architettonico. Le differenti voci sentite nell’incontro del Teatro Sociale su questo hanno puntato, ripetutamente sottolineando che l’area del vecchio Sant’Anna è troppo importante per essere ignorata.

Per Cittadella della salute, il comitato formatosi nei mesi scorsi per la riqualificazione dell’area, questo incontro è stato solo una tappa nel percorso di approfondimento e discussione (proprio domenica scorsa si è svolta la visita guidata storico-botanica all’area dell’ospedale, che è stata per molte persone l’occasione di una autentica scoperta) che dovrebbe essere in grado di aggregare altre forze, altre voci, altre idee.

E accanto agli interventi del Comitato Cittadella della Salute (Antonella Pinto e Manuela Serrentino) hanno favorevolmente colpito il pubblico quelli di Fabio Banfi, direttore delle attività cliniche del territorio dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna, e di Giovanni Franchi, membro della commissione Urbanistica dell’Ordine degli architetti di Como, particolarmente efficaci nell’indicare i possibili obiettivi verso cui muoversi.

La presentazione della tesi di laurea magistrale in Progettazione architettonica di Michele Gaspa e Riccardo Rossoni, intitolata Nuovi spazi tra città, parco e infrastruttura – progetto di ri-uso creativo dell’ex ospedale Sant’Anna – Como, discussa al Politecnico di Milano con i realtori Michele Roda e Pietro Macchi Cassia (pure presenti) ha evidenziato come l’area si presti sia a voli di fantasia che a interventi strutturali essenziali per il futuro del comparto urbano comasco (a nessuno è sfuggita la centralità nella proposta dei due giovani architetti dell’interscambio fra trasporto privato su gomma e trasporto pubblico su rotaia collocata proprio in corrispondenza del vecchio Sant’Anna, vagheggiata da ormai tre o quattro decenni).

Per l’area del vecchio Sant’Anna la cura c’è. Ora servono le decisioni.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Ikat|Chiné, decorare il tessuto

ikat_home-300x196Mostra, a cura di Margherita Rosina e Francina Chiara, alla Fondazione Antonio Ratti, a Villa Sucota in via per Cernobbio 19, aperta fino al 21 giugno, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30
 (dal 21 novembre al 30 aprile) e dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30, sabato e domenica dalle 11 alle 18 (dal 1 maggio al 21 giugno).

 

«Ikat e chiné sono due termini forse enigmatici per un pubblico non specializzato, che identificano disegni bellissimi dai contorni “sfumati”. Questo particolare effetto trae origine da un’antica tecnica di tintura dei tessuti utilizzata in Paesi lontani tra loro – spiega la presentazione –. Dopo la mostra Damaschi. Contrasti di luce dello scorso inverno, che presentava la tecnica di realizzazione dei tessuti operati con pezzi dal Cinquecento ai primi del Novecento, il MuST propone un allestimento per conoscere l’ikat, tecnica di tintura per riserva di antica origine orientale e lo chiné, la sua moderna interpretazione europea.
Nell’ikat i disegni dai contorni sfuocati sono ottenuti proteggendo parzialmente con una stretta legatura i fili di ordito o di trama. I successivi bagni di colore, che interessano solo le aree non protette dei fili, costituiscono un tipico esempio di tintura “a riserva”. Solo allora si procede alla preparazione del telaio utilizzando i fili che risultano quindi già “disegnati”.
Lo chiné europeo del Settecento riprende questa tecnica; a partire dal primo Ottocento, per ridurre tempi e costi di esecuzione senza rinunciare al fascino dell’effetto sfuocato, si ricorre alla stampa diretta dei fili d’ordito, procedendo poi nella tessitura».

«Dalle collezioni del MuST provengono – prosegue la nota –: sontuosi capi maschili dalle sgargianti fodere di cotone stampato, testimonianza di autentici tessuti ikat afgani della fine dell’Ottocento; taffetas lionesi del Settecento in cui la medesima tecnica, chiamata in Francia chiné a la branche, crea motivi floreali dai delicati colori molto in voga alla corte di Maria Antonietta; campioni di tessuto, oltre ad abiti provenienti da collezioni private, che rappresentano la produzione francese e italiana della fine dell’Ottocento e del Novecento. Lavoro di infinita pazienza manuale alle sue origini, interpretato in chiave industriale in Europa a partire dall’Ottocento, lo chiné é oggi vanto di alcune manifatture comasche che per l’occasione presteranno alla mostra tessuti stampati su ordito, realizzati negli ultimi decenni, per rispondere alle esigenze dell’alta moda internazionale. Alcuni filmati illustreranno al pubblico il procedimento di realizzazione dell’ikat, ancor oggi praticato a livello artigianale in alcuni paesi orientali».

Per informazioni tel. 031.3384976, e-mail info@fondazioneratti.org. [md, ecoinformazioni]

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